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	<title>GIARDINAGGIO MAGAZINE &#187; Guide verdi</title>
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	<description>GIARDINAGGIO - MACCHINE - PIANTE - NOTIZIE</description>
	<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:12:15 +0000</pubDate>
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		<title>2- Afidi, le regole fondamentali per combatterli (fitopatologia)</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 10:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<category><![CDATA[anti-parassitari]]></category>

		<category><![CDATA[insetti]]></category>

		<category><![CDATA[insetticida]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni amante del verde si confronta, dalla primavera all&#8217;autunno, con questi simpatici (?) animaletti. Se da un lato è vero che un giardino ricco di biodiversità contiene sicuramente anche qualche piccola colonia di afidi, quasi sempre la loro presenza è indesiderabile, sia per i danni che causano direttamente sia per gli altri parassiti che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4652" style="margin: 10px;" title="afidi-combattere-lotta" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/afidi-combattere-lotta-300x200.jpg" alt="afidi-combattere-lotta" width="300" height="200" />Ogni amante del verde si confronta, dalla primavera all&#8217;autunno, con questi simpatici (?) animaletti. Se da un lato è vero che un giardino ricco di biodiversità contiene sicuramente anche qualche piccola colonia di afidi, quasi sempre la loro presenza è indesiderabile, sia per i danni che causano direttamente sia per gli altri parassiti che la loro attività attira. Cerchiamo di fare il punto su come evitare di attirarli in giardino ed eventualmente su come allontanarli senza impiegare velenosi prodotti ch<span id="more-4654"></span>imici.</p>
<ul>
<li><strong>CONTROLLARE FREQUENTEMENTE</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Un controllo frequente permette di individuare le infestazioni per tempo. Intervenire su piccole infestazioni è più semplice che debellare migliaia di esemplari.</p>
<ul>
<li><strong>CONCIMARE CON PARSIMONIA</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Una eccessiva concimazione causa nella pianta la produzione eccessiva di sostanze desiderate dagli afidi, che captano i segnali chimici emessi da piante sovravegetate. Meglio troppo poco che troppo.</p>
<ul>
<li><strong>SPRUZZATE CON ACQUA</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Una bella spruzzata di buona vecchi H2O è in grado di togliere dalla pianta buona parte degli afidi, che di solito non sono in grado di risalire dalla pianta e vengono mangiati dalla fauna terricola.</p>
<ul>
<li><strong>RIMEDIO CASALINGO</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Spruzzate la zona infestata con acqua e una piccola quantità di sapone per i piatti, circa un cucchiaino da caffè per 5 litri. Questa soluzione permette di dissolvere la guaina protettiva di questi insetti, portandoli alla disidratazione in breve tempo. Ripulite la pianta con acqua dopo 2-3 giorni.</p>
<ul>
<li><strong>OCCHIO ALLE FORMICHE</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Le formiche sono solite &#8220;allevare&#8221; gli afidi al fine di nutrirsi del prodotto di scarto zuccherino che producono. Se limiterete la presenza di formiche, limiterete anche la presenza di afidi.</p>
<ul>
<li><strong>LA NATURA CI AIUTA</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Gli afidi sono il cibo preferito di molte specie di insetti. Tra i più voraci ci sono le coccinelle e le loro larve. Se trovate coccinelle in giardino, fate in modo di piazzarle in prossimità di piante infestate. Potete addirittura allevarle appositamente a questo scopo in barattoli di vetro, opportunamente areati, e nutrirle con popcorn (senza sale).</p>
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		</item>
		<item>
		<title>1- Le malattie delle piante (fitopatologia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/1-le-malattie-delle-piante-fitopatologia/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 17:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[malattie]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo articolo inizieremo a parlare di fitopatologia. Sarà un percorso piuttosto lungo, ma per noi giardinieri l&#8217;approccio a tale scienza è di cruciale importanza. L&#8217;obiettivo di questi numeri, è entrare in possesso delle nozioni base per capire quali sono i sintomi delle malattie che, più comunemente, colpiscono le nostre amiche piante.
Come avrete già intuito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-4577" style="margin: 10px;" title="fitopatologia" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/fitopatologia.jpg" alt="fitopatologia" width="300" height="200" />Con questo articolo inizieremo a parlare di fitopatologia. Sarà un percorso piuttosto lungo, ma per noi giardinieri l&#8217;approccio a tale scienza è di cruciale importanza. L&#8217;obiettivo di questi numeri, è entrare in possesso delle nozioni base per capire quali sono i sintomi delle malattie che, più comunemente, colpiscono le nostre amiche piante.</p>
<p style="text-align: justify;">Come avrete già intuito, la fitopatologia si occupa delle malattie delle piante, prodotte sia da organismi nocivi (malattie causate da <strong>fattori biotici</strong>) che da condizioni ambientali sfavorevoli (malattie causate da <strong>fattori abiotici</strong>).<span id="more-4547"></span> Basti pensare agli effetti negativi che l&#8217;inquinamento può produrre sui vegetali.. Da ciò si evince che non necessariamente i nemici delle piante sono dei parassiti. Ad esempio, il malefico gatto della vicina non trova alcun giovamento a fare la pipì sul nostro prato fresco di taglio, eppure.. Ma cosa si intende per &#8220;malattia&#8221;? Le malattie alterano la forma e/o le funzioni di un organismo, determinando sofferenza, stress e, in alcuni casi, la morte del soggetto colpito. Come per tutti gli altri esseri viventi, esistono malattie paragonabili al nostro raffreddore (ad esempio gli afidi) e altre più letali ( l&#8217;armillaria, per citarne una). E come per gli altri esseri viventi, la capacità di resistere o addirittura debellare un patogeno dipende in buona parte dallo stato di salute in cui la pianta versava prima dell&#8217;attacco del patogeno. A volte basta un raffreddore per uccidere un individuo. Viceversa, un soggetto forte può, in parte, superare malattie terribili. Di conseguenza, scegliere la pianta giusta, al posto giusto è la scelta vincente. Immaginate un rododendro piantumato in un terreno basico esposto ad ovest.. magari la pianta potrà sopravvivere e resistere in un ambiente così ostile, ma le sue fioriture saranno senz&#8217;altro meno generose del previsto. Inoltre, al primo attacco patogeno serio, potrebbe anche soccombere!</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di arrivare ad una diagnosi della malattia è necessario, ovviamente, interpretare i sintomi di malessere che essa manifesta. Di seguito un elenco dei <strong>sintomi </strong>più comuni:</p>
<ul>
<li>Colore anomalo delle<strong> foglie</strong>.</li>
<li><strong>Condizione idrica</strong> delle piante. Il terreno è asciutto, fresco oppure fradicio?</li>
<li><strong>Sviluppo degli organi vegetali anomalo</strong>. Con la microfillia si manifestano forme di nanismo per quanto riguarda le foglie, i rami, gli internodi o addirittura la pianta stessa. Anche la galla, accrescimento abnorme dei tessuti fogliari, è un segnale inequivocabile di un attacco parassitario.</li>
<li><strong>Morte improvvisa</strong> ed estesa di tessuti ed organi. Non basta un rametto secco per sospettare che una pianta sia ammalata!</li>
<li>Presenza di <strong>essudati</strong>. Sono sostanze che fuoriescono a seguito di attacchi parassitari oppure di condizioni climatiche poco favorevoli per la pianta.</li>
<li>Presenza di <strong>ferite</strong>, come gli spacchi da gelo, le scottature, lesioni di tipo infettivo (cancri). Le ferite possono essere causate dall&#8217;incuria dell&#8217;uomo. A parte il classico problema delle potature mal eseguite di cui non ci stancheremo mai di parlarvi, basta un manovra sbagliata con un furgone per devastare la corteccia di un albero!</li>
<li>Presenza di<strong> organi fungini</strong>, di <strong>piante parassite</strong>, escrementi o, più in generale, <strong>materiale derivato dall&#8217;azione di insetti</strong> e altri animali. La melata (sostanza zuccherina) è prodotta da alcuni insetti che suggono la linfa dagli organismi vegetali.</li>
<li><strong>Erosioni degli organi verdi</strong>, gallerie (&#8221;mine&#8221;) nelle foglie, ma anche nelle zone legnose. E&#8217; il segno inequivocabile dell&#8217;attacco di un insetto &#8220;minatore&#8221;.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Tenete conto che l&#8217;individuazione di un agente patogeno richiede studio, applicazione e, in certi casi, tanta esperienza sul campo. Le alterazioni del colore delle foglie può, ad esempio, essere attribuito a diverse cause. Per maggiori approfondimenti al riguardo date un&#8217;occhiata ai numeri che riguardano i <a href="http://www.gmag.it/generale/5-elementi-nutritivi-presenti-nel-terreno-i-macroelementi/">macroelementi</a> e i <a href="http://www.gmag.it/generale/6-elementi-presenti-nel-terreno-i-microelementi/">microelementi</a> minerali. Nel caso in cui l&#8217;individuazione della malattia sia fuori dalla nostra portata, è meglio affidarsi ad un esperto fitapatologo e/o ad un laboratorio. E&#8217; necessario compiere un corretto campionamento da consegnare a chi di dovere. Se l&#8217;alterazione interessa la chioma, prelevate sia campioni sani che malati. Se ci troviamo di fronte ad un attacco fungino che ha colpito tessuti legnosi, prelevate il campione dove è presente sia il legno sano che malato. Infine, se la malattia è causata dall&#8217;azione di insetti, prelevatene, se possibile, escrementi o altre tracce.</p>
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		<title>10 - Le lavorazioni di preparazione del terreno (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/10-le-lavorazioni-di-preparazione-del-terreno-agronomia/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 10:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi parleremo delle lavorazioni di preparazione che riguardano il suolo in fase di presemina o preimpianto. Tramite attrezzi e/o macchinari si effettuano manipolazioni meccaniche del terreno. Il fine è creare oppure ripristinare la struttura del suolo, rendendolo così adatto ad ospitare le colture che andremo a seminare o impiantare. Grazia a tali operazioni si migliorano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4398" style="margin: 10px; border: 0pt none;" title="erpice-lavorazione1" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/erpice-lavorazione1-300x224.jpg" alt="erpice-lavorazione1" width="300" height="224" />Oggi parleremo delle lavorazioni di preparazione che riguardano il suolo in fase di presemina o preimpianto. Tramite attrezzi e/o macchinari si effettuano manipolazioni meccaniche del terreno. Il fine è creare oppure ripristinare la struttura del suolo, rendendolo così adatto ad ospitare le colture che andremo a seminare o impiantare. Grazia a tali operazioni si migliorano, quindi, le proprietà fisico - meccaniche, chimiche e biologiche del terreno. Nel caso dei terreni sciolti (con forti percentuali di sabbia), con le lavorazioni si migliorare la capacità di immagazzinare acqua di questo tipo di suolo. Sappiamo, infatti, che il problema tipico dei suoli sabbiosi consiste proprio nella scarsa capacità di trattenere acqua ed elementi minerali. Di conseguenza, durante la lavorazione si procede alla somministrazione di una certa quantità di fertilizzanti. Anche i terreni argillosi richiedono manipolazioni meccaniche preliminari, atte a limitarne l&#8217;alto grado di compattamento. Ma, quali sono le lavorazioni di preparazione del suolo, cosa servono nello specifico, con quali attrezzi e macchinari si eseguono?<span id="more-4389"></span></p>
<ol>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Aratura.</strong> Con l&#8217;evoluzione della tecnologia umana, anche i macchinari e gli strumenti per arare sono profondamente cambiati, aumentando la velocità di esecuzione dei lavori. L&#8217;agricoltura è così diventata, per alcuni aspetti, molto simile ad una industria produttrice di automobili, in cui le operazioni sono efficienti e serializzate. Tuttavia, il concetto di aratura rimane,  sempre lo stesso. L&#8217;aratro compie, infatti, due tagli; uno orizzontale (eseguito dal vomere) e uno verticale (eseguito dal coltello). Il blocco ottenuto dai due tagli scorre sul versoio, che solleva e ribalta la fetta di terreno. Per evitare che il blocco ribaltato formi una suola di lavorazione, si utilizzano appositi ripuntatori che, agendo ad una profondità maggiore rispetto all&#8217;aratro, determina la rottura della suola, rendendo così possibile lo sgrondo dell&#8217;acqua. Ovviamente, la ripuntatura risulta assolutamente necessaria nel caso in cui stiamo lavorando terreni argillosi.  Esistono diverse tipologie di aratura, in base alla profondità in cui agisce l&#8217;aratro: può essere superficiale se il terreno viene lavorato fino a 20-30 cm di profondità, media (tra i 30 e i 40 cm) o anche profonda (tra i 40 e i 60 cm).<br />
</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Scasso. </strong>In casi eccezionali vengono eseguite arature a profondità maggiori (tra gli 80 e i 150 cm); tali arature vengono, ad esempio, compiute prima di impiantare un arboreto, tramite attrezzo a lama molto profonda ed avanzamento dle trattore alla velocità minima.</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Erpicatura.</strong> Si svolge con l&#8217;ausilio di un erpice, macchinario che può essere a lame, a denti o a dischi rotanti. Il suo scopo è rompere le zolle di grandi dimensioni lasciate dall&#8217;aratro, al fine di rendere il suolo pronto per la semina.<br />
</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Fresatura e zappettatura.</strong> Nel giardinaggio, la fresatura e la zappettatura  sostituiscono l&#8217;aratura utilizzata in campo agricolo. Tuttavia, il principio è sempre lo stesso; un taglio verticale, uno orizzontale e il ribaltamento della zolla. Con diversi passaggi di motozappa eseguiti sempre alla stessa profondità, si riesce a spaccare e affinare la terra, in modo del tutto analogo ai ripuntatori e agli erpici.<br />
</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Vangatura meccanica</strong> Sono macchine che simulano il lavoro di una semplice vanga manuale. Permettono un certo grado di interramento delle concimazioni. Sono piuttosto interessanti nei lavori di giardinaggio perchè, non avendo grandi dimensioni, non creano alcuna suola di lavorazione; si possono usare anche con terreni umidi e argillosi. </span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>Rullatura</strong>. Il rullo è di ferro oppure cemento. Si rulla dopo aver compiuto una delle operazioni precedenti (aratura,fresatura,vangatura) per sminuzzare in modo grossolano le zolle, oppure per far aderire i semi nel terreno. La rullatura si utilizza, inoltre, nella manutenzione dei prati ornamentali per far accestire meglio il prato, migliorando il contatto delle radici col terreno e garantendo una superficie piatta ed elegante.<br />
</span></li>
</ol>
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		<title>9- I fertilizzanti organici di origine animale (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/9-i-fertilizzanti-organici-di-origine-animale-agronomia/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 18:17:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<category><![CDATA[concimi&fertilizzanti]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua la rassegna dei fertilizzanti più diffusi sul mercato. In questo numero, vi parleremo dei fertilizzanti organici di origine animale. Ovviamente, in base ai diversi contesti esistono prodotti più o meno adatti. Vi farete guidare dalla vostra esperienza o, in caso di difficoltà, consigliare da personale qualificato. In ogni caso, non esiste il prodotto &#8220;miracoloso&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-4298" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="fertilizzanti-organici" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/fertilizzanti-organici.jpg" alt="" width="250" height="226" />Continua la rassegna dei fertilizzanti più diffusi sul mercato. In questo numero, vi parleremo dei fertilizzanti organici di origine animale. Ovviamente, in base ai diversi contesti esistono prodotti più o meno adatti. Vi farete guidare dalla vostra esperienza o, in caso di difficoltà, consigliare da personale qualificato. In ogni caso, non esiste il prodotto &#8220;miracoloso&#8221;, in grado di risolvere tutti i problemi delle piante. Come non ci stancheremo mai di ripetere, la salute e il rigoglio vegetativo dipendono da 3 fattori molto più importanti: esposizione, terreno, irrigazione.. I fertilizzanti possono essere, quindi, considerati come una sorta di &#8220;ciliegina sulla torta&#8221; del bravo giardiniere!</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4175"></span></p>
<ol>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Letame</span></strong>. La capacità fertilizzante dei diversi tipi di letame dipende da almeno tre fattori. Innanzitutto, un letame più maturo è anche più fertile. La fertilità dipende, inoltre, dall&#8217;apporto di sostanze nutritive e sostanza organica che il letame è in grado di rilasciare nel terreno. Infine, si deve tenere conto dell&#8217;attività dei microrganismi contenuti nel letame. Bisogna, inoltre, considerare che, in base alla quantità di sostanze organiche contenute nel letame, cambiano le dosi da somministrare, variabili dai 200 quintali per ettaro, fino a un massimo di 600/800 quintali per ettaro. Esistono, poi, delle differenze tra letami di origine animale diversa.  Il letame equino ed ovino è asciutto e possiede un elevato contenuto di sostanze organiche. Il letame suino è maggiormente acquoso e relativamente povero, tanto che non viene solitamente utilizzato nel settore del verde ornamentale. Il <strong>letame bovino</strong> possiede valori e caratteristiche intermedie. L&#8217;inconveniente di questi fertilizzanti organici è, naturalmente, costituito dal cattivo odore. Per fortuna esiste lo stallatico lavorato industrialmente, che si presenta in polvere o in granuli (pellet).</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Pollina</span></strong>. E&#8217; costituito da letame di <strong>avicoli</strong>, generalmente pollame, allevati spesso industrialmente.  Viene considerato un concime ad <strong>azione rapida</strong>. Contiene elevate dosi di <strong>azoto</strong>, buona dotazione di potassio, fosforo, calcio e microelementi, basso contenuto di microrganismi e di umidità (12-16%), <strong>sostanza organica</strong> intorno al 65-85%. Ha, inoltre, un <strong>pH neutro</strong>. La pollina viene distribuita in presemina o in fase di copertura, avendo premura di interrarla leggermente. E&#8217; un prodotto venduto in polvere o in forma pellettata.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Sangue essiccato</span>. </strong>Contiene elevate dosi di <strong>azoto</strong> (11-13%) ed è considerato uno dei migliori fertilizzanti azotati a <strong>pronto effetto</strong>, dimostrando un&#8217;elevata sicurezza d&#8217;impiego. Ha un pH <strong>leggermente acido</strong> (6) e contiene  il 70 % circa di <strong>sostanza organica</strong>. A causa della sua veloce mineralizzazione, è consigliabile somministrarlo in dosi ridotte. Anch&#8217;esso deve essere interrato leggermente.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Cornunghia</span></strong>. Come è facilmente intuibile, proviene dalla macerazione di corna e unghia animali. Ad elevatissimo tenore di <strong>azoto</strong> (13 - 14%), è un fertilizzante a <strong>lenta cessione</strong>, dato che inizia a decomporsi un anno dopo dalla somministrazione.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Sottoprodotti di macellazione</span>. </strong>Tra questi ricordiamo ossa, pelli e grassi che vengono tritati e, successivamente, sterilizzati a temperature di 130° C. Contiene basse percentuali di azoto, fosforo e potassio (3-5 %), una discreta dotazione di sostanza organica (30-50%), un&#8217;umidità intorno al 15-30 % ed un&#8217;elevata <strong>carica microbica</strong>. Ha un <strong>pH neutro</strong>. Può essere utilizzato in fase di presemina ed impianto.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Sottoprodotti della concia delle pelli</span>. </strong>Sono molto ricchi di <strong>sostanza organica</strong> (70%), <strong>azoto</strong> (10-13%) e <strong>umidità</strong> (20-50%). Hanno due inconvenienti; presentano quantità massicce di metalli pesanti ed è sconsigliabile somministrarli a diretto contatto con le radici, onde evitare una loro &#8220;bruciatura&#8221;. Distribuiteli in copertura e mai in presemina o impianto.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Farina di pesce</span></strong>. Derivante dalla lavorazione dei sottoprodotti della pesca associati a scarti vegetali e a dolomite magnesiaca. La farina di pesce contiene parecchi <strong>microelementi</strong> e <strong>sostanze proteiche</strong> ad elevata degradabilità, numerosi oligoelementi, dosi ridotte di azoto (3%), fosforo (4%), magnesio (7%), calcio (8%), zolfo (4%) e un<strong> pH neutro</strong>. Viene utilizzata per la concimazione di fondo o in copertura e deve essere sempre leggermente interrata.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Guano</span></strong>. Sono gli escrementi degli uccelli marini del Cile, Perù, Terranova, Antartide. Contiene il 7-20% di azoto, 2-3 % di potassio, 10-30% di fosfati e il 30-50% di <strong>sostanza organica</strong>. Ottimo in copertura, è un concime a <strong>medio effetto</strong> (3-4 mesi dalla somministrazione). E&#8217; un prodotto abbastanza raro da trovare, a causa dell&#8217;esaurimento dei giacimenti. In Italia, il guano di pinguino viene commercializzato dalla <a href="http://www.sementidotto.it/Prodotti/sotto_terr/optimus_guano.html">Sementi Dotto</a>.</li>
</ol>
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		<title>8- I fertilizzanti organici di origine vegetale (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/i-fertilizzanti-organici-di-origine-vegetale/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 15:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il  compost è senza dubbio, il fertilizzante organico vegetale più noto. Pur avendone già parlato nel precedente articolo di Guide Verdi, non pensiate che l&#8217;argomento sia chiuso. Aspettatevi un numero in cui approfondiremo le tecniche per ottenere un compost degno di questo nome! Oltre al compost esistono, tuttavia, altri importanti fertilizzanti vegetali. Di seguito troverete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4178" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="leonardite" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/leonardite-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></span></strong></span><span style="font-size: small;">Il  <strong>compost </strong>è<strong> </strong>senza dubbio, il fertilizzante organico vegetale più noto.<strong> </strong>Pur avendone già parlato nel <a href="http://www.gmag.it/generale/9-lhumus-funzioni-e-tipologie/#more-4094">precedente articolo di Guide Verdi</a>, non pensiate che l&#8217;argomento sia chiuso. Aspettatevi un numero in cui approfondiremo le tecniche per ottenere un compost degno di questo nome! Oltre al compost esistono, tuttavia, altri importanti fertilizzanti vegetali. Di seguito troverete un elenco dei più diffusi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3801"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<ol>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Panello di ricino</span>. </strong>Deriva dall&#8217;olio di ricino.  La ricina può risultare fitotossica; per evitare la bruciatura delle radici, rispettate sempre i dosaggi consigliati dal vostro garden center di fiducia! Il pannello di ricino viene impiegato anche come <strong>geodisinfestante</strong>, eliminando tutti gli organismi pericolosi o comunque non desiderati che potrebbero trovarsi nel terreno (insetti terricoli, nematodi, funghi parassiti, malerbe,etc). <em>Composizione</em>: 75-80%  sostanza organica, 6-7% azoto, 11%  acqua.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Sottoprodotti agroindustriali</span>. </strong>Derivano dalla lavorazione dell&#8217;uva e delle olive.  Il più delle volte, sono venduti sotto forma granulare; in questo caso si utilizzano per la <a href="http://www.gmag.it/generale/8-la-fertilizzazione-dei-terreni/#more-3785">concimazione di fondo</a>. <em>Composizione</em>:  sostanza organica superiore all&#8217; 80%, pH neutro, umidità inferiore al 30%.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Substrati fungini</span>. </strong>Provengono dagli scarti fungini utilizzati per la produzione di antibiotici. Il prodotto si presenta essiccato ed una sola controindicazione: il <strong>costo piuttosto elevato</strong>. <em>Composizione</em>: 70% sostanza organica, 4%  acqua, 7%  azoto, ricca dotazione di fosforo, potassio e microelementi, pH 5-6.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Sottoprodotti della fabbricazione di lieviti</span>. </strong>Liquidi o granulari, sono <strong>stimolatori dell&#8217;attività microbica</strong> del suolo. Vengono utilizzati durante le lavorazioni invernali del terreno. <em>Composizione</em>: 60% sostanza organica, 4% azoto, 8% potassio, microelementi vari, carenza di fosforo, pH neutro.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Melassa di bietola (borlanda fluida)</span>. </strong>Disponibile in forma liquida o granulare, deriva dagli scarti di lavorazione della barbabietola. Si utilizza come concime d&#8217;impianto oppure come fertirrigante diluito in 50% d&#8217;acqua. <em>Composizione</em>: 60% sostanza organica, 3% azoto, 11% potassio, microelementi abbondanti, pH leggermente acido, carenza di fosforo. L&#8217;alto tenore di potassio <strong>aumenta la resistenza delle piante ai freddi gelidi</strong>.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Alghe marine</span>. </strong>Si utilizzano soprattutto le alghe brune delle coste europee che si affacciano sull&#8217;Atlantico. Assorbendo per osmosi elementi minerali presenti nei mari, le alghe assumono una <strong>funzione rimineralizzante sui suoli e sui tessuti delle piante</strong>. Si acquistano in polveri solubili in acqua. <em>Composizione: </em>macro e microelementi, ormoni vegetali che stimolano la crescita delle diverse componenti vegetali (apparato radicale, chioma, fiori e frutti).</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Litotamnio</span>.</strong> Il prodotto si ottiene dalla macinazione di un&#8217;alga corallina proveniente dai mari della Bretagna (Francia del Nord). In modo del tutto analogo alle altre alghe, il litotamnio viene impiegato sulle colture come <strong>biostimolante</strong>. Viene somministrato attraverso la fertirrigazione. Se associato allo zolfo e/o betonite, diventa un nuovo prodotto; il NAB. Questi è, al contempo, un fertilizzante e un antiparassitario (funghi e insetti dannosi) e determina un effetto indurente sui tessuti vegetali. <em>Composizione: </em>4% sostanza organica, altri macroelementi e microelementi presenti, numerosi ormoni crescita.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Leonardite</span>. </strong>E&#8217; un composto fossile proveniente dal Nord America, formatosi grazie a fenomeni di umificazione naturale riguardanti estese foreste. Il processo che porta alla formazione della leonardite dura centinaia di milioni di anni. Il prodotto può essere somministrato allo stato puro, oppure in associazione alle alghe brune. <em>Composizione: </em>presenza massiccia di acidi humici. Riesce a  stimolare/migliorare diversi fattori; <strong>attività microbica del terreno</strong>, la <strong>capacità di assorbimento delle radici</strong>, le caratteristiche fisico-chimiche del terreno. Da questo punto di vista, la leonardite viene considerata un <strong><a href="http://www.gmag.it/generale/8-la-fertilizzazione-dei-terreni/#more-3785">ammendante</a>. </strong></li>
<li style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Macerati di piante spontanee ed officinali</span>. </strong>Vengono macerate soprattutto le seguenti essenze; ortica, rosmarino, leguminose (<em>Robinia pseudoacacia</em>, <em>Ginestra</em>, etc), sambuco, felci, rovi. Tutti questi macerati producono un <strong>effetto biostimolante</strong> sulle piante, favorendone la <strong>resistenza alle avversità climatiche e agli attacchi patogeni</strong>. Possono essere somministrati sia per via fogliare, sia per via radicale.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>7- L&#8217;humus; funzioni e tipologie (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/9-lhumus-funzioni-e-tipologie/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/generale/9-lhumus-funzioni-e-tipologie/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 17:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[concimi&fertilizzanti]]></category>

		<category><![CDATA[terreno]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordiamo che un terreno, per essere fertile, deve essere vivo, cioè ricco di microrganisimi: batteri, funghi, insetti terricoli e lombrichi. Questi esseri viventi si nutrono attraverso la disgregazione della sostanza organica, decomposta prima in humus e, successivamente, in elementi minerali assimilabili dagli organismi vegetali. Grazie alla sostanza humificata, le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4109" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="humus" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/humus-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" />Ricordiamo che un <strong><span style="text-decoration: underline;">terreno, per essere fertile, deve essere vivo, cioè ricco di microrganisimi</span></strong>: batteri, funghi, insetti terricoli e lombrichi. Questi esseri viventi si nutrono attraverso la disgregazione della sostanza organica, decomposta prima in humus e, successivamente, in elementi minerali assimilabili dagli organismi vegetali. <strong><span style="text-decoration: underline;">Grazie alla sostanza humificata, le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche dei terreni, risultano ottimizzate</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4094"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, l&#8217;humus assolve diverse funzioni, di primaria importanza per le piante:</p>
<ul>
<li>favorisce la struttura del terreno;</li>
<li style="text-align: justify;">blocca il dilavamento delle sostanze nutritive, mettendole a disposizione delle piante in funzione delle loro reali esigenze;</li>
<li>influenza positivamente l&#8217; assimibilità del fosforo e dei microelementi;</li>
<li>stimola il proliferarsi dei microrganismi presenti nel terreno:</li>
<li>fa da tampone ad eventuali variazioni di pH;</li>
<li style="text-align: justify;">influenza direttamente la crescita delle piante, stimolandone la produzione di proteine e l&#8217;assorbimento/trasporto di alcuni microelementi all&#8217;interno dei vasi linfatici;</li>
<li style="text-align: justify;">favorisce la germinazione dei semi, lo sviluppo radicale, la fotosintesi clorofilliana, l&#8217;assorbimento di azoto in condizioni di carenza di questo importante macroelemento e la produzione di azotofissatori nelle leguminose.</li>
</ul>
<p>Inoltre:</p>
<ul>
<li>Nei terreni sabbiosi; eleva la capacità di trattenere l&#8217;acqua ed aumenta l&#8217;aggregabilità/stabilità delle particelle.</li>
<li>Nei terreni limosi; riduce notevolmente la formazione di crostoni superficiali.</li>
<li>Nei terreni argillosi; riduce i fenomeni di rigonfiamento e crepacciamento.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">La sostanza organica (o humus) può derivare dalla biomassa che si è decomposta nel giardino, oppure da apposite zone adibite alla raccolta (le compostiere o aree compost). Inoltre, come vedremo nei prossimi numeri di &#8220;Guide verdi&#8221;, esistono in commercio diversi fertilizzanti organici (di origine vegetale o animale) che, secondo le necessità dei terreni, possono essere somministrate nei nostri giardini. Le nuove tendenze bio-naturalistiche, preferiscono privilegiare l&#8217;apporto di fertilizzanti organici, limitando al minimo indispensabile, l&#8217;utilizzo di fertilizzanti chimici. Sappiate che, la <strong><span style="text-decoration: underline;">presenza di porzione significative di humus nei terreni, fa sì che i fertilizzanti chimici somministrati, vengano assimilati in modo più equilibrato dalle piante e secondo tempi idonei (più lunghi).</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Tipologie humus</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span>In generale si tende a distinguere due grandi tipologie di humus, in base alla sua origine. All&#8217;interno di questa principale distinzione, sono poi compresi ulteriori sottogruppi:</p>
<ol>
<li><strong><span style="text-decoration: underline;">Sostanza organica evoluta in ambienti sommersi o ristagnanti</span></strong>:
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Torba.</strong> Si forma in condizioni di sommersione permanente. All&#8217;incirca, il 60 % delle zone umide della terra, sono costituite da depositi di torba. In generale, la torba è una sostanza organica poco attiva, la cui attività biologica è basata su batteri anaerobi. A seconda delle caratteristiche dell&#8217;acqua in cui il terreno si trova a contatto, si formano torbe con proprietà chimiche differenti; la <strong>torba neutra </strong>(pH 7-7,5 e rapporto C/N medio-alto) e la <strong>torba acida</strong> (pH &lt; 4 con rapporto C/N molto alto). Inoltre, in base al grado di maturazione, si distinguono la <strong>torba giovane</strong> (molto chiara), la <strong>torba bionda</strong>, la <strong>torba bruna</strong> e, infine, la <strong>torba nera</strong> che, tra tutte, è la più decomposta. In commercio, si trovano inoltre, la <strong>torba per acidofile</strong> con un pH acido (4,5 - 5,5) e ricca di elementi minerali e la <strong>torba bionda acida di sfagno</strong>, con un pH ancora più basso (3 - 3,5) e praticamente priva di azoto e sali minerali. Quest&#8217;ultimo, è il terriccio ideale per le piante carnivore.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Anmoor.</strong> Si forma in suoli forestali, soggetti a ristagno/sommersioni periodiche. Anche in questo caso le proprietà chimiche dipendono dalle caratteristiche dell&#8217;acqua. In generale, il rapporto C/N è abbastanza alto. L&#8217;attività biologica si realizza attraverso gli animali terricoli stagionali e sui batteri. In base alle condizioni di umidità, si alternano batteri aerobi a batteri anaerobi.</li>
</ul>
</li>
<li><strong><span style="text-decoration: underline;">Sostanza organica evoluta in ambienti areati</span></strong>:
<ol>
<li>Suoli forestali:
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Mor</strong>. Deriva dalle lettiere di foreste di aghifoglie (ambienti freddi e piovosi), in cui avviene una reazione fortemente acida e si ha un  rapporto C/N (carbonio, azoto) elevato. L&#8217;attività biologica è piuttosto modesta. Gli organismi che vivono in queste terre sono soprattutto acari e funghi.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Moder.</strong> Si forma in lettiere di foreste di latifoglie (ambienti freddi e piovosi), in cui si verifica una reazione marcatamente acida. Il rapporto C/N è medio alto. L&#8217;attività biologica è contraddistinta soprattutto da artropodi e funghi.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Mull forestale</strong>. Questo tipo di humus deriva da suoli (non calcarei, con buone dotazioni di calcio) boschivi di latifoglie, dove non si formano lettiere di foglie. In questo caso, la reazione è acida e il  rapporto C/N medio alto.</li>
</ul>
</li>
<li>Suoli non forestali (suoli agricoli, praterie, etc):
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Mull calcico</strong>. Anche in questo caso la lettiera è assente. Il suolo è calcareo, soggetto a forti variazioni stagionali dei tassi di umidità, dove si ha una vegetazione essenzialmente erbacea. Il pH del terreno tende ad essere neutro o basico, con un rapporto  C/N equilibrato.</li>
</ul>
</li>
</ol>
</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Il <strong><span style="text-decoration: underline;">mull si forma sempre nelle condizioni ottimali di fertilità</span></strong>. In generale si ha una forte attività biologica (lombrichi, artropodi, batteri, funghi).</p>
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		</item>
		<item>
		<title>6- La fertilizzazione dei terreni (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/8-la-fertilizzazione-dei-terreni/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/generale/8-la-fertilizzazione-dei-terreni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 15:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[concimi&fertilizzanti]]></category>

		<category><![CDATA[fiori]]></category>

		<category><![CDATA[terreno]]></category>

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		<description><![CDATA[Per sfoggiare un balcone con petunie (surfinie) rigogliose come nella foto accanto, dovrete, per forza di cose, soddisfarne le esigenze fondamentali di esposizione, irrigazione e, naturalmente, assicuravi che il terreno sia fertile e adatto a sostenere il loro sviluppo. Ma cosa sono i fertilizzanti? In poche parole, i fertilizzanti racchiudono l&#8217;insieme dei prodotti specifici che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3808" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="fertilizzanti" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/fertilizzanti-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Per sfoggiare un balcone con petunie (surfinie) rigogliose come nella foto accanto, dovrete, per forza di cose, soddisfarne le esigenze fondamentali di esposizione, irrigazione e, naturalmente, assicuravi che il terreno sia fertile e adatto a sostenere il loro sviluppo. Ma cosa sono i fertilizzanti? In poche parole, i <span style="text-decoration: underline;"><strong>fertilizzanti racchiudono l&#8217;insieme dei prodotti specifici che, attraverso un&#8217; attenta ed accurata somministrazione, tendono a migliorare le caratteristiche dei terreni</strong></span>. <span id="more-3785"></span>I fertilizzanti si distinguono 3 grandi gruppi; gli<strong> ammendanti</strong>, i <strong>concimi</strong> ed i <strong>correttivi </strong> (sostanze che trasformano la reazione del terreno). Questi ultimi sono stati già trattati esaustivamente nell&#8217;<a href="http://www.gmag.it/generale/4-lacidita-del-terreno-ph/">articolo di Guide verdi che riguarda l&#8217;acidità del terreno</a>. In realtà, la distinzione nei tre gruppi (ammendanti, concimi, correttivi) non deve essere letta rigidamente. Infatti, la concimazione può assolvere, secondariamente, funzioni ammendanti e/o correttive.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Effetto ammendante della concimazione</strong></span>. La concimazione organica avviene, solitamente, in grandi  quantitativi (decine/centinaia quintali per ettaro). In questo caso il concime organico assolve anche una funzione ammendante.  Al contrario, i concimi minerali assumono una funzione ammendante nel caso in cui si somministrano concimi chimici ricchi di calcio nei suoli acidi carenti di sostanza organica. Tuttavia, la somministrazione di concimi minerali è sempre ridotta ( pochi quintali per ettaro). Da ciò consegue che la funzione ammendante dei concimi chimici è sempre blanda e temporanea.</li>
</ul>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Effetto correttivo della concimazione.</strong></span> Si può ottenere con una concimazione minerale, utilizzando concimi acidi o basici. Tuttavia, dato l&#8217;elevato potere tampone del terreno e le quantità limitate di concimi minerali somministrati, l&#8217;effettivo correttivo è limitato e temporaneo. Si possono ottenere risultati significativi solo se si effettua per parecchi anni la concimazione utilizzando sempre gli stessi prodotti.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Un caso molto interessante che dimostra come i confini tra concimi, ammendanti e correttivi sia, a volte, molto sottile, è rappresentato dalla <strong>calce agricola</strong>. Tale sostanza contiene ossido di calcio e ossido di magnesio. Quindi la calce è un concime (calcio e magnesio sono macroelementi), un correttivo (l&#8217;idrossido di calcio innalza i valori di pH) e un ammendante (calcio e magnesio migliorano lo stato strutturale del terreno).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">Ammendanti</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli <span style="text-decoration: underline;"><strong>ammendanti migliorano le caratteristiche fisiche del terreno</strong></span>. In realtà ne abbiamo già parlato ampliamente nell&#8217;articolo che riguarda la  <a href="http://www.gmag.it/generale/2-guide-verdi-la-tessitura-e-la-classificazione-dei-suoli/#more-2182">tessitura e della classificazione dei suoli</a>! Se vi ricordate bene, la sabbia migliora le caratteristiche fisiche di un suolo argilloso. Viceversa, l&#8217;argilla tende a migliorare i suoli sabbiosi. Quindi sia la <strong>sabbia</strong> che l<strong>&#8216;argilla</strong>, possono essere considerati degli ammendanti! Anche la <strong>sostanza organica</strong> può migliorare la struttura fisica di un terreno. Tra le sostanze organiche utilizzate come ammendanti, ricordiamo:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">La <strong>torba</strong> che deriva dalla decomposizione di sostanza organica negli ambienti, come i fondali degli stagni, in cui non c&#8217;è ossigeno. Vi consigliamo di usare <strong>torba di sfagno</strong>. Esistono, infatti, due tipologie di torbe; la torba bionda di sfagno con pH 3,5 e la torba bruna con pH &gt; 3,5.</li>
<li style="text-align: justify;">Gli estratti di <strong>acidi umici</strong>. Tra questi la <strong>leonardite</strong> è uno dei più noti. Essa contiene circa il 60-70% di sostanza organica ed è ad alto tenore di acidi umici.</li>
<li style="text-align: justify;">La <strong>silice colloidale</strong>, oltre ad essere una sostanza ammendante, tampona valori di pH anomali e migliora le riserve idriche del terreno. E&#8217; venduta in diversi formulati ed agisce sempre in presenza d&#8217;acqua.</li>
</ol>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Concimazione</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dalla definizione. Per concimazione si intendono tutte quelle <span style="text-decoration: underline;"><strong>pratiche che, attraverso la somministrazione di sostanze minerali, tendono a modificare le caratteristiche chimiche del terreno con la finalità di soddisfare il fabbisogno nutrizionale delle piante</strong></span>. Concimare correttamente è una delle operazioni più complesse del giardinaggio. Infatti, in una stessa area, si possono trovare piante con necessità di elementi minerali (macro e microelementi) a volte diverse. Inoltre le essenze vegetali possono vivere in competizione reciproca. Il classico esempio è rappresentato, ad esempio, dalla competizione che sussiste tra specie arboree e graminacee da prato. Inoltre, come abbiamo avuto modo di constatare  negli articoli riguardanti i macroelementi e i microelementi, ogni elemento assolve una specifica funzione (espansione chioma, radici, fruttificazione, fioritura, etc.). Ne consegue che, ogni singola pianta ha un proprio particolare fabbisogno di elementi. Altro fattore da considerare è l&#8217;influenza delle  stagioni sui fabbisogni delle piante . Ad esempio, se la nostra pianta fiorisce in primavera, potremo decidere di somministrare nel terreno un concime in cui il potassio sia presente in quantità maggiori rispetto agli altri elementi minerali.</p>
<p style="text-align: justify;">La concimazione avviene in due fasi:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Concimazione di fondo</strong>, che avviene  prima della piantumazione di nuove specie vegetali in giardino. In questo modo si costuisce  o si rinnova la riserva di elementi nei più profondi strati della prima fascia di terreno (fino a 40-60 cm), comunque raggiungibili dalle radici delle piante. Contemporaneamente si migliorano le caratteristiche fisiche del terreno e, se necessario, si modifica il valore del pH tramite correttivi. Come abbiamo già accennato, la sostanza organica svolge egregiamente una funzione concimante e ammendante.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Concimazione periodica</strong> con cui si apportano elementi che il terreno non ha più a sua disposizione.</li>
</ul>
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		</item>
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		<title>1- Impariamo a progettare il verde</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/impariamo-a-progettare-il-verde/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/generale/impariamo-a-progettare-il-verde/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 10:47:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[irrigazione]]></category>

		<category><![CDATA[piante resistenti]]></category>

		<category><![CDATA[prato]]></category>

		<category><![CDATA[progettazione&landscaping]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gmag.it/?p=3692</guid>
		<description><![CDATA[Come lavorano i progettisti di giardini? Vediamo un esempio concreto per apprendere alcuni aspetti basilari della progettazione.  In questo caso abbiamo un giardino di circa 45 mq, su un&#8217;area accessibile da un&#8217;unica porta finestra, con una discreta esposizione durante tutta la giornata.  Le richieste del cliente sono un giardino pulito e di facile manutenzione, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/progetto-giardino.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3690" style="margin: 10px;" title="progettazione-giardino" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/progettazione-giardino.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a>Come lavorano i progettisti di giardini? Vediamo un esempio concreto per apprendere alcuni aspetti basilari della progettazione.  In questo caso abbiamo un giardino di circa 45 mq, su un&#8217;area accessibile da un&#8217;unica porta finestra, con una discreta esposizione durante tutta la giornata.  Le richieste del cliente sono un giardino pulito e di facile manutenzione, con alcuni accenni al <strong>giardino feng-shui</strong> e al <strong>giardino orientale</strong>, con un&#8217;area di ristoro protetta da pergola ed una schermatura leggera dalla vista esterna.  Come approciarsi a queste richieste? Cominciamo con lo <strong>studio degli spazi</strong>. L&#8217;area ha evidentemente un punto di osservazione privilegiato dalla porta-finestra, e gran parte degli elementi dovrebbero essere visibili da questo luogo, con la presenza degli esemplari vegetali più alti verso il fondo, per creare profondità di campo.  La richiesta di una facile manutenzione impone però la presenza di pochi arbusti e alberi, con una prevalenza dell&#8217;area a prato rispetto a quella delle aiuole.  <span id="more-3692"></span>Il progettista ha in questo caso inserito una piccola fontana in bambù in prossimità del patio con tavolino, ed un percorso in pietra dalle forme sinuose, tipico del giardino orientale. La scelta delle piante è caduta su <strong>piante resistenti e rustiche</strong>: Falso gelsomino per la schermatura, Nandina firepower per gli arbusti bassi, Acero rosso e <em>Camelia sasanqua</em> per creare due accenti di colorazione simile nei due angoli più distanti del giardino. Per la piccola pergola, una copertura in edera variegata rossa, con l&#8217;aggiunta di felci nella zona della fontana in bambù.<img class="alignleft size-full wp-image-3689" style="margin: 10px;" title="impianto-irrigazione" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/impianto-irrigazione.jpg" alt="" width="235" height="467" /> Emerge immediatamente la scelta di privilegiare  soli <strong>2 colori dominanti</strong>, il verde ed il rosso che, visto lo spazio limitato, non appesantiscono la composizione generale.  Da notare inoltre la prevalenza di forme sinuose e curve morbide, tipiche dei giardini orientali, del tutto diversi dai dettami del giardino europeo, dominato spesso da geometrie definite, angoli retti ed elementi squadrati. Ogni elemento segue questi parametri, a partire dalla forma delle aiuole, fino alla scelta di pietre tondeggianti per il camminamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Come potete vedere nel disegno, l&#8217;impianto di irrigazione è suddiviso in due aree gestite da valvole, distribuite lungo il perimetro. Una terza valvola gestisce il rifornimento di acqua alla fontana. Vista la piccola dimensione dell&#8217;impianto, la scelta delle valvole è andata in favore della tipologia bistabile, azionabile con una semplice batteria a 9volt, con una centralina non collegata ai 220volt domestici. Questa scelta permette di garantire una <strong>maggior sicurezza</strong>, ma impone di cambiare la pila della centralina una volta all&#8217;anno.  Per impianti di piccole dimensioni si tratta della scelta migliore.</p>
<img src="http://www.gmag.it/?ak_action=api_record_view&id=3692&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gmag.it/generale/impariamo-a-progettare-il-verde/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>5- Elementi nutritivi presenti nel terreno: i microelementi (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/6-elementi-presenti-nel-terreno-i-microelementi/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/generale/6-elementi-presenti-nel-terreno-i-microelementi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 06:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[terreno]]></category>

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		<description><![CDATA[I microelementi, come i macroelementi, sono essenziali per la vita delle piante. Tuttavia non vengono assorbiti dalle piante in grandi quantità. Una loro eventuale carenza o eccesso nel terreno, provoca alcuni sintomi specifici.
 



 



1. Ferro (Fe): descrizione
Carenza ferro: sintomi/patologie
Eccesso ferro: sintomi/patologie









Questo microelemento serve alla pianta per costruire alcune molecole di cruciale importanza. Tra queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3387" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="clorosi-fogliare" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/clorosi-fogliare.jpg" alt="" width="290" height="300" />I microelementi, come i <a href="http://www.gmag.it/generale/5-elementi-nutritivi-presenti-nel-terreno-i-macroelementi/#more-3112">macroelementi</a>, sono essenziali per la vita delle piante. Tuttavia non vengono assorbiti dalle piante in grandi quantità. Una loro eventuale carenza o eccesso nel terreno, provoca alcuni sintomi specifici.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"><span id="more-3341"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;"> </span></p>
<table style="width: 640px;" border="1">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: medium;">1. Ferro (Fe): descrizione</span></strong></span></td>
<td><strong>Carenza ferro: sintomi/patologie</strong></td>
<td><strong>Eccesso ferro: sintomi/patologie<br />
</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>
<p style="text-align: justify;">Questo microelemento serve alla pianta per costruire alcune molecole di cruciale importanza. Tra queste la <strong>clorofilla</strong>, la cui costruzione è possibile anche grazie all&#8217;azoto e al magnesio. Purtroppo, il ferro è <strong><span style="text-decoration: underline;">difficilmente disponibile per le piante in natura</span></strong>, tanto che i sintomi derivati da una sua carenza, sono piuttosto diffusi.  Infatti, la solubilità del ferro varia a seconda dell&#8217;acidità (pH) del terreno; terreni basici e/o calcarei potrebbero determinare carenze di tale microelemento. In particolare, è probabile che piante acidofile messe a dimora in suoli neutri o basici, riscontrino carenze di ferro. Inoltre, l&#8217;eccesso di altri elementi, tra cui l&#8217;alluminio, può rendere ulteriormente difficoltoso l&#8217;assorbimento di ferro in tutte le piante.  Gli amanti delle ortensie, sanno che l&#8217;azzurro intenso dei fiori di ortensie deriva dalla somministrazione di prodotti specifici &#8220;azzurranti&#8221; che contengono in proporzioni idonee quantità di ferro, alluminio e altri microelementi.</p>
</td>
<td style="text-align: justify;">Clorosi fogliare che comincia sulle nervature delle foglie più giovani e poi si estende a tutta la chioma (VEDI FOTO).</td>
<td style="text-align: justify;">Fitossicità che determina morte della pianta dopo suo avvizzimento</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Gli steli sono corti e deboli</td>
<td style="text-align: justify;"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 640px;" border="1">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: medium;">2. Manganese (Mn): descrizione</span></strong></span></td>
<td><strong>Carenza manganese: sintomi/patologie</strong></td>
<td><strong>Eccesso manganese: sintomi/patologie</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; importante perchè collabora alla trasformazione dell&#8217;anidride carbonica in<strong> zuccheri</strong>. Può essere <span style="text-decoration: underline;"><strong>assorbito dalla pianta con difficoltà nei terreni basici ed eccessivamente sabbiosi</strong></span>.</p>
</td>
<td>Clorosi a &#8220;mosaico&#8221; (a chiazze o striature) e presenza punti necrotici sulla lamina fogliare (VEDI FOTO).</td>
<td style="text-align: left;">Non si registrano fenomeni significativi.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 640px;" border="1">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: left;"><span style="font-size: small;"> <strong><span style="font-size: medium;">3. Zinco (Zn): descrizione</span></strong></span></td>
<td><strong>Carenza zinco: sintomi/patologie </strong></td>
<td><strong>Eccesso zinco: sintomi/patologie </strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr style="text-align: justify;">
<td>
<p style="text-align: justify;">Lo zinco svolge parecchie funzioni metaboliche; sintetizza le <strong>auxine</strong>, ormoni responsabili dello sviluppo vegetale. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Nei terreni di tipo basico, si possono verificare carenze di zinco</strong></span>. Inoltre l&#8217;eccesso di fosforo può renderlo insolubile e, di conseguenza, non assorbibile dalle piante.</p>
</td>
<td style="text-align: justify;">Diffusione piccole aree necrotiche che comincia dalle zone internodali, con una sintomatologia più evidente sulle foglie vecchie (VEDI FOTO).</td>
<td style="text-align: left;">Non si registrano fenomeni significativi.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Clorosi sulle nervature foglie vecchie, particolarmente evidente sulle piante di pesco.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Deformazione margine fogliare.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Internodi generalmente più corti.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Crescita rallentata.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Apici diventano simili a rose, sintomatologia tipica di pero e melo.</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 640px;" border="1">
<tbody>
<tr>
<td><strong><span style="font-size: medium;">4. Rame (Cu): descrizione</span></strong></td>
<td><strong>Carenza rame: sintomi/patologie </strong></td>
<td><strong>Eccesso rame: sintomi/patologie </strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr style="text-align: justify;">
<td>Elemento importante per la <strong>fotosintesi</strong> e la <strong>respirazione</strong> degli organismi vegetali. I<span style="text-decoration: underline;"><strong>n natura è facilmente disponibile</strong></span>; è piuttosto raro che si determini una sua carenza. Possono capitare in conseguenza di eccessiva somministrazione di fosforo.</td>
<td style="text-align: left;">Appassimento apici vegetativi/foglie più giovani (VEDI FOTO).</td>
<td>Fitotossicità che determina morte della pianta dopo avvizzimento.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Foglie diventano verde scuro, in particolare quelle più giovani.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Arrotolamento e contorcimento foglie.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Aree necrotiche.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Raramente, la corteccia presenta lacerazioni e produce sostanze gommose.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>La pianta è in generale molto sofferente.</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 640px;" border="1">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: medium;"> 5. Boro (B): descrizione</span></strong></span></td>
<td><strong>Carenza boro: sintomi/patologie </strong></td>
<td><strong>Eccesso boro: sintomi/patologie </strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;">E&#8217; l&#8217;unico elemento di cui <span style="text-decoration: underline;"><strong>non si è compresa a fondo la funzione</strong></span>. Dato certo è la sua importanza per la crescita della pianta; per qualcuno stabilizza altri elementi.  Per altri, sarebbe responsabile, insieme ad altri elementi della formazione di radici, fiori e frutti. Il boro si trova in <span style="text-decoration: underline;"><strong>proporzioni molto esigue nei terreni</strong></span>. Pare che la sua disponibiltà venga ostacolata da eccessi di calcio. In ogni modo, le <span style="text-decoration: underline;"><strong>carenze di boro sono un fenomeno piuttosto raro</strong></span>.</td>
<td style="text-align: justify;">Foglie giovani dopo aver assunto una colorazione verde tenue, cadono precocemente (VEDI FOTO).</td>
<td style="text-align: left;">Non si registrano fenomeni significativi.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: justify;">Apici vegetativi diventano necrotici e molli.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: justify;">Le gemme arrestano il proprio sviluppo.</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 640px;" border="1">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: medium;">6. Molibdeno (Mo): descrizione</span></strong></span></td>
<td><strong>Carenza molibdeno: sintomi/patologie </strong></td>
<td><strong>Eccesso </strong><strong> molibdeno</strong><strong>: sintomi/patologie </strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; necessario per la crescita e lo sviluppo delle piante. E&#8217; l&#8217;elemento che in assoluto si trova in <strong>quantità minori nel terreno</strong>. Le <span style="text-decoration: underline;"><strong>uniche piante che utilizzano porzioni relativamente significative di molibdeno sono le leguminose</strong></span>.</p>
</td>
<td style="text-align: justify;">Clorosi diffusa (VEDI FOTO),</td>
<td style="text-align: left;">Non si registrano fenomeni significativi.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: justify;">Foglie appassiscono e si deformano.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: justify;">Foglie assumono colorazione bronzea (VEDI FOTO).</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: justify;">Pianta di dimensioni ridotte.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: justify;">Necrosi finale.</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 640px;" border="1">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: medium;">7. Cloro (Cl): descrizione</span></strong></span></td>
<td><strong>Carenza cloro: sintomi/patologie. </strong></td>
<td><strong>Eccesso </strong><strong>cloro</strong><strong>: sintomi/patologie. </strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr style="text-align: justify;">
<td>Avendo una carica negativa, serve come controparte nelle interazioni elettriche con il potassio ( a carica positiva). E&#8217; quasi sempre <strong>abbondante nei terreni</strong>.</td>
<td>Clorosi diffusa.</td>
<td>Molto abbondante nei suoli salini; provoca la morte delle piante che non amano il sale (alofobe).</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Appassimento foglie.</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Foglie assumono colorazione bronzea (VEDI FOTO).</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Necrosi finale.</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div id="attachment_3388" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3388 " title="clorosi-ferro" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/clorosi-ferro.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Clorosi ferro</p></div>
<div id="attachment_3382" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-3382 " title="carenza-manganese" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/carenza-manganese.jpg" alt="" width="280" height="262" /><p class="wp-caption-text">Carenza manganese</p></div>
<div id="attachment_3385" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-3385 " title="carenza-zinco" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/carenza-zinco-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Carenza zinco</p></div>
<div id="attachment_3384" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-3384 " title="carenza-rame" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/carenza-rame-300x278.jpg" alt="" width="300" height="278" /><p class="wp-caption-text">Carenza rame</p></div>
<div id="attachment_3374" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-3374 " title="carenza-boro" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/carenza-boro-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /><p class="wp-caption-text">Carenza boro</p></div>
<div id="attachment_3380" class="wp-caption alignleft" style="width: 285px"><img class="size-full wp-image-3380 " title="clorosi-molibdeno" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/clorosi-molibdeno.jpg" alt="" width="275" height="183" /><p class="wp-caption-text">Clorosi molibdeno</p></div>
<div id="attachment_3381" class="wp-caption aligncenter" style="width: 218px"><img class="size-full wp-image-3381 " title="carenza-cloro" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/carenza-cloro.jpg" alt="" width="208" height="214" /><p class="wp-caption-text">Carenza cloro</p></div>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl id="attachment_3381" class="wp-caption aligncenter" style="width: 218px;">
<dt class="wp-caption-dt"> </dt>
<p><span style="font-size: small;"><span style="line-height: 17px;"><br />
</span></span></p>
</dl>
</div>
<img src="http://www.gmag.it/?ak_action=api_record_view&id=3341&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>4- Elementi nutritivi presenti nel terreno; i macroelementi (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/5-elementi-nutritivi-presenti-nel-terreno-i-macroelementi/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/generale/5-elementi-nutritivi-presenti-nel-terreno-i-macroelementi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 11:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[ormoni]]></category>

		<category><![CDATA[terreno]]></category>

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		<description><![CDATA[
Come vi abbiamo già accennato nel secondo numero di &#8220;Guide verdi&#8221;, nel terreno le piante trovano alcuni elementi fondamentali per la propria sopravvivenza. Tali elementi  costituiscono i tessuti della pianta e/o attivano i processi vitali (crescita, riproduzione, difesa, etc). L&#8217;energia che permette alla pianta di utilizzare/trasformare gli elementi assorbiti dal terreno è, invece, ricavata dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3122  alignleft" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="clorosi-carenza-azoto" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/clorosi-carenza-azoto.jpg" alt="" width="248" height="278" /></p>
<p style="text-align: justify;">Come vi abbiamo già accennato nel <a href="http://www.gmag.it/generale/2-guide-verdi-la-tessitura-e-la-classificazione-dei-suoli/#more-2182">secondo numero di &#8220;Guide verdi&#8221;, nel terreno le piante trovano alcuni elementi fondamentali per la propria sopravvivenza</a>. Tali elementi  costituiscono i tessuti della pianta e/o attivano i processi vitali (crescita, riproduzione, difesa, etc). L&#8217;energia che permette alla pianta di utilizzare/trasformare gli elementi assorbiti dal terreno è, invece, ricavata dal processo di fotosintesi clorofilliana. Ma quali sono gli elementi presenti nel terreno? Classicamente, si distinguono 2 grosse categorie; i <strong>macroelementi</strong> di cui le piante necessitano grandi quantità e i <strong>microelementi</strong>, che gli organismi vegetali assorbono in quantità minori. <span id="more-3112"></span> Qualcuno tende a suddividere ulteriormente i macroelementi in &#8220;primari&#8221; (Azoto, Fosforo, Potassio) e &#8220;secondari&#8221; ( Calcio e Magnesio), questi ultimi presenti nei tessuti delle piante in quote leggermenti minori dei primi.   E&#8217; molto importante controllare la disponibilità di macro e microelementi nel terreno. Infatti, da eventuali carenze/eccessi nutritive si può verificare l&#8217;indebolimento e il deperimento della pianta. E sappiamo già che un organismo debole,  si offre più facilmente agli attacchi dei diversi parassiti! Tuttavia, tenete conto che il riconoscimento delle carenze nutritive attraverso la lettura di alcuni segnali/sintomi che ci lancia la pianta è un esercizio affascinante quanto complesso, che richiede un minimo di esperienza!  L&#8217;acquisto di un libro corredato da belle foto è altamente consigliato.. Di seguito una presentazione dei macroelementi in cui vi spiegheremo quali sono i sintomi  principali derivanti da un  loro eccesso o, viceversa, da una carenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong> MACROELEMENTI<br />
</strong></span></p>
<table style="width: 640px;" border="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><strong><span style="font-size: medium;">1. Azoto (N): descrizione</span></strong></td>
<td><strong>Carenza azoto: sintomi/patologie</strong></td>
<td><strong>Eccesso azoto: sintomi/patologie</strong></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;"></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;">Compone aminoacidi, la clorofilla e molti fitormoni, determinando l’accrescimento della &#8220;parte aerea&#8221; (chioma) della pianta. L&#8217;azoto si genera attraverso l&#8217;attività batterica nei suoli caldi; a fine estate si trova nei terreni in quantità solitamente significative. Purtroppo i composti azotati sono estremamente solubili e spesso si dilavano a causa delle pioggie autunnali-invernali. E&#8217; per cui probabile che il terreno sia povero di azoto ad inizio primavera.</td>
<td style="text-align: justify;">La pianta cresce poco</td>
<td style="text-align: left;">Crescita sproporzionata chioma; l&#8217;apparato radicale non può garantire il nutrimento per un apparato aereo così esteso</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: left;">Clorosi fogliare (foglie gialle/rosse) che si manifesta prima nelle foglie vecchie, poi in quelle giovani</td>
<td style="text-align: left;">Eccessivo sviluppo vegetativo che penalizza la riproduzione (diminuzione fioritura)</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: left;">Il ciclo vegetativo si accorcia</td>
<td style="text-align: left;">Il periodo vegetativo viene prolungato; le piante diventano più sensibili alle gelate precoci</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Maturazione frutti anticipata; i frutti cadono prima del tempo</td>
<td>&#8220;Filatura&#8221; delle piante.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong></p>
<table style="width: 640px;" border="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: medium;"><strong>2. Potassio (K): descrizione</strong></span></td>
<td><strong>Carenza potassio: sintomi/patologie</strong></td>
<td><strong>Eccesso potassio: sintomi/patologie</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;">E&#8217; un attivatore di enzimi, interviene nella sintesi proteica, regola il processo di fotosintesi. Grazie al potassio, la pianta può controllare l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua. Inoltre, è responsabile delle dimensioni e della qualità di  fiori/frutti, influenzandone quindi il colore, sapore. La sua  carenza può essere imputata ad un eccesso di calcio o magnesio. E&#8217; un elemento che può scarseggiare in terreni sabbiosi o comunque leggeri, a causa del dilavamento delle pioggie invernali. Al contrario, terreni pesanti (argillosi) solitamente non soffrono di tale carenza.</td>
<td style="text-align: left;">Frutti/fiori piccoli e di scarsa qualità</td>
<td style="text-align: left;">Assorbimento ostacolato di calcio e magnesio</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Aree necrotiche sui margini/punte foglie</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 640px;" border="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: medium;"><strong>3. Fosforo (P): descrizione</strong></span></td>
<td><strong>Carenza fosforo: sintomi/patologie</strong></td>
<td><strong>Eccesso fosforo: sintomi/patologie </strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;">Svolge una funzione strutturale, energetica ed enzimatica. In particolare è responsabile della crescita dell&#8217; apparato radicale della pianta</td>
<td>Le piante e i semi si sviluppano poco</td>
<td style="text-align: left;">L&#8217;apparato radicale ha uno sviluppo sproporzionato rispetto a quello vegetativo</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Fusto esile, poco ramificato</td>
<td style="text-align: left;">L&#8217;eccesso di fosforo può portare ad una carenza di zinco e rame</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Colorazione fogliare intensa (bluastra/rossastra) che può diventare bruna</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong></p>
<table style="width: 640px;" border="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><strong><span style="font-size: medium;">4. Calcio (Ca): descrizione</span></strong></td>
<td><strong>Carenza calcio: sintomi/patologie</strong></td>
<td><strong>Eccesso calcio: sintomi/patologie</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;">Fa sì che la membrana delle cellule vegetali si conservi e che funzioni correttamente</td>
<td>Minore crescita tessuti</td>
<td>Carenza potassio, ammonio, magnesio</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td style="text-align: justify;">Clorosi a partire da foglie giovani/apici fogliari; le foglie si deformano e cadono anticipatamente</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Terreno che si struttura con difficoltà</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong></p>
<table style="width: 640px;" border="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: medium;"><strong>5. Magnesio (Mg): descrizione</strong></span></td>
<td><strong>Carenza magnesio: sintomi/patologie</strong></td>
<td><strong>Eccesso magnesio: sintomi/patologie</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;">Insieme all&#8217;azoto e al ferro, è un costituente fondamentale della molecola di clorofilla. Inoltre è un attivatore enzimatico. La sua carenza può essere imputata ad un eccesso di potassio oppure di calcio (mai tutte e due insieme, dato che un eccesso di potassio porta ad una carenza di calcio!).</td>
<td style="text-align: justify;">Comparsa  di clorosi fogliare che tende  a manifestarsi in 2 modi; a macchie oppure a partire dallo spazio tra le nervature. Inoltre le foglie si ripiegano verso l&#8217;alto.Il risultato finale? Le foglie cadono anticipatamente e la pianta si indebolisce.</td>
<td>Non si rivelano fenomeni significativi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 640px;" border="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><span style="font-size: medium;"><strong>6. Zolfo (S): descrizione</strong></span></td>
<td><strong>Carenza zolfo: sintomi/patologie</strong></td>
<td><strong>Eccesso zolfo: sintomi/patologie</strong></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td style="text-align: justify;">E&#8217;un componente di amminoacidi e proteine. Concorre al sapore di molti frutti e ortaggi.</td>
<td>Clorosi fogliare uniforme</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Crescita stentata pianta</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div id="attachment_3125" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><img class="size-full wp-image-3125" title="carenza-potassio" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/carenza-potassio.jpg" alt="" width="280" height="210" /><p class="wp-caption-text">Carenza potassio</p></div>
<div id="attachment_3126" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-3126" title="carenza-fosforo" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/carenza-fosforo.jpg" alt="" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Carenza fosforo</p></div>
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		</item>
		<item>
		<title>3- L&#8217;acidità del terreno; il pH (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/4-lacidita-del-terreno-ph/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/generale/4-lacidita-del-terreno-ph/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 18:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[malattie]]></category>

		<category><![CDATA[terreno]]></category>

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		<description><![CDATA[Come vi abbiamo già anticipato, esistono diversi aspetti (fisico-meccanico, chimico e biologico) che determinano la qualità  e le caratteristiche di un terreno.  Dopo aver esplorato gli aspetti fisico-meccanici, è arrivato il momento di indagare le variabili chimiche. L&#8217;aspetto chimico è piuttosto complesso e tocca diversi argomenti, primo fra tutti il pH del suolo. I valori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2823" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="ph-terreno" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/ph-terreno-300x267.jpg" alt="" width="300" height="267" />Come vi abbiamo già anticipato, esistono diversi aspetti (fisico-meccanico, chimico e biologico) che determinano la qualità  e le caratteristiche di un terreno.  Dopo aver esplorato gli aspetti fisico-meccanici, è arrivato il momento di indagare le variabili chimiche. L&#8217;aspetto chimico è piuttosto complesso e tocca diversi argomenti, primo fra tutti il pH del suolo. I valori del pH sono, per convenzione, compresi tra 1 e 14. In base al valore, un terreno è considerato<strong> acido</strong> (pH compreso tra<strong> 1 e 6.8</strong>), <strong>neutro</strong> (pH <strong>6.8-7.2</strong>), oppure <strong>alcalino-basico</strong> (pH <strong>7.2-14</strong>). <span id="more-2812"></span>Perchè è importante conoscere il pH del terreno? Per due motivi. Innanzitutto <span style="text-decoration: underline;"><strong>ogni pianta vive meglio se il terreno ha un pH favorevole alla sua specie</strong></span> di appartenenza.  Così esistono piante <strong>acidofile </strong>(camelia, rododendro, azalea, etc) o che comunque riescono a tollerare terreni lievemente acidi (<em>Castanea sativa</em>, magnolia, <em>Liquidamabar styraciflua</em>, <em>Quercus rubra</em>, <em>Betula pendula</em>, <em>Hedera helix</em>), <strong>neutrofile</strong> e<strong> alcalofile </strong>(ciliegio, frassino, <em>Cercis siliquastrum</em>, <em>Gleditschia triancanthos</em>, roverella, etc).  Questa è un&#8217;indicazione di massima. Non è assolutamente scontato che una pianta, ad esempio, acidofila muoia in un terreno neutro o leggermente alcalino. Dipende ovviamente dalla resistenza del singolo esemplare (bagaglio genetico), della specie, dal fatto che vengano più o meno soddisfatti gli altri requisiti base per la sopravvivenza (esposizione, irrigazione), da eventuali malattie che possono aver pregiudicato lo stato di salute della pianta, etc. Tuttavia, è probabile che l&#8217;essenza messa a dimora in un terreno con pH sfavorevole alla propria sopravvivenza possa ammalarsi. Come tutti gli amanti del verde sanno, una pianta sofferente utilizza le proprie risorse per sopravvivere ed è difficile che vada in fiore.. In realtà, esistono <strong>piante cosmopolite</strong>, facilmente adattabili a diversi livelli di acidità del terreno. Inoltre, tenete conto che <span style="text-decoration: underline;"><strong>l</strong><strong>a maggior parte delle piante ornamentali che si coltivano in Italia sono neutrofile</strong></span>. Il secondo motivo per cui è importante conoscere l&#8217;acidità del terreno è che,<span style="text-decoration: underline;"> <strong> a valori diversi di pH , corrispondono disponibilità diverse di elementi nutritivi</strong></span>. Di seguito vi illustreremo le caratteristiche dei terreni acidi e dei terreni alcalini e le operazioni che si compiono per modificare, se necessario, il loro pH.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Terreni acidi.</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si distinguono ulteriormente in <strong>peracidi</strong> (pH &lt;5.3), <strong>acidi</strong> (pH 5.4-5.9) e <strong>subacidi</strong> (6.0-6.7). Questi terreni hanno <span style="text-decoration: underline;"><strong>carenza di Ca (Calcio) e Mg (Magnesio)</strong></span>. Sono diversi i fattori che possono portare un terreno  a diventare acido. Tra le cause naturali la presenza significativa di CO2 nell&#8217;acqua, induce le radici delle piante a rilasciare dosi elevate di H (idrogeno), portando ad acidificare il terreno. Ricordiamo, inoltre, che anche l&#8217;utilizzo massiccio di concimi acidi può abbassare il pH del suolo.<span style="text-decoration: underline;"><strong> Ma come possiamo correggere il pH di un terreno, innalzandolo?</strong></span> Nel caso in cui il terreno sia subacido (pH 6.0-6.7) è abbastanza inutile modificarne il pH, perchè molte essenze neutrofile tollerano livelli bassi di  acidità nel terreno.  Se, al contrario, <span style="text-decoration: underline;"><strong>il suolo presenta livelli di pH più bassi di 6, allora si può intervenire con la calcitazione</strong></span>. Questa pratica prevede la somministrazione di <strong>calce viva</strong> o <strong>carbonato di calcio</strong> (calcio di marmo), spandendo le sostanze e, successivamente, lavorando superficialmente il suolo. Dopo aver effettuato la <strong>&#8220;calcitazione di fondo&#8221;</strong> si procede, ogni 2 anni , con altre <strong>&#8220;calcitazioni di mantenimento&#8221;</strong> (sicuramente più blande della prima). Nella seguente tabella, vi indichiamo la quantità media di materiale da utilizzare per correggere l&#8217;acidità di un terreno. Come potrete constatare i valori cambiano in base alla composizione minerale del suolo da correggere.</p>
<table style="width: 463px; height: 84px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Terreno</strong></td>
<td><strong>Calce  viva</strong></td>
<td><strong>Carbonato di calcio</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Sabbioso</td>
<td>15 quintali per ettaro o kili ogni 100 mq</td>
<td>30 q x ha/Kg x 100 mq</td>
</tr>
<tr>
<td>Limoso</td>
<td>20 q x ha/Kg x 100 mq</td>
<td>40 q x ha/Kg x 100 mq</td>
</tr>
<tr>
<td>Argilloso</td>
<td>30 q x ha/Kg x 100 mq</td>
<td>60 q x ha/Kg x 100 mq</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Terreni alcalini.</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si distinguono in <strong>subalcalini </strong>(pH 7.3 - 8.1), <strong>alcalini</strong> (8.2 - 8.8) e <strong>peralcalini</strong> (pH &gt; 8.8). Esistono due tipi di alcalinità. L&#8217; <strong><span style="text-decoration: underline;">alcalinità costituzionale in cui i terreni sono ricchi di calcare, Ca (calcio) e Mg (magnesio</span>). </strong>In questo caso<strong> <span style="text-decoration: underline;">non è necessaria una correzione, a meno che non ci sia una percentuale di calcare attivo superiore al 5-6%</span>. </strong>Percentuali significative di calcare attivo possono determinare fenomeni di <strong>clorosi ferrica </strong>nelle piante; infatti il ferro è insoluzzabile a causa proprio dell&#8217;azione del calcare.<strong> </strong>I terreni soggetti ad alcalinità costituzionale vengono corretti con la pratica della<strong> gessatura</strong>. Si spande sul terreno<strong> gesso (9-10 ql/ha, oppure gr/100 mq)</strong>. In alternativa si può spandere<strong> polvere di zolfo </strong>(molto più efficace e conveniente del gesso)<strong>, </strong>utilizzando le seguenti dosi<strong> (in grammi al mq)<br />
</strong></p>
<table style="width: 559px; height: 104px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td><strong>pH</strong></td>
<td><strong>t. sabbiosi</strong></td>
<td><strong>t. limosi</strong></td>
<td><strong>t. argillosi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>8.5-6.5</td>
<td>220</td>
<td>275</td>
<td>330</td>
</tr>
<tr>
<td>8-6.5</td>
<td>135</td>
<td>165</td>
<td>220</td>
</tr>
<tr>
<td>7.5-6.5</td>
<td>55</td>
<td>90</td>
<td>110</td>
</tr>
<tr>
<td>7-6.5</td>
<td>12</td>
<td>17</td>
<td>35</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<span style="text-decoration: underline;"><strong>alcalinità di assorbimento comporta una eccessiva presenza di Na (sodio) che demolisce la struttura del terreno e crea problemi di fitossicità nelle piante</strong></span>. E&#8217; un problema tipico delle regioni a clima arido soggette a forte irrigazioni con acque salse (forte presenza di solfati /bicarbonati/ iodio) o con l&#8217;apporto di concimi di sintesi. La correzione dei terreni soggetti ad alcalinità di assorbimento si basa sulla <strong>gessatura </strong>e sul <strong>lavaggio con acqua dolce</strong>, in modo da dilavarne i sali presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Come vi abbiamo già spiegato nel <a href="http://www.gmag.it/?p=2547"> numero 2 di Guide verdi, si può analizzare il pH del terreno tramite <strong>test di laboratorio</strong>, oppure utilizzando appositi <strong>piaccametri</strong></a>. Se ne trovano in vendita sia nei garden center, sia in alcuni negozi on-line specializzati come la<a href="http://www.directindustry.com/prod/ssr-trade/digital-ph-meter-55633-374858.html"> Direct Industry.</a> In alternativa potete utilizzare le <strong>cartine tornasole</strong>, che si possono acquistare <a href="http://www.doctorkraken.it/13-cartine-di-tornasole-kit.html">qui</a>! Sono uno strumento economico e discretamente affidabile.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>2- La porosità e l&#8217;analisi fisico-chimica del terreno (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/3-la-porosita-e-lanalisi-fisico-chimica-del-terreno/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/generale/3-la-porosita-e-lanalisi-fisico-chimica-del-terreno/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 07:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[terreno]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo numero di &#8220;Guide verdi&#8221; continueremo a descrivervi alcuni degli aspetti del terreno che possono interessare  noi giardinieri e gli amanti del verde.
Porosità del terreno

Per capire di cosa stiamo parlando provate a  immaginare che, tra le particelle minerali che compongono un terreno, esistano dei pori (spazi vuoti).  La porosità viene definita come il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2561" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="analisi-terreno" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/analisi-terreno-172x300.jpg" alt="analisi-terreno" width="172" height="300" />In questo numero di &#8220;Guide verdi&#8221; continueremo a descrivervi alcuni degli aspetti del terreno che possono interessare  noi giardinieri e gli amanti del verde.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Porosità del terreno</strong><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per capire di cosa stiamo parlando provate a  immaginare che, <strong>tra le particelle minerali che compongono un terreno, esistano dei pori (spazi vuoti).  La porosità viene definita come il volume totale di tali interstizi,</strong> rispetto al volume totale di un dato terreno. Il volume totale dei pori viene occupato da aria e acqua. Dal diametro dei pori si distingue la porosità del terreno in:</p>
<p style="text-align: justify;">1<strong>. <span style="text-decoration: underline;">Macroporosità</span></strong>. I pori hanno un diametro (relativamente) grande  che non consente la ritenzione dell&#8217;acqua. In questo caso sia l&#8217;aria che l&#8217;acqua circolano liberamente. L&#8217;acqua percola molto in fretta, mentre l&#8217;aria rimane nei pori. Per questo motivo<strong> la</strong> <strong>macroporosità è la quantità d&#8217;aria potenziale che si trova nel terreno</strong>. Ad esempio, i suoli a forte prevalenza di sabbia o scheletro hanno una macroporosità accentuata.<span id="more-2547"></span></p>
<p style="text-align: justify;">2. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Microporosità</strong></span>. I pori hanno un diametro piccolo e, di conseguenza, trattengono l&#8217;acqua contrastando la legge di gravità. Ciò è possibile grazie al fenomeno della capillarità. Per rendersi conto empiricamente di come funziona la capillarità, basta immergere in un bicchiere pieno d&#8217;acqua, una striscia di carta assorbente; constaterete con i vostri occhi che l&#8217;acqua risale verso l&#8217;alto, tramite i micropori della carta. In definitiva, <strong>la microporosità rappresenta la capacità del terreno di immagazzinare una riserva idrica</strong>. I suoli argillosi e limosi, noti per la loro elevata capacità di trattenere acqua, hanno un&#8217;accentuata microporosità.</p>
<p style="text-align: justify;">I <a href="http://www.gmag.it/?p=2182">terreni franchi</a> di cui vi abbiamo parlato nel numero precedente di &#8220;Guide verdi&#8221; sono, ovviamente, i suoli in cui sussistono condizioni ottimali di umidità e areazione, per cui il 50% dei pori è occupato da acqua (microporosità) e, il restante 50 % da aria (macroporosità).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">ANALISI DELLE QUALITA&#8217; FISICO-CHIMICHE DEL TERRENO </span></strong></span><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">IN LABORATORIO</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;acquisizione di una <strong>conoscenza più approfondita del terreno, ci guiderà successivamente nelle nostre scelte agronomiche</strong> (&#8221;quali piante possiamo mettere a dimora?&#8221;, &#8220;quali no?&#8221; , &#8220;possiamo correggere il suolo?&#8221;, tanto per fare degli esempi..), <strong>oltre che nei piani di concimazione.</strong> Per essere sicuri del risultato, dovremo mandare un campione di terreno in<strong> laboratorio, che ci fornirà utili indicazioni sulle sue caratteristiche fisiche e chimiche </strong>( tra queste ultime, le più importanti sono la<strong> quantità di sostanza organica</strong>,<strong> azoto presente </strong>e<strong> fosforo assimilabile,</strong> il<strong> pH </strong>del terreno)<strong>.</strong> Ricercate via Internet, il laboratorio più vicino a casa vostra. Esistono delle <span style="text-decoration: underline;"><strong>regole da rispettare per un esatto campionamento</strong></span>:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Bisogna effettuare il campionamento <strong>alcuni mesi dopo l&#8217;ultima concimazione</strong>. Anche dopo eventuali lavorazioni del terreno (aratura, fresatura,etc.) aspettate un po&#8217;, in modo che il suolo si stabilizzi.</p>
<p style="text-align: justify;">2. <strong>Non prelevate campioni dai bordi dell&#8217;appezzamento</strong> <strong>e dalle zone &#8220;anomale&#8221;</strong> per aspetto (colore, pietrosità, tessitura,etc).</p>
<p style="text-align: justify;">3.  <strong>Per ogni 1000 mq, prelevate un subcampione di terra</strong>. Per superfici maggiori, prelevate altri subcampioni e poi mescolate. Eliminate i sassi più grossi.</p>
<p style="text-align: justify;">4.  Prelevate il campione con una vanga o con una sonda pedologica, in <strong>punti casuali dell&#8217;appezzamento</strong>. <strong>Evitate di raccogliere i primi 3-5 cm di terreno</strong>. Il campione da mandare in laboratorio, dovrà pesare <strong>1-2 K</strong>g.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">Analisi empirica delle qualità fisico-chimiche del terreno</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, le analisi di laboratori potrebbero tornarci utili  per superfici di terra molto estesa o nel caso in cui vogliamo essere assolutamente certi del risultato. Normalmente, <strong>è sufficiente basarsi su alcune osservazioni di natura empirica</strong>. Toccando e manipolando il terreno, presteremo attenzione alle sensazioni tattili che esso ci suggerisce.  Per quanto riguarda il <strong>pH del terreno, un ottimo indicatore possono essere le piante</strong> eventualmente presenti nel giardino. Ad esempio,  se una pianta acidofila, come la camelia, è sofferente, può darsi che il terreno sia basico e quindi inadatto ad ospitarla. Nei prossimi numeri di &#8220;Guide verdi&#8221; vi spiegheremo come può modificare il pH del terreno. Naturalmente dovrete anche verificare che la vera causa della sofferenza della camelia sia il terreno. Magari potrebbe essere esposta ad un&#8217;insolazione eccessiva..  Esistono, inoltre, in commercio dei <strong>misuratori di pH ( o phammetri).</strong> Si trovano con facilità nei migliori garden center e in alcuni grandi centri commerciali. Potreste acquistare anche un kit completo per le analisi chimico-fisiche del terreno fai da te. Per analisi meno complesse, le <strong><a href="http://www.doctorkraken.it/13-cartine-di-tornasole-kit.html">cartine tornasole</a></strong> sono più che sufficienti. Sempre <strong>osservando lo stato di salute delle piante, si può dedurre una eventuale carenza di macroelementi</strong> (Azoto, Fosforo, Potassio). La vostra rosa preferita quest&#8217;anno ha prodotto pochi e striminziti fiori? E&#8217; probabile che il fenomeno derivi proprio da una carenza di potassio, macrolemento responsabile della fioritura e della fruttificazione delle piante. Quanto appena detto è ovviamente una semplificazione. Spesso le piante si ammalano per una serie di concause, in cui non sempre è facile comprendere quale sia la causa primaria. La qualità di tutte queste osservazioni dipende, ovviamente, dalla vostro grado di preparazione. Ma torniamo all&#8217;analisi fisica del terreno, operata per via empirica. Innanzitutto <strong>eventali ristagni idrici, possono suggerirci una forte presenza di argilla</strong>. Se, al contrario, dopo un&#8217;abbondante pioggia, non ci sono pozze d&#8217;acqua superficiali, allora il terreno è composto da una quantità significativa di sabbia. Per una analisi maggiormente approfondita, dovremo comunque toccare con mano il terreno e compiere alcune operazioni preliminari. Prima di tutto, prelevate un piccolo campione di terra e bagnatelo. Lavoratelo con le dita fino a ottenere una pasta omogenea. Cercate di modellarlo a cilindretto e lavoratelo fino a quando non si sarà asciugato. Quali sensazioni  percepite principalmente?</p>
<p style="text-align: justify;">1. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Sabbia.</strong></span> La sensazione prevalente è il<strong> &#8220;graffiare&#8221; </strong>(sabbia grossa) lo<strong> &#8220;smeriglio&#8221;</strong> (sabbia fine) e  le dita restano  pulite. Il terreno è   sabbioso.  Se , oltre al graffiare, percepiamo anche le altre sensazioni (adesività, plasticità) il terreno contiene porzioni più o meno significative di altre particelle minerali.</p>
<p style="text-align: justify;">2. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Limo.</strong></span> Il cilindretto si asciuga rapidamente, non aderisce alle dita, si stacca facilmente e ci fornisce una sensazione prevalente di <strong>&#8220;saponosità&#8221;</strong> e di &#8220;<strong>talco&#8221;</strong>; il terreno è limoso. Anche in questo caso potremmo percepire il graffiare (sabbia) e/o l&#8217;adesività (argilla).</p>
<p style="text-align: justify;">3. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Argilla.</strong></span> Percepiamo una grande <strong>&#8220;adesività&#8221;</strong> e <strong>&#8220;plasticità</strong>&#8220;. Inoltre il campione asciuga molto lentamente e riusciamo a staccarla con difficoltà dalle dita. Il terreno è argilloso. Sentiamo anche il &#8220;graffiare&#8221; e/o la &#8220;saponosità&#8221;? Nel suolo sono allora presenti porzioni più o meno significative di sabbia e/o limo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con terreni in cui uno dei tre elementi minerali è prevalenti, sarà ovviamente difficile percepire tutte e tre le sensazioni. Al contrario, i terreni franchi forniscono le tre sensazioni (graffiare, saponosità, adesività) contemporaneamente. La sensazione prevalente, ci suggerirà se il terreno è &#8220;franco sabbioso , &#8220;franco limoso&#8221;, &#8220;franco argilloso&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		</item>
		<item>
		<title>1- La tessitura e la classificazione dei suoli (agronomia)</title>
		<link>http://www.gmag.it/generale/2-guide-verdi-la-tessitura-e-la-classificazione-dei-suoli/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/generale/2-guide-verdi-la-tessitura-e-la-classificazione-dei-suoli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 15:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Guide verdi]]></category>

		<category><![CDATA[terreno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gmag.it/?p=2182</guid>
		<description><![CDATA[
Partiamo subito con una precisazione, che a molti sembrerà addirittura scandalosa, perché sovverte le comuni nozioni di giardinaggio. Le piante non trovano il loro nutrimento nel terreno, bensì nell&#8217;aria, attraverso il famoso meccanismo della fotosintesi clorofilliana. Non è questo il momento di parlarvi dettagliatamente di un meccanismo così complesso, che, ahimè,  non viene quasi mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2230" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="terreno" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/terreno-300x300.jpg" alt="terreno" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo subito con una precisazione, che a molti sembrerà addirittura scandalosa, perché sovverte le comuni nozioni di giardinaggio<strong>. Le piante non trovano il loro nutrimento nel terreno, bensì nell&#8217;aria</strong>, attraverso il famoso meccanismo della fotosintesi clorofilliana. Non è questo il momento di parlarvi dettagliatamente di un meccanismo così complesso, che, ahimè,  non viene quasi mai spiegato correttamente durante gli anni della scuola dell&#8217;obbligo. E non fraintendeci. Non vogliamo assolutamente sminuire l&#8217;importanza del terreno, anzi. Infatti, nel terreno sono presenti alcuni macroelementi (Azoto, Fosforo, Potassio, Calcio, Magnesio) e microelementi (Ferro, Rame, Cloro, tanto per citarne alcuni) con cui la pianta costruisce i &#8220;mattoncini&#8221; (cellule) che la costituiscono e svolge altre funzioni di fondamentale importanza per la propria sopravvivenza. <span id="more-2182"></span>Tuttavia non dobbiamo dimenticarci che, <strong>l&#8217;energia che la pianta utilizza per compiere qualsiasi operazione (assorbimento elementi terreno, riproduzione, difesa dalle malattie) deriva dal glucosio, zucchero ottenuto attraverso la fotosintesi clorofilliana</strong>. Quindi, quando concimiamo un terreno &#8220;povero&#8221; , non facciamo altro che apportare macroelementi che riteniamo, in base alla nostra esperienza, siano carenti. Ma di certo non diamo &#8220;da mangiare&#8221; alle piante&#8221;!  La mancata conoscenza di queste informazioni basilari, può portare a conseguenze disastrose; un terreno eccessivamente concimato non fa assolutamente bene alle colture, anzi può provocarne il deperimento e, in alcuni casi, la morte! Dopo aver sfatato questo falso mito, (purtroppo ancora radicato persino tra gli amanti della natura!), possiamo entrare nel vivo del discorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme all&#8217;acqua e alla luce, il terreno è uno dei fattori fondamentali per coltivare piante sane e rigogliose. L&#8217;azione di ognuno di questi elementi ha un peso e un&#8217;influenza ben precisa sugli altri, al punto che il terreno è considerato dagli agronomi addirittura come un &#8220;sistema dinamico&#8221; in cui il suolo, l&#8217;acqua sotterranea e l&#8217;atmosfera interagiscono tra di loro, portandolo a continui cambiamenti. All&#8217;interno del &#8220;<strong>sistema terreno</strong>&#8221; avviene inoltre, un processo di produzione, trasformazione e degradazione sia delle sostanze organiche, sia delle sostanze inorganiche o minerali. Anche la flora e la fauna contribuiscono a determinare le caratteristiche di un dato terreno, portandolo ad ulteriori trasformazioni. In altre parole, la reciproca interazione tra l&#8217;<strong>aspetto fisico-meccanico</strong>, l&#8217;<strong>aspetto chimico</strong> e l&#8217;<strong>aspetto biologico</strong> fa sì che il suolo del nostro giardino sia &#8220;buono&#8221; o &#8220;cattivo&#8221;. Oggi cominceremo a indagare l&#8217;aspetto fisico dei terreni, soffermandoci in particolare sue due fattori; la tessitura del terreno e la conseguente classificazione dei suoli.  Non abbiamo, infatti, la pretesa di esaurire un discorso così vasto e complesso in un solo articolo. Ma niente paura! Nei prossimi numeri di &#8220;Guide verdi&#8221; di Gmag vi forniremo ulteriori delucidazioni, dandovi non solo indicazioni pratiche, ma anche elementi teorici-scientifici che chiunque tratti di giardinaggio, operatore o appassionato, dovrebbe conoscere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">ASPETTI FISICO-MECCANICI DEL TERRENO. TESSITURA e CLASSIFICAZIONE DEI SUOLI</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La tessitura rappresenta il primo fattore importante da analizzare in un terreno, indicando la percentuale di particelle minerali in esso contenuto. In altre parole, <strong>tramite la tessitura, possiamo suddividere i terreni secondo le dimensioni delle particelle minerali che lo compongono</strong> (<strong>granulometria</strong>). Questo ci permette di mettere in luce le qualità fisico-meccaniche del terreno. Gli elementi minerali sono classificati in base alle dimensioni delle particelle e alla stabilità con cui riescono ad aggregarsi. Esistono delle leggere differenze nel definire la granulometria delle particelle minerali. Abbiamo utilizzato come fonte il Dipartimento dell&#8217;Agricoltura degli Stati Uniti, che fornisce la classificazione granulometrica maggiormente utilizzata al mondo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>1. Scheletro; terreni a scheletro prevalente</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2229" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="terreno-scheletro" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/scheletro-terreno-300x214.jpg" alt="terreno-scheletro" width="300" height="214" />Lo scheletro è composto da un insieme abbastanza vasto di <strong>particelle grosse</strong>, tutte dal <strong>diametro superiore ai 2 mm</strong>. Tra queste troviamo la <strong>ghiaia </strong>(diametro, <strong>ø 2-64 mm</strong>; quella più piccola viene anche chiamata &#8220;ghiaietto&#8221;), i <strong>ciottoli </strong>(<strong>ø 64–256 mm</strong>), ma anche i <strong>blocchi di pietra </strong>(<strong>ø&gt;256 mm</strong>). Queste particelle aumentano notevolmente (e se sono troppe lo fanno in modo eccessivo!) il <strong>drenaggio</strong>, in altre parole la percolazione dell&#8217;acqua. Proprio per questo motivo, lo scheletro tende a trattenere poca acqua. Di conseguenza si consiglia, durante la realizzazione di un giardino, di <strong>eliminare i sassi superficiali più grossi</strong>. In alternativa potete<strong> interrarli a una profondità di 30-40 cm</strong>. Allo scheletro integreremo poi altri elementi minerali più piccoli e meno permeabili (sabbia, limo, argilla), <strong>ma avremo sempre l&#8217;accortezza di non eliminarlo del tutto.</strong> Rischieremmo, infatti, di cadere nel problema opposto; un terreno scarsamente permeabile e quindi facilmente soggetto a ristagni idrici. I lettori più attenti e/o esperti sanno a quali conseguenze sciagurate potrebbe portare uno scenario del genere. L&#8217;asfissia radicale, vi dice qualcosa? Per compiere un lavoro di questo tipo dovreste inoltre rivolgervi, se l’area è particolarmente vasta, a una ditta specializzata nei movimenti di terra, con tutti i costi del caso. I <strong>terreni a scheletro prevalente </strong>(per <strong>almeno il 40%</strong>) sono caratterizzati, oltre che dai problemi inerenti alla scarsa capacità di trattenuta dell&#8217;acqua di cui vi abbiamo parlato, anche da accentuati <strong>processi ossidativi</strong>. Ciò comporta una <strong>scarsa presenza di sostanza organica (humus)</strong>, elemento fondamentale per la salute delle piante. Inoltre terreni di questo tipo causano una rapida <strong>usura delle macchine da giardinaggio convenzionali</strong> e, ovviamente, una certa <strong>difficoltà di esecuzione della maggior parte delle operazioni agronomiche</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>2</strong><strong>. Sabbia; terreni sabbiosi o sciolti</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La sabbia ha un diametro compreso <strong>tra i 50 µm e i 2 mm</strong> (1 µm = millesimo di millimetro). Essa rende il terreno <strong>permeabile, arieggiato </strong>e <strong>soffice</strong>, quindi facilmente lavorabile!  Un <strong>terreno è sabbioso</strong> (o sciolto) quando la <strong>quantità di sabbia supera il 70%. </strong>Questo tipo di suolo condivide (anche se in modo meno spiccato), con i terreni a scheletro prevalente, due caratteristiche. Innanzitutto l&#8217;elevata permeabilità del suolo sabbioso implica una <strong>debole capacità di trattenere l&#8217;acqua. </strong>Di conseguenza sarà necessario apportare <strong>irrigazioni frequenti. </strong>Naturalmente la valutazione sull&#8217;apporto idrico, dovrà essere compiuto anche in base alle necessità idriche delle specie vegetali che abbiamo messo a dimora. L&#8217;altra caratteristica simile ai terreni a scheletro prevalente è l&#8217;<strong>accentuato processo di ossidazione</strong>, con una conseguente <strong>significativa riduzione della sostanza organica</strong>. La scarsa presenza di humus implica che il terreno sabbioso è <strong>povero di elementi nutritivi</strong>, cioè di macroelementi. Saremo quindi costretti a <strong>concimare spesso</strong> (anche qui tenendo conto delle specifiche esigenze degli organismi vegetali)! Infine i suoli a prevalenza sabbiosa sono <strong>facilmente erosi dal vento</strong> e <strong>poco dall&#8217;acqua</strong>. Aldilà di quanto abbiamo appena detto sulle caratteristiche dei suoli sabbiosi, si tenga conto che esistono alcuni tipi di colture che necessitano di un’elevata percentuale di sabbia. Tra questi ricordiamo sicuramente le essenze da <strong>tappeto erboso</strong>, ma anche, in campo agricolo, meloni, le angurie e alcuni tipi di viti. Nei lavori di giardinaggio si tende a usare sabbia fine, con una granulometria che non superi <strong>ø</strong> <strong>0,8 mm</strong>. Questo perché uno degli impieghi principali della sabbia nel lavori di giardinaggio, è il <strong>livellamento del terreno.</strong> Solo particelle così piccole possono coprire efficacemente i vuoti/interstizi lasciati dagli elementi minerali dalla granulometria maggiore (ghiaia, pietre, etc).  Esistono diversi tipi di sabbia, derivanti sia dall&#8217;erosione/disgregazione delle rocce che dalla decomposizione organica. A noi giardinieri interessano quelle del primo tipo (anche perché sono molto più facili da trovare in commercio!). Il primo tipo di sabbia è sicuramente il meno nobile: la <strong>sabbia calcarea</strong>. Vi sconsigliamo di utilizzare la sabbia calcarea; scegliete, per i vostri lavori in giardino la <strong>sabbia silicea </strong>o<strong> quarzosa. </strong>Navigando su Internet e leggendo i commenti dei forum di giardinaggio ci siamo stupiti del fatto che molta gente non riesca a trovarla. Vi assicuriamo che è facile reperirla in un qualsiasi centro edile minimamente rifornito, a prezzi davvero contenuti; noi paghiamo all&#8217;incirca 3,5 € per un sacco da 25 Kg!  Potete inoltre trovarla nei centri commerciali specializzati e in alcuni garden center. Qui troverete solo sabbie a pH neutro, caratteristica utile per la maggior parte delle colture. Oltre che per i normali lavori di giardinaggio, la sabbia quarzosa-silicea viene utilizzata come materiale drenante per le piante carnivore. Quella venduta nei negozi di acquariofilia ha un pH molto acido, fondamentale per la buona crescita di questi affascinanti organismi vegetali. I prezzi non dovrebbero cambiare di molto; sacchi da 5-10 Kg sono venduti a 1 € al kilo. Controllate sempre la purezza della sabbia, poiché esistono dei rivenditori poco accorti o un po&#8217; furbetti che potrebbero tentare di rifilare della sabbia mista, calcarea e quarzosa. Tenete contro che il quarzo può assumere una colorazione grigiastra, rosa o vitrea. Nei sacchi dovete trovare sabbia con una sola di queste colorazioni; evitate l&#8217;acquisto di un sacco composto da granelli colorati o tutti diversi!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>3. Limo; terreni limosi</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ha una granulometria compresa tra <strong>2 e 50 micron</strong> e, in un terreno normale, il limo rappresenta una percentuale del 25 Ha inoltre<strong> caratteristiche intermedie tra la sabbia e l&#8217;argilla</strong>, per quanto riguarda<strong> </strong>areazione, drenaggio, capacità di trattenere sostanza organica e capacità di trattenere acqua. Un<strong> terreno è limoso quando contiene una percentuale di limo superiore all&#8217;80%</strong>. Sono<strong> suoli di difficile lavorazione </strong>perché formano<strong> zolle molto dure </strong>e crostoni superficiali. Inoltre, possedendo una<strong> bassa permeabilità</strong>, il rischio<strong> </strong>di <strong>ristagno idrico </strong>e di una conseguente <strong>asfissia radicale</strong> è molto elevato.  Di norma sono<strong> poveri di sostanze nutritive</strong>. Ovviamente queste caratteristiche possono differire molto in base alla granulometria del limo che compone il terreno! Le <strong>particelle più grosse si avvicinano abbastanza alle caratteristiche della sabbia</strong>. In questo caso migliora il drenaggio, la permeabilità, l&#8217;areazione, la quantità di sostanza organica<strong>. Con particelle più fini il terreno peggiora, assumendo  caratteristiche simili all&#8217;argilla</strong>. Cosa implica? Ve lo spieghiamo subito!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>4. Argilla; terreni argillosi.</strong></span><br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-2270" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="terreno-argilla" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/clay.h4-300x180.jpg" alt="terreno-argilla" width="300" height="180" />Sono le particelle minerali più piccole in assoluto; qui abbiamo un <strong>ø &lt; 2 micron</strong>. E&#8217; proprio questa dimensione ridotta a far sì che le particelle si dispongano molto vicine le une alle altre, con una conseguente <strong>scarsa/quasi nulla areazione</strong>. L&#8217;argilla è, inoltre,<strong> scarsamente permeabile</strong>. Nei<strong> terreni argillosi (argilla&gt;40%) </strong>si forma così uno<strong> strato superficiale di terra dura</strong>, di<strong> difficile lavorazione</strong>, perché imbevuto d&#8217;acqua. Le conseguenze per le colture cambiano in base alla stagione<strong>. In inverno l&#8217;acqua trattenuta dalle particelle di argilla, si ghiaccerà. </strong>Tutte le<strong> piante con radici fascicolanti </strong>(che corrono orizzontalmente)<strong> vedranno seriamente compromessa la propria esistenza. </strong>Tanto per farvi intuire le capacità &#8220;distruttive&#8221; dell&#8217;argilla, sappiate che uno dei modi più efficace per debellare infestazioni da gramigna (<em>Agropyron repens</em>), consiste proprio nell&#8217;innaffiare abbondantemente il terreno prima e durante l&#8217;inverno. Grazie all&#8217;acqua ghiacciata che riesce a spaccare i tenaci stoloni della gramigna, avremo praticato un diserbo &#8220;naturale&#8221;, a basso impatto ambientale!<strong> In estate, la situazione diventa forse ancora peggiore.</strong> Con le<strong> elevate temperature estive, l&#8217;acqua evapora dal terreno. Asciugandosi le particelle si incollano; non passa l&#8217;aria </strong>(come in inverno)<strong> </strong>e in più<strong> le radici dei vegetali non riescono ad espandersi correttamente! </strong>Inoltre vengono<strong> schiacciate in un blocco compatto e incollato</strong>, oppure <strong>strappate quando due blocchi si separano </strong>formando un crepaccio.<strong> </strong>Questi movimenti di terra fanno<strong> affiorare con facilità le radici delle specie ad apparato radicale fascicolante superficiale. </strong>Dovreste sapere che le radici esposte all&#8217;azione diretta dell&#8217;aria seccano molto velocemente..Ma passiamo agli aspetti positivi dei terreni argillosi! Innanzitutto, sono contraddistinti da una <strong>buona/elevata quantità di sostanza organica</strong> e di <strong>elementi nutritivi</strong>, indice della <strong>fertilità dei terreni</strong>. Anche se abbiamo già sottolineato le problematiche tipiche dei terreni argillosi, il buon giardiniere non deve mai dimenticare che una porzione di<strong> argilla nei terreni è comunque necessaria alla vita vegetale, proprio per l’elevata capacità di trattenere l’acqua. </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>5. Terreni humiferi.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">In questi terreni, la dotazione di sostanza organica (humus) supera il 10%. In questa categoria rientrano i boschi e le foreste, i terreni torbosi e, in generale, gli appezzamenti che per anni, o addirittura secoli, sono stati coltivati dall’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>6. Terreni franchi o a medio impasto.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono i terreni in cui sono presenti, in porzioni più o meno equilibrate, <strong>tutte le particelle minerali</strong>. Per convenzione:</p>
<p>50/70 % sabbia<br />
25-40% limo<br />
5-15% argilla<br />
2% sostanza organica</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente questo è il tipo di <strong>terreno ideale</strong>, perché sono compresenti tutte le caratteristiche che permettono un corretto sviluppo delle essenze vegetali. L’aspetto negativo di un elemento (ad esempio l’impermeabilità dell’argilla) è compensato da un aspetto positivo di un altro (in questo caso dalle capacità drenanti della sabbia) e viceversa (la sabbia non ha sostanza organica, l’argilla ne è ricca). Si parla di <strong>terreno franco-argilloso/sabbioso/limoso</strong> quando uno dei tre elementi minerali, pur rientrando nella percentuale sopra indicata, è maggiormente presente rispetto agli altri. Ad esempio un terreno con il 40% di limo, il 5% di argilla, il 50 % di sabbia  e il 5 % di sostanza organica è franco-limoso. Da notare come, <strong>tutti i terreni franchi sono dotati di almeno il 50% di sabbia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel prossimo numero di “Guide verdi” vi spiegheremo a riconoscere empiricamente, senza l’utilizzo di test di laboratorio, un tipo di terreno dall’altro. Inoltre completeremo il concetto di porosità che, in realtà (i più preparati tra voi se ne saranno già accorti!), è già stato accennato in questo articolo.</p>
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		<title>1- La potatura; cenni generali (tecniche di giardinaggio)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 17:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<category><![CDATA[potatura]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane ci sono pervenute diverse mail da Voi lettori che ci hanno suggerito di arricchire Gmag con una rubrica dedicata ai &#8220;fondamenti&#8221; del giardinaggio.  Abbiamo deciso di accontentarvi. Da oggi, su Gmag, ci sarà una nuova categoria: le &#8220;Guide verdi&#8221;! Il primo articolo parla di potatura in generale, senza aver la pretesa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1916" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="potatura" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/potatura-300x224.jpg" alt="potatura" width="300" height="224" />Nelle ultime settimane ci sono pervenute diverse mail da Voi lettori che ci hanno suggerito di arricchire Gmag con una rubrica dedicata ai &#8220;fondamenti&#8221; del giardinaggio.  Abbiamo deciso di accontentarvi. Da oggi, su Gmag, ci sarà una nuova categoria: le &#8220;Guide verdi&#8221;! Il primo articolo parla di potatura in generale, senza aver la pretesa di esaurire un argomento così vasto e complesso. Anche perchè tali informazioni vanno necessariamente integrate con il paziente lavoro e l&#8217;esperienza diretta. A dicembre, i lavori di manutenzione ordinaria dei giardini sono praticamente fermi, a causa del riposo vegetativo delle piante. Tuttavia, è proprio a partire da questo mese che si  possono effettuare le potature più severe. <span id="more-1892"></span> Premetto che, al contrario di quanto pensano molti, non sempre la potatura è necessaria. Ci sono infatti esemplari che sono già belli così come sono, con il loro portamento naturale. Provate ad esempio ad immaginare che orrore sarebbe un <em>Cedrus deodara</em> a cui è stato asportato l&#8217;apice del fusto principale! Di seguito vi forniamo un elenco dei periodi dell&#8217;anno in cui si può potare e le motivazioni che ci inducono a compiere questi delicati interventi. Naturalmente queste sono indicazioni di massima; dipende dall&#8217;annata (quindi tasso di precipitazioni e temperature medie registrate), dall&#8217; area climatica e dal microclima in cui vive la pianta. Inoltre, si tenga conto di tre fattori. Il primo è che, come vedremo, <span style="text-decoration: underline;"><strong>in qualsiasi momento dell&#8217;anno è possibile compiere potature leggere per i più svariati motivi</strong></span>. Il secondo è che <span style="text-decoration: underline;"><strong>una pianta giovane resiste molto meglio a qualsiasi aggressione (compresa una potatura errata)</strong></span> rispetto a quelle più mature o senescenti. Il terzo è che esistono delle specie che resistono bene alle potature drastiche e altre specie più sensibili ad interventi di taglio drastici. Tra <span style="text-decoration: underline;"><strong>le piante più sensibili alla potatura indichiamo il ciliegio, l’albicocco, l’ippocastano, il faggio, la quercia e le conifere in generale</strong></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">POTATURA INVERNALE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come noto ai giardinieri e agli appassionati, l&#8217;inverno è la stagione in cui si effettuano le potature, poichè le nostre amate creature giacciono in uno stato di dormienza vegetativa. In realtà, il <span style="text-decoration: underline;"><strong>mese migliore per effettuare tagli è dai primi di febbraio a fine febbraio</strong></span>, dopo le gelate e prima che le gemme si ricarichino di linfa. Evitate invece la fase finale dell&#8217;inverno ( la prima metà di marzo), perchè in questo periodo la pianta si sta preparando a creare nuova vegetazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">POTATURA &#8220;VERDE&#8221;</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">I lavori di potatura possono essere effettuati anche subito dopo la fine dell&#8217;attività di crescita stagionale, quindi <span style="text-decoration: underline;"><strong>tra fine maggio e giugno</strong></span> a seconda del clima. In questo modo si tende a deprimere leggermente la vegetazione. Ciò risulta particolarmente utile per le piante allevate in forma obbligata secondo le tecniche dell&#8217;ars topiaria. E&#8217; quindi un buon momento per effettuare le potature delle siepi &#8220;formali&#8221; (perlappunto in forma obbligata).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">POTATURA LEGGERA DI SFOLTIMENTO,  RIMONDA DEL SECCO E DELLO SFIORITO</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono  operazioni che si<strong> </strong>possono compiere durante tutto l&#8217;anno senza pregiudicare la salute della pianta, anzi. In generale sono interventi che servono a valorizzare la componente estetica. In particolare, le <strong>potature leggere</strong> di sfoltimento vengono effettuate per contenere esemplari cresciuti troppo in zone di passaggio (anche se solitamente ciò avviene perchè quando si mettono a dimora le piante, non sempre si tiene in considerazione le dimensioni che un esemplare adulto può raggiungere) oppure semplicemente per accorciare/eliminare un ramo che non ci piace (è malato e/o imbruttisce la forma della pianta). L&#8217;eliminazione del secco , o &#8220;<strong>rimonda del secco</strong>&#8221; come viene chiamata in gergo dai giardinieri, oltre ad avere una funzione estetica può essere utile ad areare un arbusto. L&#8217;eccessivo aggroviglio di rami, secchi e non, facilita infatti l&#8217;attacco di funghi.  Infine l&#8217;<strong>eliminazione dello sfiorito</strong> si pratica non appena i fiori sono seccati. Ciò permette alle piante che rifioriscono più volte (basti pensare alle rose moderne), di investire nuove energie nella fioritura. Al contrario, se lasciamo la pianta com&#8217;è, fiorirà molto meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">POTATURA POST-IMPIANTO</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le piante acquistate in vivaio a radice nuda o in zolla hanno prezzi bassi, ma possono essere messe a dimora solo in inverno. Al contrario quelle in contenitore costano di più, ma offrono un vantaggio enorme per chi progetta e realizza i giardini; possono essere piantumate in qualsiasi periodo dell&#8217;anno. Anche se rispettiamo questi accorgimenti e comperiamo la pianta giusta per il posto giusto, rispettandone le esigenze pedoclimatiche (di terreno, esposizione, le necessità idriche), la posa a terra è sempre una fase più o meno traumatica per la pianta. Per questo, fino a qualche tempo fa si tendeva a potare immediatamente alcuni rami secondari della pianta messa a dimora, per far sì che concetrasse le proprie risorse sui rami principali. Nuove teorie basate sull&#8217;evidenza dei fatti hanno dimostrato che è meglio aspettare prima di tagliare.<span style="text-decoration: underline;"><strong> Sarà la pianta stessa a &#8220;indicarci&#8221; quali sono i rami che vanno potati, semplicemente seccandosi in parte</strong></span> (se è completamente secca, forse dovremo &#8220;rivedere&#8221; qualche nostra  considerazione!). Al contrario, tagliando subito dopo la piantumazione, si corre il rischio di rimuovere porzioni eccessive di vegetazione. Ovviamente, è sempre valido il concetto di fondo per cui si possono operare piccoli e leggeri tagli in qualsiasi momento, quindi anche dopo l&#8217;impianto. Non sempre in vivaio si trovano piante perfette; per soddisfarre il nostro gusto estetico ( e quello del cliente!), qualche taglietto al punto giusto non farà assolutamente male alla pianta.<span style="text-decoration: underline;"><strong> </strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">QUANTO POTARE?</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><img class="size-medium wp-image-1934 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="potatura-capitozzatura" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/potatura-capitozzatura-226x300.jpg" alt="Filare di tigli capitozzati" width="226" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Aldilà di quanto appena detto, vale l&#8217;indicazione di massima per cui <span style="text-decoration: underline;"><strong>non bisognerebbe mai asportare più del 30% della chioma</strong></span>, per non compromettere il vigore e la salute degli organismi vegetali. Indicazioni simili valgono per gli alberi ma anche per gli arbusti. Abbiamo constatato che arbusti sottoposti a potature tradizionali ( quasi a livello del terreno) vivono di meno e sono sicuramente più deboli delle altre. Ovvio che  il suggerimento dovrebbe avere un valore di prescrizione nel caso degli alberi. Ci dispiacerebbe constatare chela nostra rosa preferita è sofferente, ma ancor più non saremmo contenti di ricevere un ramo di 300 Kg sul coppino! L&#8217;esempio sarà anche colorito, ma è quel che può succedere se pratichiamo tagli errati, sfoltiamo eccessivamente la chioma, oppure se, più semplicemente, scegliamo il periodo sbagliato per praticare queste delicate operazioni. Nell&#8217;immediato non constateremo nulla, anzi ci sembrerà che la pianta stia molto meglio di prima! L&#8217;iper produzione di nuovi getti di rami e di foglie dalla dimensione notevole che segue a tali potature, potrebbe apparire come un segnale della vitaltà dell&#8217;esemplare. E&#8217; il cosiddetto fenomeno della <strong>macrofillia</strong>, che induce l&#8217;osservatore inesperto a considerare le potature eccessive (le cosiddette capitozzature) come una buona pratica.<strong> </strong>Di seguito le <span style="text-decoration: underline;"><strong>otto buone ragioni per non capitozzare un albero</strong></span>, tratto da &#8220;Arborist&#8217;s Certification Study Guide&#8221; a cura dell&#8217; <a href="http://www.isa-arbor.com/italian.aspx"><strong>International Society of Arboriculture</strong></a> (USA 1991).</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">1).Deficit di sostanze nutritive</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Molti non sanno che la pianta sottoposta alla &#8220;cura&#8221; della potatura violenta, ha disperso una forte quantità di energia. Infatti, con le capitozzature si eliminano porzioni di chioma tale da sconvolgere l&#8217;assetto generale di un albero , interrompendo temporaneamente la capacità di produrre sostanze nutritive. Questo determina una vera e propria &#8220;crisi energica&#8221; a discapito di funzioni importanti come la difesa da aggressioni di agenti patogeni.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>2). Shock da insolazione</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La chioma delle piante può essere paragonata ad un ombrello che protegge le parti interne dall&#8217;azione diretta dei raggi solari. Se eliminate parti consistenti della chioma, sottopporrete la corteccia dell&#8217;albero a improvvise scottature solari. Inoltre pregiudicherete la sopravvivenza degli arbusti e del sottobosco posti nelle vicinanze, tutte piante tipicamente da mezzombra.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>3). Insetti e malattie</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">I tagli errati praticati sugli alberi, formano dei monconi con superfici di taglio estese che formano legno cicatrizzato con difficoltà e con tempi lunghi. Tali mozziconi sono, di conseguenza, facilmente attaccabili da insetti e funghi.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>4). Indebolimento dei rami</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il legno di uno nuovo ramo emesso su una parte capitozzata ha un&#8217;attaccattura molto più debole di quella naturale. Se nella parte tagliata comincia un processo di decadimento del legno interno, dovuto all&#8217;aggressione di funghi, la situazione si compromette ulteriormente a seguito dello sviluppo e dall&#8217;appesantimento dei ricacci che vi sono inseriti.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>5). Ricrescita accelerata</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si praticano capitozzature con l&#8217;intenzione di contenere lo sviluppo in verticale delle piante. In realtà così facendo si ottiene l&#8217;effetto opposto. I ricacci causati dal taglio sono molto più numerosi di quelli che si svilupperebbero in condizioni normali e crescono molto più velocemente. L&#8217;albero in breve tempo torna alla situazione di partenza. In più la chioma è disordinata e poco sana.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>6). Morte del soggetto</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Alcune specie sopportano meglio gli interventi di capitozzatura. Altri, come i faggi sono particolarmente sensibili a questi interventi ed essiccano velocemente dopo la drastica riduzione del fogliame.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>7.) Risultato estetico gradevole</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Anche se una pianta non si ammala o non muore dopo un intervento drastico, il suo valore estetico è compromesso. Solo un operatore esperto, può tentare in anni di attente potature correttive di tornare alla situazione di partenza. Il risultato non è assicurato ed è sicuramente dispendioso dal punto di vista economico.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>8). Costi</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; molto  facile e , nell&#8217;immediato poco dispendioso, tagliare malamente un albero. Certamente nel caso di potature massicce, ci sono anche i costi di smaltimento.. In realtà, nel lungo periodo interventi di taglio dissennati comportano dei costi molto elevati dati dal <strong>deprezzamento dell&#8217;area e dell&#8217;albero</strong>, il <strong>costo di sostituzione in caso di morte</strong>, i <strong>danni alle piante nelle vicinanze</strong> per le condizioni mutate (vedi punto 2), il <strong>rischio di instabilità</strong>, l&#8217;<strong> aumento dei costi di manutenzione. </strong>Noi lavoriamo e abitiamo a Milano e  vi garantiamo che non è affatto raro assistere a schianti di enormi rami su cose e persone, dopo un&#8217;abbondante nevicata o anche un forte vento. E se è vero che calamità del genere possono causare la rottura e la caduta di rami di alberi sani (e potati correttamente) , è molto più probabile che ciò avvenga  con piante malate e/o potate malamente.  Il lavoro di potatura è non solo un&#8217;arte, ma anche una tecnica che si basa su importanti presupposti scientifici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">LA CAPITOZZATURA A &#8220;TESTA DI SALICE&#8221; e I BOSCHI CEDUI</span></span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-1930 alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="potatura-fascine-salice" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/fascine-salice.jpg" alt="potatura-fascine-salice" width="200" height="280" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto abbiamo detto fin ad ora, sembrerebbe che la capitozzatura sia sempre e comunque un male. In realtà, se gestita correttamente, può risultare addirittura utile e renumerativa. Ci riferiamo alla <strong>potatura a &#8220;testa di salice&#8221;</strong>, antica pratica contadina eseguita, come intuibile, sulle piante di salice. Gli innumerevoli ricacci di rami prodotti dalla pianta a seguito delle capitozzature, vengono tagliati ogni anno e utilizzati come legature per le fascine. La pianta, se riesce a superare lo shock iniziale, si adatta alla nuova condizione; bisogna continuare a tagliare i rami sempre allo stessa altezza della capitozzatura. anche per evitare che i ricacci, costituti da legno facilmente soggetto a rotture, si schiantino a terra. Si formano così le tipiche conformazioni a candelabro (le &#8220;teste di salice &#8220;per l&#8217;appunto), in parte ancora diffuse nelle campagne italiane . I salici venivano capitozzati a 2 m di altezza anche per facilitare la raccolta dei rami. E&#8217; possibile visitare un esempio di filare di salici capitozzati a Lomaniga di Missaglia, in Brianza.   Le capitozzature a testa di salice possono essere ovviamente eseguite sulle specie più resistenti e comunque in campo agricolo o forestale, dove gli aspetti estetici delle piante passano in secondo piano rispetto a quelli produttivi. La capitozzatura ha inoltre senso per i cosiddetti <strong>boschi cedui</strong>; si tagliano interi filari a diverse altezze (a ceppaia, a capitozza, solo sui rami)<em>, </em>favorendo la produzione di getti basali (<strong>polloni</strong>) o all&#8217;apice (<strong>epicormici</strong>).<em> </em>Anche in questo caso si utilizzano le piante adatte a sopravvivere a queste pratiche aggressive e comunque in ambienti controllati, dove non ci possono essere eventuali pericoli di caduta di rami per i passanti. La <em>Robinia pseudoacacia</em> è il tipico esempio di pianta trattata a ceduo. Le enormi quantità di legname ricavato vengono usate nei più svariati campi; legna da ardere, paleria, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine un ultimo accorgimento. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Disinfettate i vostri strumenti di taglio</strong></span> (forbici, cesoie, troncarami, motoseghe) prima di cominciare le operazioni di potatura. Il consiglio assume una valenza di obbligo nel caso in cui stiate trattando piante malate. In questo caso bisogna disinfettare ogni volta che potate una nuova pianta. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Eviterete il rischio di propagare l&#8217;agente patogeno da una pianta malata ad una sana</strong></span>. La disinfezione può avvenire col fuoco o con acqua bollente. Oppure, molto più praticamente, sono in commercio alcuni prodotti come i <strong>sali quaternari di ammonio e  l&#8217;ipoclorito di sodio </strong>che possono essere pennellati sulla lama dell&#8217;attrezzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori e più dettagliate informazioni vi consigliamo di visitare il sito della<a href="http://isaitalia.org/"><strong> Società Italiana d&#8217; Arboricoltura</strong></a> , sezione italiana della già citata International Society of Arboriculture.</p>
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