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	<title>GIARDINAGGIO MAGAZINE &#187; Piante</title>
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	<description>GIARDINAGGIO - MACCHINE - PIANTE - NOTIZIE</description>
	<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:12:15 +0000</pubDate>
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		<title>Begonia Gryphon, regina dell&#8217;ombra</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 13:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si tratta di una beogonia di facilissima coltivazione, dal fogliame molto dettagliato ed elegante. La sua collocazione ideale è nelle zone in ombra del giardino, ove riempie in pochi anni aree abbastanza vaste grazie alla sua capacità di accestimento elevata. Se coltivata in vaso, può rimanere verde anche fino ad inverno inoltrato con l&#8217;accortezza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4623" style="margin: 10px;" title="begonia-gryphon" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/begonia-gryphon-300x198.jpg" alt="begonia-gryphon" width="300" height="198" />Si tratta di una beogonia di facilissima coltivazione, dal fogliame molto dettagliato ed elegante. La sua collocazione ideale è nelle zone in ombra del giardino, ove riempie in pochi anni aree abbastanza vaste grazie alla sua capacità di accestimento elevata. Se coltivata in vaso, può rimanere verde anche fino ad inverno inoltrato con l&#8217;accortezza di ripararla in serra fredda o in casa vicino ad una finestra. Difficile da reperire, potrete trovarla solo in grandi vivai che trattano le ultime novità. Questa varietà infatti è stata realizzata nel 2011, una vera rarità botanica per amatori, la vedremo probabilmente nei garden più piccoli soltanto dalla fine della primavera 2012.</p>
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		<title>Giglio africano (Agapanthus praecox)</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 14:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Agapanthus praecox fa parte della famiglia delle Liliaceae. E&#8217; una pianta perenne originaria del sud Africa. Ha una radice rizomatosa e forma dei veri e propri cespugli; le foglie sono verdi e abbastanza carnose incurvate verso il basso, i fiori invece sono campanulati di colore blu più o meno intenso. Non resiste molto al freddo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-medium wp-image-4590" style="margin: 10px;" title="agapanthus" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/agapanthus-300x300.jpg" alt="agapanthus" width="300" height="300" />L&#8217;Agapanthus praecox fa parte della famiglia delle Liliaceae. E&#8217; una pianta perenne originaria del sud Africa. Ha una radice rizomatosa e forma dei veri e propri cespugli; le foglie sono verdi e abbastanza carnose incurvate verso il basso, i fiori invece sono campanulati di colore blu più o meno intenso. Non resiste molto al freddo e  per questo motivo è meglio se vengono protetti durante l&#8217; inverno. E&#8217; una pianta che non si pota, si eliminano gli eventuali fiori e foglie secche . Non sono piante paticolarmente soggette a parassiti e malattie ma in genere i nemici sono le chiocciole e lumache che danneggiano le <span id="more-4589"></span>loro foglie divorandole. Contiene delle sostanze tossiche quindi quando bisogna maneggiarla è meglio proteggersi con guanti. Se volete acquistare dei <a href="http://www.magazzinoverde.it/fiori/353-semi-di-agapanthus-praecox.html" target="_self">semi di Agapantus</a> li potete trovare a <a href="http://www.magazzinoverde.it/fiori/353-semi-di-agapanthus-praecox.html" target="_self">questo link</a></p>
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		<title>Mela d&#8217;Oriente (Pianta dei kaki)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 10:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Piante]]></category>

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		<description><![CDATA[Diospyros kaki, la pianta del &#8220;freddo&#8221; è un albero da frutto  del genere Ebenacee. E&#8217; originaria della Cina, ed è stata importata in Europa  nel Settecento, utilizzata solo come pianta ornamentale. Riesce a sopportare sia temperature molto fredde che calde; infatti viene coltivata sia al Nord che al sud d&#8217; Italia. E&#8217; molto adattabile a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-medium wp-image-4553" style="margin: 10px;" title="kaki" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/kaki-300x239.jpg" alt="kaki" width="300" height="239" /><em><strong>Diospyros kaki</strong></em>, la pianta del &#8220;freddo&#8221; è un albero da frutto  del genere Ebenacee. E&#8217; originaria della Cina, ed è stata importata in Europa  nel Settecento, utilizzata solo come pianta ornamentale. Riesce a sopportare sia temperature molto fredde che calde; infatti viene coltivata sia al Nord che al sud d&#8217; Italia. E&#8217; molto adattabile a qualsiasi tipo di terreno purchè non siano terreni salini; devono essere ben drenati, profondi e non ha bisogno di particolari trattamenti antiparassitari. Il kaki può raggiungere anche 12 mt di altezza, ha la chioma globosa, le foglie sono ovaliformi con la pagina superiore lucida. La prelibata bacca <span id="more-4549"></span>arancio intenso ha delle caratteristiche particolari; quando il frutto è maturo ha un sapore molo dolce e gustoso, mentre quando si mangia ancora acerbo punge la lingua conservando un sapore agre. Per altro è un frutto molto salutare, contiene una buona quantità di vitamina A, C , proteine ed è molto ricca di zuccheri. Molto bella esteticamente  soprattutto in questo periodo autunnale/invernale perchè, anche se è una pianta completamente spoglia di foglie, conserva ancora i suoi bei frutti tondi, che ricordano un albero addobbato.</p>
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		<title>6 - Sansevieria trifasciata (piante da interno)</title>
		<link>http://www.gmag.it/piante/6-sansevieria-trifasciata-piante-da-interno/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 17:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il nome del genere Sanseveria  (note come &#8220;lingue di suocera&#8221;) è riconducibile ad un errore risalente alla fine del 1700, quando il botanico Vincenzo Petagna inviò la prima specie conosciuta al naturalista svedese C.P. Thumberg. Petagna voleva dedicare la &#8220;nuova&#8221; specie a P.A. Sanseverino, creatore di un giardino di piante rare nell&#8217;Italia meridionale. Ma Thumberg [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4530" style="margin: 10px;" title="sanseveria" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/sanseveria-225x300.jpg" alt="sanseveria" width="225" height="300" />Il nome del genere <strong>Sanseveria </strong> (note come &#8220;lingue di suocera&#8221;) è riconducibile ad un errore risalente alla fine del 1700, quando il botanico Vincenzo Petagna inviò la prima specie conosciuta al naturalista svedese C.P. Thumberg. Petagna voleva dedicare la &#8220;nuova&#8221; specie a P.A. Sanseverino, creatore di un giardino di piante rare nell&#8217;Italia meridionale. Ma Thumberg non comprise il nome, a causa di evidenti difficoltà linguistiche, e la chiamò Sansevieria (al posto di Sanseverinia). Il genere comprende circa 60 specie, tutte erbacee, coriacee e dotate di rizomi sotterranei. Quasi tutte le specie sono africane.<span id="more-4505"></span> Oggi parleremo della specie più diffusa nei garden italiani, la <em><strong>Sansevieria trifasciata</strong></em>. Questa pianta, può raggiungere altezze notevoli in natura e, nel suo habitat originale, viene coltivata per estrarne fibre tessili. La <strong><em>Sansevieria trifasciata </em></strong>è originaria della Nigeria. Grazie alla sua <strong>facilità di coltivazione</strong> si è diffusa in tutto il mondo. Infatti, <strong>tollera l&#8217;aria secca</strong> degli appartamenti riscaldati durante l&#8217;inverno. In vaso raggiunge massimo un metro di altezza.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>FOGLIE</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le foglie sono erette, spesse, coriacee, lucide lineari e leggermente concave. Hanno un colore verde scuro striato trasversalmente  e, irregolarmente, in verde-grigio oppure biancastro. Da ogni rizoma crescono da una a cinque foglie.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>FIORI</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono portati da infiorescenze poco vistose, di colore bianco verdastro. I fiori si manifestano, solitamente, ad inizio primavera e sono piuttosto persistenti. Hanno un&#8217;altra caratteristica interessante: di notte emano un gradevole <strong>profumo</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>TERRENO</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si usa torba mescolata a terriccio universale. Ricordatevi, per evitare la formazione di pericolosi ristagni idrici, di versare l&#8217;argilla espansa sul fondo del vaso o, in alternativa, uno strato di sabbia grossolana.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>IRRIGAZIONE</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">La <em>Sanseveria </em>può<strong> resistere a lungo senza acqua</strong>, grazie alle proprie foglie succulente. Tuttavia, se volete una pianta rigogliosa, annaffiatela una volta ogni quindici giorni  in inverno e una volta a settimana nei mesi più caldi. Naturalmente queste sono indicazioni di massima. Tenete sempre conto che è una pianta che teme i marciumi radicali; non eccedete mai con le irrigazioni!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>ESPOSIZIONE e TEMPERATURA</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; preferibile posizionare il vostro esemplare in una zona luminosa della casa, avendo premura che non riceva i raggi diretti del sole. Tuttavia, la <em>Sansevieria</em> resiste egregiamente anche in zone poco illuminate. Ama temperature comprese <strong>tra i 18 e i 24° C</strong>. Inizia a soffrire con temperature intorno 13 ° C, ma può sopravvivere anche in ambienti più freddi (10°C) a patto che  l&#8217;ambiente e il terreno rimangano asciutti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>CONCIMAZIONE</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si concima <strong>una volta al mese</strong>, con il classico concime liquido per piante da interno. Attenzione a non eccedere con le concimazioni! Evitate, inoltre, di versare il prodotto direttamente sulle foglie. Si potrebbero formare delle macchie poco estetiche..</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>POTATURA</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non sono richieste operazioni di potatura particolarmente complesse; rimuovete le foglie secche.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>RINVASATURA</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">La rinvasatura deve essere eseguita <strong>ad anni alterni</strong>, nei primi mesi primaverili. Quando non viene rinvasata, la pianta gradisce una sostituzione dei primi <span>2,5 superficiali di terriccio. </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>MOLTIPLICAZIONE</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il modo più semplice per moltiplicare la <em><em>Sansevieria trifasciata </em></em>è operare la divisione del cespo. In alternativa,  si parte da una <strong>talea fogliare</strong> lunga  circa 10 centimetri, durante il periodo tardo primaverile; la temperatura ambientale, infatti, deve attestarsi attorno ai 20 °C. Piantate la talea fogliare con l’apice rivolto verso l&#8217; alto, <span>ad una profondità di circa 5 cm</span>, avendo premura di preparare prima appositi vasi riempiti di torba e sabbia. Purtroppo i nuovi getti ci impiegano un po&#8217; di tempo prima di germogliare. In questo periodo dovrete verificare continuamente che non marciscano o dissecchino!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>AGENTI PATOGENI (malattie)</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come dicevamo, la <em><em><em>Sansevieria trifasciata</em></em></em> teme particolarmente i ristagni idrici che possono portare alla formazione di <strong>marciumi radicali</strong>, favorendo, ovviamente, l&#8217;attacco di malattie fungine. All&#8217;insorgenza di <strong>macchie brune sulle foglie</strong> con relativa marcescenza alla base, possiamo essere sicuri di avere annaffiato troppo la pianta. Levate la pianta dal vaso, avendo cura di asportare le porzioni di rizoma e foglie marcite. Le parti tagliate vanno trattate con anticrittogammico (fungicida). Fate asciugare il rizoma per una settimana, dieci giorni almeno una settimana. Ora potete rinvasare la pianta, ricordandovi di annaffiare di meno. In altri casi le foglie variegate diventano totalmente verdi; forse la pianta soffre di un&#8217;esposizione poco luminosa.. Con climi eccessivamente caldo secchi, la Sansevieria può essere attaccata dalle <strong>cocciniglie</strong>. Asportate gli insetti, trattate con un prodotto specifico e, se possibile, posizionate la pianta in un ambiente leggermente più umido.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>VARIETA’</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><em>Sansevieria trifasciata </em>“Laurentii”: presenta </span><span>foglie di 30-45 cm dai margini bianchi, giallastri o dorati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><em>Sansevieria t. </em>“Craigii”, dalle </span></span><span>foglie lunghe e  obovate.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span><span><em>Sansevieria t. </em>“Goldiana”  con foglie dai </span></span></span><span>margini giallo crema e </span>irregolari<span> </span>striature al centro della lamina.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>1- Bignonia (piante dimenticate)</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 09:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[rampicanti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco il primo post dedicato alle piante dimenticate dai vivaisti e dal mercato della floricoltura ornamentale (ma non da noi). Si tratta di specie con grandi qualità, ma che non troverete quasi mai in vendita nel vostro vivaio di fiducia, per motivi che vanno dalla difficoltà di moltiplicazione al poco appeal sul mercato, magari perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4413" title="bignonia-rampicante" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/bignonia-rampicante-300x225.jpg" alt="bignonia-rampicante" width="300" height="225" />Ecco il primo post dedicato alle piante dimenticate dai vivaisti e dal mercato della floricoltura ornamentale (ma non da noi). Si tratta di specie con grandi qualità, ma che non troverete quasi mai in vendita nel vostro vivaio di fiducia, per motivi che vanno dalla difficoltà di moltiplicazione al poco appeal sul mercato, magari perchè meno appariscenti e facili da coltivare di altre. La <strong>Bignonia</strong> (<strong><em>Campsis grandiflora</em></strong>) è un rampicante a foglia caduca originario delle Americhe con foglia composta e fioritura molto abbondante. Il diametro dei tronchi principali arriva in pochi anni fino a 10-15 cm di diametro, e la crescita è così vigorosa che <span id="more-4415"></span>bisogna stare attenti a far si che questa splendida pianta non si arrampichi su altri esemplari perchè potrebbe in breve tempo soffocarli. Si può riprodurre sia per talea che per seme. Se volete acquistare una confezione di semente la trovate in questo <a href="http://www.magazzinoverde.it/ornamentali/106-semi-di-bignonia-rampicante.html" target="_blank">negozio online</a>.</p>
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		<title>Sembra muschio ma non è..</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 07:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il suo nome comune è Yareta o Llareta. Trovarla non vi sarà facilissimo, visto che cresce esclusivamente in Chile ed Argentina, tra i 3200 e i 4500 metri. In realtà si tratta di estese colonie di Azorella compacta, una pianticella fiorita alta poco più di 2 millimetri.  Queste colonie ricoprono completamente piccoli gruppi di rocce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4343" style="margin: 10px;" title="botanica-llareta" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/botanica-llareta-300x200.jpg" alt="piante rare azorella compacta" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il suo nome comune è <strong>Yareta</strong> o Llareta. Trovarla non vi sarà facilissimo, visto che cresce esclusivamente in Chile ed Argentina, tra i 3200 e i 4500 metri. In realtà si tratta di estese colonie di <em><strong>Azorella compacta</strong></em>, una pianticella fiorita alta poco più di <strong>2 millimetri</strong>. <em> </em>Queste colonie ricoprono completamente piccoli gruppi di rocce fino a formare uno strato così duro e compatto che per rimuoverla è necessario un piccone. I locali la utilizzano per ricavarne un combustibile o, in pezzi, per far accendere i fuochi notturni che accompagnano le escursioni alta montagna. Tutto ciò prima che i governi degli stati in cui la pianta prospera <span id="more-4345"></span>dichiarassero illegale la raccolta e la vendita, a causa della rapida diminuzione degli esemplari in natura segnalata dai botanici locali. <strong><span style="text-decoration: underline;"> Nessuno, fino ad ora, è mai riuscito a coltivarla al di fuori del suo aerale di appartenenza a causa delle particolari esigenze in fatto di pressione, temperatura e concentrazione di ossigeno nell&#8217;aria</span></strong>. La crescita annua stimata della yareta è di circa <strong>2 cm</strong>. Naturalmente la medicina tradizionale locale attribuisce a questa pianta proprietà miracolose per la cura dei reumatismi e per il dimagrimento,  due motivi ulteriori che hanno portato al saccheggio della yareta.  <img class="alignleft size-medium wp-image-4342" title="piante-rare-yareta" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/piante-rare-yareta-300x225.jpg" alt="yareta pianta rara botanica" width="300" height="225" />Un recente studio su queste colonie ha dimostrato che la vicinanza delle piantine aiuta a mantenere costante la temperatura nelle gelide notti andine, creando un microclima di 2-3 gradi superiore alla temperatura esterna.  Un altro fatto interessante è che le colonie di Yarteta, detta anche &#8220;pianta-cuscino&#8221;, hanno un&#8217;età stimata che giunge fino ai <strong>3500 anni</strong>. C&#8217;era proprio bisogno di distruggerla per farne qualche falò ? <img class="alignleft size-full wp-image-4350" title="pianta-grassa-rara" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/pianta-grassa-rara.jpg" alt="" width="640" height="424" /></p>
<img src="http://www.gmag.it/?ak_action=api_record_view&id=4345&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>8- Magnolia x soulangeana (piante adatte alla città)</title>
		<link>http://www.gmag.it/piante/8-magnolia-x-soulangeana-piante-adatte-alla-citta/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 19:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[terreno]]></category>

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		<description><![CDATA[La Magnolia x soulangeana è un incrocio tra la Magnolia denudata e la Magnolia liliflora. Come tutti gli ibridi, presenta caratteri variabili. A differenza della più nota Magnolia grandiflora, è una specie caducifoglia. Sviluppa, inoltre un portamento arbustivo o ad alberello e, se coltivata in condizioni pedoclimatiche ideali, può raggiungere 7-8 metri di altezza.





FOGLIE
Le foglie sono alterne, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4268" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="magnolia_soulangeana" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/magnolia_soulangeana-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" />La<em><strong> Magnolia x soulangeana </strong></em>è un incrocio tra la <em>Magnolia denudata</em> e la <em>Magnolia liliflora. </em>Come<em> </em><span style="font-weight: normal;">tutti gli ibridi, presenta caratteri variabili. A differenza della più nota <em><a href="http://www.gmag.it/piante/2-magnolia-grandiflora-alberi/">Magnolia grandiflora</a>, </em>è una specie <strong>caducifoglia</strong>. Sviluppa, inoltre un </span><span style="font-weight: normal;">portamento arbustivo o ad alberello e, se coltivata in condizioni pedoclimatiche ideali, può raggiungere 7-8 metri di altezza.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3894"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">FOGLIE</span></span></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Le foglie sono</span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;"> <strong>alterne</strong>, obovate, apice acuminato, margine intero e una nervatura centrale piuttosto evidente. Sono, inoltre, molto simili alle foglie della <em>grandiflora</em>. Le cicatrici fogliari sono evidenti.</span><br />
</span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">FIORI</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Fiorisce sui rami dell&#8217;anno precedente agli inizi della primavera (<strong>febbraio-marzo</strong>); a fioritura conclusa, inizia a sviluppare l&#8217;apparato fogliare. I fiori si sviluppano sugli apici dei rami e presentano la tipica forma a coppa, simile al tulipano. L&#8217;interno dei fiori è <strong>bianco</strong>, mentre l&#8217;esterno è <strong>rosa</strong>, con gradazioni differenti in base alla varietà. </span>Inoltre, la fioritura è <strong>copiosa e profumata</strong>. I fiori sono l&#8217;elemento che ci permette di riconoscere con certezza la <em>Magnolia x  soulangeana</em>, distinguendola dalla <em>Magnolia stellata.<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">RAMI</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">I rametti giovani laterali sono<strong> rossastri</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">TRONCO e CORTECCIA<br />
</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il tronco è piuttosto <strong>irregolare</strong>, fittamente ramificato fin dalla base. La corteccia è<strong> liscia</strong> e di colore <strong>grigio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">CHIOMA</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La<em> Magnolia x  soulangeana </em>presenta una chioma <strong>globosa-espansa</strong> e, naturalmente, irregolare.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">TERRENO</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Preferisce i terreni <strong>argillosi</strong>.</span><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">IRRIGAZIONE</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La pianta ama irrigazioni regolari.  Evitate il ristagno idrico che può provocare marciumi radicali.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">ESPOSIZIONE e TEMPERATURA</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Pur sopportando condizioni di mezzombra, preferisce il pieno sole, dove sviluppa fioriture più intense.</span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;"> E&#8217; una pianta abbastanza rustica che sopporta  punte di gelo sotto lo zero.</span></span><span style="font-size: small;"> Tuttavia, teme le gelate tardive che possono comprometterne la fioritura. Per limitare tale inconveniente, coprite la vostra Magnolia con il tessuto - non - tessuto.</span><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">POTATURA</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Le potature sono tendenazialmente inutili e comunque  leggere,<strong> </strong></span>tuttalpiù<strong> </strong><span style="font-size: small;"> volte ad eliminare il secco. Se necessario, si può intervenire per diradare leggermente la chioma, al fine di garantirne una maggiore areazione. Intervenite, in ogni caso, quando non è più in fiore (fine inverno). In questo modo non pregiud</span><span style="font-size: small;">iucherete la splendida fioritura della vostra </span><em>Magnolia x  soulangeana</em> !</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">AGENTI PATOGENI (malattie)</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Teme soprattutto la<em><strong> Pseudomonas syringae</strong></em>, anche chiamata &#8220;Batteriosi della Magnolia&#8221;. Tale malattia colpisce tutte le specie/varietà appartenenti al genere <em>Magnolia</em>. Le varietà caducifoglie, cui la <em>Magnolia x  soulangeana </em> appartiene, temono maggiormente la patologia. Il batterio si presenta con macchie fogliari di colore scuro, a contorno angolato e con un lieve alone clorotico. Tale sintomatologia si presenta nel periodo primaverile, colpendo soprattutto le foglie più giovani. In estate tende a &#8220;scomparire&#8221; per ripresentarsi l&#8217;anno successivo. Per cercare di combattere la Batteriosi della Magnolia, si può agiure con trattamenti a base di rameici, nel periodo in cui cadono le foglie e durante la ripresa vegetativa. In primavera avremo premura di utilizzare tali prodotti in dosi ridotte, per non determinare fenomeni di fitotossicità nella nuova  vegetazione.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></strong></p>
<img src="http://www.gmag.it/?ak_action=api_record_view&id=3894&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>3- Argania spinosa (alberi)</title>
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		<comments>http://www.gmag.it/piante/3-argania-spinosa-alberi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 16:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Piante]]></category>

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		<category><![CDATA[fiori]]></category>

		<category><![CDATA[piante rare&esotiche]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217; Argania spinosa (conosciuto anche come Argan) appartiene alla famiglia delle Sapotacee. Questo albero è una pianta endemica del Marocco molto antica, comparsa  circa 80 milioni di anni fa.  Secondo alcuni studiosi, in quel periodo poteva vantare una diffusione molto più vasta; tutto il Nordafrica e parte dell&#8217;Europa Meridionale. Infatti, in seguito ai mutamenti climatici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4161" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="argania-spinosa" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/argania-spinosa-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />L&#8217; <em><strong>Argania spinosa</strong></em> (conosciuto anche come<strong> Argan</strong>) appartiene alla famiglia delle <em><strong>Sapotacee</strong></em>. Questo albero<em><strong> </strong></em>è una pianta <strong>endemica</strong> del Marocco molto antica, comparsa  circa 80 milioni di anni fa.  Secondo alcuni studiosi, in quel periodo poteva vantare una diffusione molto più vasta; tutto il Nordafrica e parte dell&#8217;Europa Meridionale. Infatti, in seguito ai mutamenti climatici avvenuti durante il Quaternario (era geologica tuttora in corso), si verificò una netta contrazione del suo areale di diffusione. La massima concetrazione di piante di Argan si trova attualmente nella regione del Souss, compresa tra Agadir e Essaouira per un totale di  circa 830.000 ettari di superficie. <span id="more-4151"></span>L&#8217;<em> Argania spinosa </em>è una pianta<em> </em><strong>sempreverde</strong><em> </em>che può raggiungere un&#8217;altezza di 8 - 10 metri. E&#8217;, inoltre, una pianta molto resistente e longeva; può  vivere , infatti,  fino a 150-200 anni. Il legno di Argan è molto duro e viene utilizzato dai berberi come legname da riscaldamento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">ESPOSIZIONE e POSIZIONE</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong> Le piante di <em>Argania spinosa</em> necessitano di <strong>pieno sole</strong>. Inoltre, tollerano la siccità e le temperature alte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><strong><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">TERRENO </span></span></strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ama i terreni poveri.<strong><strong><strong><strong><br />
</strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><strong><strong><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">TRONCO e CORTECCIA</span></span></strong></strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono piante che presentano un tronco <strong>nodoso</strong>, formato da diverse parti intrecciate tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><strong><strong><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">FORMA CHIOMA</span></span></strong></strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli alberi di Argan sviluppano una chioma <strong> ampia</strong> e <strong>arrotondata</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><strong><strong><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">RAMI</span></span></strong></strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I rami sono <strong>spinosi</strong>, da cui il nome botanico<strong><strong><strong><strong><strong> </strong></strong></strong></strong></strong><em>Argania spinosa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><strong><strong><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">FOGLIE</span></span></strong></strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le foglie, di cui sono ghiotti cammelli e capre, sono<strong> </strong> <strong>coriacee</strong>, <strong>lanceolate</strong>, <strong>alterne</strong> ed hanno la pagina superiore verde brillante e quella inferiore verde cinerino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">FIORI</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La fioritura avviene tra <strong>maggio</strong> e <strong>giugno</strong>. I fiori sono <strong>piccoli</strong> e <strong>campanulati</strong>. Possono essere<strong> bianchi</strong> oppure <strong>giallo-verdastri</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><strong><strong><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">FRUTTI e SEMI</span></span><br />
</strong></strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-4159" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="semi_argan" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/semi_argan.jpg" alt="" width="153" height="111" />Il frutto si presenta come bacca ovale, fusiforme ed è lunga circa 30 mm. In fase di maturazione, che avviene generalmente nel mese di luglio, diventa giallo-bruna.  La bacca contiene tre noccioli (semi). Una pianta matura è in grado di produrre  fino a 8 kg  all&#8217;anno di frutti. Dai semi, si estrae l&#8217;<strong>olio di argan</strong>, famoso anche in Occidente per le sue qualità cosmetiche. Le popolazioni berbere utilizzano   tale estratto anche come bevanda. Non vi stupite se, durante, il vostro prossimo viaggio in Marocco, vi verrà offerto l&#8217;olio di argan. Come il tradizionale tè verde, l&#8217;olio di argan è, infatti, un ottimo ed efficace dissetante!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">RIPRODUZIONE DA SEME</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo gli autorevoli studi compiuti dall&#8217;esimio professor Fouzia Bani-Aameur dell&#8217;Università di Ibn Zohr, per aumentare le probabilità che il vostro seme di Argan si sviluppi in una pianta, si consiglia di utilizzare l&#8217;<a href="http://www.gmag.it/prodotti/lacido-gibberellico/">acido gibberellico</a> , associato a temperature di 4° c per almeno 3 mesi. In questo caso, la germinazione avviene con successo nel 95% dei casi.</p>
<p style="text-align: justify;">Acquistate on-line, i semi di argan <a href="http://eshop.zr-giardinaggio.it/store/product_info.php?products_id=1393">QUI</a>!</p>
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<img src="http://www.gmag.it/?ak_action=api_record_view&id=4151&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>Piante di Natale</title>
		<link>http://www.gmag.it/piante/piante-di-natale/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/piante/piante-di-natale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 23:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Piante]]></category>

		<category><![CDATA[piante da interno]]></category>

		<category><![CDATA[piante rare&esotiche]]></category>

		<category><![CDATA[piante resistenti]]></category>

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Albero di Natale (Picea excelsa/abies o abete rosso o Peccio). 
Come noto, l&#8217;Albero di Natale è associabile ad antiche feste pagane e rappresenta tuttora uno dei più importanti simboli natalizi.
Tradizionalmente, la pianta utilizzata come Albero di Natale è il Picea excelsa (o Picea abies). Diffusa in Europa e Asia centrale-settentrionale , è una pianta a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4056" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="abete-natale" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/abete-natale-155x300.jpg" alt="" width="155" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Albero di Natale (<em>Picea excelsa/abies o </em>abete rosso<em> o </em>Peccio). </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come noto, l&#8217;Albero di Natale è associabile ad antiche feste pagane e rappresenta tuttora uno dei più importanti simboli natalizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tradizionalmente, la pianta utilizzata come Albero di Natale è il <strong><em>Picea excelsa</em></strong> (o <em><strong>Picea</strong> <strong>abies</strong>)</em>. Diffusa in Europa e Asia centrale-settentrionale , è una pianta a crescita veloce che, nel suo habitat naturale, può diventare alta anche <strong>7</strong><strong>0-80 metri</strong>. In Italia si trova allo stato naturale sulle Alpi Liguri, Giulie e in alcune zone dell&#8217;Appennino Tosco-Emiliano. Posto nel suo habitat naturale, è una pianta molto longeva. E&#8217; stato utilizzato anche in altre aree del nostro Paese, per attuare politiche di rimboschimento. Come tutte le conifere appartenenti ai generi <em>Picea</em> ed <em>Abies</em>, si caratterizza per gli aghi solitari. E&#8217; una pianta facilmente riconoscibile a causa dei rami secondari pendenti, di color bruno rossiccio. Possiede un tronco diritto e chioma conica abbastanza stretta. La corteccia risulta sottile e rossastra, da cui il nome comune di Abete rosso. Purtroppo il <strong><span style="text-decoration: underline;"><em>Picea excelsa</em> mal sopporta la siccità estiva</span></strong> che si registra nelle nostre pianure e quindi, vi sconsigliamo vivamente la sua piantumazione in tali regioni!</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4036"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per non rinunciare all&#8217; albero di Natale &#8220;vivo&#8221;, anche nelle aree calde in estate, potrete utilizzare l&#8217; <strong>Abies nordmanniana</strong> ( o Abete del Caucaso) che ha una maggiore resistenza alla siccità. Ovviamente è anch&#8217;essa una pianta da clima nordico, quindi nessuna garanzia se vorrete piantumarla nella Pianura Padana! Può raggiungere 30 m di altezza con il suo portamento eretto e una chioma piramidale &#8220;svasata&#8221; alla base. La corteccia è di color bruno.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia il <em>Picea Abies</em> che l&#8217;<em>Abies nordmanniana</em> prediligono un substrato ricco, profondo, ben <strong>drenato</strong>, con un pH leggermente<strong> acido</strong>. Inoltre, amano il <strong>sole diretto</strong><em>. </em>Sono piante con una <strong>bassa richiesta idrica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #333300;">.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Ginepro (<em>Juniperus communis</em>)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4058" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="juniperus-communis" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/juniperus-communis-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" />Già gli antichi erano convinti che il ginepro fosse in grado di allontanare i serpenti e di curarne il morso velenoso. Successivamente, il cristianesimo rafforza l&#8217;immaginario di sacralità di cui era già investito il ginepro, elevandola ad essenza in grado di purificare i mortali dai peccati; per qualcuno, la croce di Gesù era proprio in ginepro. Ancora oggi, molte famiglie appendono ghirlande ornate di ginepro alla porta d&#8217;ingresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Solitamente, a Natale si utilizza il ginepro più diffuso in Italia, ovvero il <em><strong>Juniperus communis</strong></em>. Appartenente al vasto genere delle <em>Cupressacee</em>, si caratterizza per il portamento solitamente cespuglioso, rametti a sezione triangolare, una corteccia grigio-brunastra che tende a sfaldarsi in lunghe striscie e i galbuli (pseudobacche) neri o nero-azzurrognoli. Il ginepro richiede un <strong>clima temperato</strong>, con <strong>frequenti precipitazioni estive</strong>. Può essere posizionato in  <strong>pieno sole</strong> oppure in <strong>mezzombra</strong>. Il suolo deve essere <strong>ricco</strong> e <strong>sabbioso</strong> per evitare pericolosi ristagni idrici. Il <em>Juniperus communis</em> si trova fino a 1500 metri di altezza.  I galbuli vengono usati in cucina come aroma e per ricavare il famoso alcolico &#8220;gin&#8221;. Potete voi stessi apprezzarne l&#8217;aroma schiacciando una bacca matura tra le dita o strofinando qualche ago sul palmo della mano. Altri ginepri, degni di nota per il loro valore ornamentale, sono <strong><em>Juniperus rigida</em></strong> e <strong><em>Juniperus chinensis</em></strong>.<strong><span style="font-size: medium;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Agrifoglio o pungitopo (<em>Ilex aquifolium</em>)</span></strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4057" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="agrifoglio" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/agrifoglio-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" /><strong><span style="font-size: medium;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;agrifoglio era considerata dai pagani una pianta speciale; si pensava che scacciasse i demoni e che portasse fortuna. I cristiani iniziarono ad utilizzare il pungitopo come addobbo natalizio, a causa di una sua somiglianza con la corona di spine di Cristo. Inoltre i frutti rossi, ricordano ai cristiani il sangue di Gesù crocifisso.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; <strong><em>Ilex aquifolium</em></strong>, conosciuto volgarmente come &#8220;agrifoglio&#8221; o &#8220;pungitopo&#8221; è un arbusto <strong>sempreverde</strong> che si riconosce grazie alle foglie alterne, ovali/ellittiche, lucide, coriacee e dal margine dentato in modo irregolare da spine. La fioritura primaverile è di color bianco ed è apprezzata anche per il suo <strong>profumo</strong>. I <strong><span style="text-decoration: underline;">frutti/bacche  sono rossi brillanti e sono a lungo persistenti</span></strong>. Sono le tipiche piante da sottobosco che amano l&#8217;<strong>ombra</strong> o la <strong>mezzombra</strong> e che necessitano di un<strong> terreno acido </strong>o leggermente acido,<strong> fertile</strong> e ricco di <strong>humus</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Stella di Natale (<em>Euphorbia pulcherrima</em>)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4061" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="stella-natale" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/stella-natale-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" />Secondo la tradizione cristiana, un bambino povero voleva portare un dono a Gesù, nella sera della sua nascita. Poiché si vergognava per il suo mazzo di erbe, il bambino si mise a piangere. Risultato: i ramoscelli si trasformarono in uno splendido fiore rosso!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; <strong><em>Euphorbia pulcherrima</em></strong>, meglio nota come Stella di Natale, è originaria del Messico. Nel suo habitat naturale raggiunge fino ai 4 metri di altezza! Essendo una pianta messicana, è anche, con il nostro clima, una pianta da interno che va posta in casa durante l&#8217;inverno. È, inoltre,  una pianta <strong>fotoperiodica</strong><em>.</em> Difatti va in fiore in inverno, quando le ore di luce sono ridotte. Di conseguenza, una buona luminosità favorisce lo sviluppo vegetativo a discapito della fioritura, che diventa poco generosa.  <strong><span style="text-decoration: underline;">Ponetela quindi in un luogo della casa in cui non riceva luce solare per più di otto ore al giorno e riducete al minimo l&#8217;illuminazione artificiale, fino alla comparsa dei fiori</span></strong>. A questo punto, potrete esporre con orgoglio la vostra Stella di Natale, dove tutti gli ospiti possano vederla! Il suo <strong><span style="text-decoration: underline;">fiore (chiamato ciazio) è di color giallo circondato da cinque brattee rosse</span></strong>. La Stella di Natale non ha forti esigenze idriche; annaffiatela ogni 2-3 giorni quando è in casa (inverno) e qualche innaffiatura sporadica in estate. Per godere di un&#8217;ottima fioritura, è molto importante <strong><span style="text-decoration: underline;">concimarla, durante il periodo invernale, con prodotti a base di potassio e fosforo ogni 15 giorni.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Rosa di Natale (<em>Helleborus niger</em>)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4059" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="rosa-natale" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/rosa-natale-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />L&#8217; <strong><em>Helleborus niger</em></strong>, o  rosa di Natale,  viene apprezzato soprattutto per i suoi grandi <strong>fiori inizialmente bianchi</strong> che, successivamente, virano verso un porpora tenue. La fioritura è invernale; dicembre-marzo a seconda delle zone. Non è affatto raro che raggiunga l&#8217;apice della fioritura proprio a fine dicembre, da cui il nome volgare di &#8220;rosa di Natale&#8221;. Inoltre, i fiori della rosa di Natale, sono ottimi per essere recisi, dato che anche in questa condizione, si conservano a lungo. Possono essere impiegati per formare centrotavola natalizi. Le foglie sono verdi, coriacee e persistono a lungo sulla pianta. E&#8217; la tipica pianta da bosco che teme i raggi solari diretti e che deve essere coltivata in <strong>mezzombra.</strong> Fermo restante quest&#8217;ultima avvertenza,<strong> </strong>l&#8217; <em>Helleborus niger</em> è una pianta assolutamente <strong>rustica</strong> e di <strong>facile coltivazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Stella alpina (<em>Leontopodium alpinum</em> o Edelweiss)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4060" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="stella-alpina" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/stella-alpina-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" />Tutti conoscono la leggenda per cui la stella cometa avrebbe indicato ai Re Magi la grotta del Bambin Gesù a Betlemme. Concluso il suo importante compito, un angelo domandò alla stella cometa se era suo desiderio tornare in cielo oppure rimanere sulla terra. La cometa scelse di rimanere sulla terra e, incantata dalla straordinaria bellezza delle Alpi, si posò delicatamente su una roccia. Così, l&#8217;angelo commosso, la tramutò nella nostra Stella alpina.</p>
<p style="text-align: justify;">Appartenente alla famiglia delle <em>Asteracee </em>o<em> Compositae, </em>la Stella alpina o Edelweiss, viene chiamata dai botanici col nome latino di <strong>Leontopodium alpinum. </strong>Vanta una vasta diffusione areale; Appennini, Alpi europee, Ande, Himalaya.. La Stella alpina raggiunge una altezza massima di 20 cm. Le foglie, riunite a forma di rosetta, sono ricoperte da una fitta peluria di color argento. Le brattee carnose e vellutate dei sui fiori, formano la tipica forma a stella. Ama posizioni <strong><span style="text-decoration: underline;">soleggiate, ma riparate dalla pioggia</span></strong>. L&#8217;ideale sarebbe mettere a dimora gli esemplari  di <em>Leontopodium alpinum, </em>nelle cavità della roccia. Non a caso è una delle essenze più utilizzate dagli amanti dei <strong>giardini rocciosi</strong>. Il terreno deve essere  poroso e ben <strong>drenato</strong> (composto da ghiaia, sabbia e terra di abete in modo del tutto analogo al suo habitat naturale). E&#8217; una <strong>specie vegetale protetta</strong>, perché minacciata di estinzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333300;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Vischio (<em>Viscum album</em>)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4063" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="vischio" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/viscum-album-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" />Anche il vischio fa parte della tradizione natalizia, essendo, secondo la mitologia celtica, un simbolo di buon augurio per l&#8217;anno a venire. Gli antichi la consideravano anche un emblema dell&#8217;immortalità ed eternità, dato che si pensava fosse caduta dal cielo. E&#8217; molto usato per comporre le ghirlande che si appendono alle pareti della casa, come centrotavola, per decorare i portacandele e più in generale la casa. Secondo la leggenda, due innamorati che si baciano sotto un albero di Natale addobbato con ghirlande di vischio, si sposeranno entro l&#8217;anno dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong><em>Viscum album</em></strong>, o vischio, è una pianta <strong>sempreverde</strong> <strong>epifita</strong> (come la <em><a href="http://www.gmag.it/piante/tillandsia-ionantha/#more-810">Tillandsia ionantha</a></em> di cui vi abbiamo già parlato) e appartiene alla famiglia delle <em>Viscacee. </em>Vi ricordiamo che per epifite, si intendono tutte le piante senza radici che vivono ancorate a sostegni naturali e/o artificiali. Il <em>Viscum album</em> è anche un <strong>parassita </strong>di alcuni alberi; in particolare pioppi, querce, olmi, tigli, salici, noci, meli, pino silvestre e pino montano. Infatti al contrario delle epifite <em>Tillandsie</em>, che possono vivere ancorate anche a tralicci artificiali, il vischio è un&#8217;epifita costretto a sottrarre parte della linfa grezza alle piante che lo ospitano, loro malgrado. In questo modo, il <em>Viscum album</em>, riesce ad assicurarsi le quantità di azoto indispensabili per la sua sopravvivenza e sviluppo. Il vischio ha la corteccia verde-giallognola, foglie carnose, oblunghe e coriacee ed arriva fino a mezzo metro di diametro. I suoi <strong>fiori sono gialli</strong>. I frutti  sono <strong>bacche sferiche bianche o giallastre</strong> translucide al cui interno si trovano sostanze gelatinose e collose. Tali bacche, di cui sono ghiotti gli uccelli che trasportano i semi da un albero all&#8217;altro, sono tossiche e <strong>velenose</strong> per l&#8217;uomo. Tuttavia, alcune parti del vischio sono utilizzate in <strong>medicina</strong>, mediante appositi trattamenti e nelle giuste dosi, come anti ipertensivo, antiarteriosclerotico, antispasmodico, diuretico e, secondo alcuni, antitumorale. In passato, dalle bacche e dalla corteccia, si ricava la pania per uccelli, sostanza collosa in cui rimanevano intrappolati i volatili. Gli uccelli venivano attratti proprio dalle sostanze presenti nelle bacche di vischio, di cui, come vi abbiamo appena detto, sono molto ghiotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti auguri dalla redazione di Gmag!</p>
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		<title>2- Magnolia grandiflora (alberi)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 19:07:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La Magnolia grandiflora è un albero sempreverde di prima grandezza; raggiunge, in condizioni favorevoli,  25 metri a un ritmo di 6 m in 20 anni. Originaria dell&#8217;America Centrale e degli Stati Uniti merdionali, venne importata per la prima volta in Europa agli inizi del XVII secolo, per poi diffondersi in modo più massiccio durante il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3918" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="magnolia-grandiflora" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/magnolia-grandiflora.jpg" alt="" width="300" height="300" />La <em><strong>Magnolia grandiflora</strong></em> è un albero <strong>sempreverde</strong> di <strong>prima grandezza</strong>; raggiunge, in condizioni favorevoli,  <strong>25 metri</strong> a un ritmo di 6 m in 20 anni. Originaria dell&#8217;America Centrale e degli Stati Uniti merdionali, venne importata per la prima volta in Europa agli inizi del XVII secolo, per poi diffondersi in modo più massiccio durante il XVIII secolo. Il genere <em><strong>Magnolia</strong></em>, racchiude circa 80 specie di arbusti e alberi dalle caratteristiche variabili. Ne fanno parte esemplari decidui e sempreverdi (tra cui ad es. il<em> <a href="http://www.gmag.it/piante/1-liriodendron-tulipifera-alberi/">Liriodendron tulipifera</a></em>), dalle dimensioni molto diverse a seconda della specie d&#8217;appartenenza. Inoltre, il genere <em>Magnolia,</em> vanta due grandi areali di provenienza: l&#8217;America e l&#8217;Asia. <span id="more-3876"></span>Per quanto riguarda la famiglia delle <em><strong>Magnoliaceae</strong></em>, vi facciamo notare un elemento dall&#8217;enorme interesse storico-botanico: sono state le prime piante a fiore, comparse sulla Terra circa 80 milioni d&#8217;anni fa, durante il Cretaceo. La <em>Magnolia grandiflora</em> viene utilizzata solitamente come pianta ornamentale, anche se il suo legno viene apprezzato molto dai falegnami perché durevole e di facile lavorazione. Il nome &#8220;Magnolia&#8221; deriva da Pierre Magnol, direttore del giardino botanico di Montpellier che, durante il XVII, compì importantissimi studi di botanica.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">ESPOSIZIONE e POSIZIONE</span><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il genere<em> Magnolia </em>teme il sole rovente. L&#8217;esposizione è quindi variabile in base al contesto.  Nelle zone a clima caldo, piantiamo la nostre Magnolie in <strong>mezzombra</strong>. Nelle aree a clima freddo sarà preferibile metterle a dimora in un sito a <strong>pieno sole</strong>. In generale, amano un clima estivo umido e piovoso; in Italia, le regioni più adatte alla coltivazione di <em>Magnolie</em> sono le zone alluvionali prealpine. Sono piante abbastanza <strong>rustiche</strong>. Resistono, infatti, al caldo afoso e anche al gelo, soprattutto se non è protratto per troppo tempo. In particolar modo, <strong><span style="text-decoration: underline;">le gelate tardive possono causare danni estetici alle gemme e alle foglie </span></strong>delle <em>Magnolie</em>. Quando sono colpiti esemplari che vanno in fiore in primavera/estate, come la nostra <em>Magnolia grandiflora</em>, allora i danni possono diventare ancora più seri. In questo caso, infatti, potremmo perderci parte della fioritura di queste splendide piante! Infine, gli esemplari di  <em>Magnolia grandiflora </em><strong>non temono l&#8217;inquinamento</strong>, risultando adatti alla coltivazione in città.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="font-size: medium;">TERRENO e APPARATO RADICALE</span><br />
</strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il terreno che ospita la <em>Magnolia grandiflora</em> deve essere <strong>profondo</strong>, <strong>drenato</strong> e <strong>leggermente acido</strong>. Attenzione  a non piantumarlo troppo vicino alle abitazioni; sviluppa <strong><span style="text-decoration: underline;">radici molto resistenti che possono determinare danni</span></strong>!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">TRONCO e CORTECCIA</span></strong></span></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ha un tronco dritto, robusto e, solitamente, ramificato dalla base. La corteccia è <strong>liscia</strong> e <strong>scura</strong> e tende a fessurarsi, in piccole lamine, negli esemplari più maturi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FORMA CHIOMA</span></strong></span></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p>Ha una chioma densa e tendente al <strong>conico</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">RAMI</span></strong></span></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p>I rami dell&#8217;anno sono di colore rossiccio e tomentosi (&#8221;pelosi&#8221;).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">GEMME</span></strong></span></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le gemme della <em>Magnolia grandiflora</em> sono <strong>coniche</strong>, <strong>appuntite</strong>, coperte da <strong>piccoli peli</strong> e protette da due foglioline modificate.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FOGLIE</span></strong></span></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono <strong>lanceolate</strong>, <strong>coriacee</strong>, dotate di un breve picciolo e possono raggiungere una <strong>lunghezza di 20-30 cm</strong>. Hanno una lamina<strong> ellittica</strong> e un margine liscio e rivolto verso il basso. La <strong><span style="text-decoration: underline;">pagina superiore si presenta verde scuro, mentre quella inferiore è tomentosa di colore ruggine scuro</span></strong>. Infine, la nervatura centrale è piuttosto evidente. Le foglie della <em>Magnolia grandiflora</em> hanno una durata di circa 2 anni.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FIORI</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono fiori ermafroditi di color <strong>bianco crema</strong>. Si sviluppano, solitari, sull&#8217;apice dei rami d&#8217;annata. Ciò accade esclusivamente negli <strong>esemplari con almeno 10 anni</strong>. Inoltre, sviluppano dimensioni notevoli (circa <strong>20 cm</strong>) e un <strong>profumo</strong> inconfondibile. Il singolo fiore ha una durata effimera. Tuttavia, la <em>Magnolia grandiflora</em> sviluppa molte gemme a fiore. In questo modo offre una <strong><span style="text-decoration: underline;">fioritura prolungata; dura, infatti, da maggio a fine settembre</span></strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FRUTTI</span></strong></span></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono <strong>ovali</strong>, <strong>persistenti</strong> e ricordano molto pigne lunghe 8-12 cm (il corretto nome botanico per il frutto di <em>Magnoli</em><em>a</em> è achenio). I <strong>semi rossi corallo</strong> sono profumati e  fuoriescono in autunno-inverno.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">AGENTI PATOGENI (malattie)</span></strong></span></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p><strong><strong><strong><strong> </strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;">I tessuti che sono stati danneggiati dalle gelate tardive, possono subire l&#8217;attacco della </span><strong>muffa grigia</strong><span style="font-weight: normal;">. La malattia peggiore che può colpire la <em>Magnolia grandiflora</em> è, sicuramente, la </span><strong>famigliola</strong><span style="font-weight: normal;">; è un agente patogeno fungino che determina diffusi marciumi radicali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">POTATURA</span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;">E&#8217; una pianta su cui, normalmente, si compiono solo rimozioni del secco. Infatti, per sua fortuna, ha una forma già naturalmente interessante. In vivaio viene potata da esperti giardinieri che agiscono con sapienti tagli compiuti a fine inverno, per limitare, ovviamente, il rischio di attacchi patogeni. L&#8217;esemplare reagisce bene a questo genere di potature, con un getto di nuovi rami impenetrabili. Il portamento della chioma diventa addirittura </span><span style="font-weight: normal;"><strong>piramidale</strong></span><span style="font-weight: normal;">! La forma a piramide offre anche un vantaggio pratico. Infatti, un esemplare coltivato con questa forma, occupa meno spazio di un suo simile lasciato crescere naturalmente, rendendolo adatto anche a giardini di media dimensione. Tale informazione risulta, ovviamente, utile in fase di progettazione.</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><strong><strong><strong><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">VARIETA&#8217;</span></strong></span></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Gallisoniensis&#8221;: <span style="font-weight: normal;"> selezionata dal francese barone de la Gallissonier, ha delle fortissimi analogie con la specie originaria. In vivaio, il cultivar si alleva per innesto, utilizzando come portainnesto la specie tipo. In alternativa, viene fatta sviluppare per talea. Rispetto alla specie orginaria, la <em>Magnolia grandiflora &#8220;gallisoniensis&#8221;</em> ha il</span><span style="font-weight: normal;"><span style="text-decoration: underline;"> fogliame ancora più coriaceo e lucido e la pagina inferiore è rivestita di un feltro con una colorazione ruggine più marcata</span></span><span style="font-weight: normal;">. Inoltre, </span><span style="font-weight: normal;"><span style="text-decoration: underline;">cresce di più in altezza e resiste meglio al freddo e ai terreni calcarei</span></span><span style="font-weight: normal;"> (ricordiamo che il genere <em>Magnolia </em>predilige suoli leggermenti acidi). Con queste caratteristiche, il cultivar è ancora più resistente della specie tipo e quindi maggiormente adatta alla coltivazione in città. </span></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;">Come dicevamo all&#8217;inizio dell&#8217;articolo, esistono diverse tipi di specie appartenenti al genere <em>Magnolia</em>. Tra queste la </span><em>Magnolia x soulangeana</em><span style="font-weight: normal;"> e la <em>Magnolia stellata</em>, piante dal portamento arbustivo che meritano sicuramente un discorso esaustivo a parte. Pazientate un po&#8217;, e la vostra curiosità verrà sicuramente appagata da Gmag!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3916" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="magnolia-foglia" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/magnolia-foglia-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;"> </span></p>
<dd class="wp-caption-dd"><img class="alignleft size-medium wp-image-3915" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="magnolia-fiore" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/magnolia-fiore-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></dd>
<dd class="wp-caption-dd"> </dd>
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<dd class="wp-caption-dd"><img class="alignleft size-medium wp-image-3917" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="magnolia-frutto" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/magnolia-frutto-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /> </dd>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<img src="http://www.gmag.it/?ak_action=api_record_view&id=3876&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>7- Le viti americane (piante adatte alla città)</title>
		<link>http://www.gmag.it/piante/7-le-viti-americane-piante-adatte-alla-citta/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 18:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Piante]]></category>

		<category><![CDATA[irrigazione]]></category>

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		<category><![CDATA[piante resistenti]]></category>

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		<category><![CDATA[rampicanti]]></category>

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		<description><![CDATA[In autunno, alcune piante fanno a gara per stupirci con la bellezza del loro fogliame che si colora di giallo, arancio, rosso, passando attraverso tutte le sfumature intermedie di queste tinte.. Tra i rampicanti , un posto d&#8217;onore merita il genere Parthenocissus che, grazie a l&#8217;intensità e le forti colorazioni del fogliame autunnale, si dimostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3729" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="Parthenocissus" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Parthenocissus-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" />In autunno, alcune piante fanno a gara per stupirci con la bellezza del loro fogliame che si colora di giallo, arancio, rosso, passando attraverso tutte le sfumature intermedie di queste tinte.. Tra i rampicanti , un posto d&#8217;onore merita il genere </span><strong><em>Parthenocissus</em></strong><span style="font-weight: normal;"> che, grazie a l&#8217;intensità e le forti colorazioni del fogliame autunnale, si dimostra un genere particolarmente adatto a coprire muri, tralicci, pergole.. a patto che si sia disposti a vedere queste strutture spoglie durante i mesi invernali! Naturalmente possiamo giocare con i contrasti o le somiglianze criomatiche che si possono creare tra il muro o sostegno del </span><em>Parthenocissus </em>e il rosso a tratti accesso delle foglie autunnali<span style="font-weight: normal;"> della pianta stessa. Un contrasto interessante e un po&#8217; ardito si crea con  il blu Mediterraneo. <span id="more-3713"></span>Se vogliamo andare sul sicuro piantumeremo la vite in prossimità di un muro, magari vecchio, di color rosso o grigio.</span><span style="font-weight: normal;"> Al genere</span><strong><span style="font-weight: normal;"> </span></strong><span style="font-weight: normal;"><em>Parthenocissus</em></span><span style="font-weight: normal;">, appartengono diverse specie che vengono comunemente chiamate &#8220;viti americane&#8221;, pur non essendo tutte originarie del Nuovo Mondo. Tra le specie in questione, segnaliamo subito le due maggiormente note.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;"> Il</span><strong><span style="font-weight: normal;"> </span><em>Parthenocissus quinquefolia<span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"> </span></span></em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"> </span></span></strong><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">o  vite del Canadà (originaria dell&#8217;America del Nord) dalla <strong>corteccia con lenticelle evidenti</strong></span></span><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">, si <strong>arrampica tramite viticci</strong> e le <strong>bacche velenose</strong>.  Il </span></span><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><strong> <em>Parthenocissus tricuspidata <span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">o</span></span> vite americana </em></strong></span></span></em></strong><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">(proveniente, a dispetto del nome, da Cina e Giappone) sviluppa, invece<strong>, rami dotati di radici avventizie</strong>. Entrambe sono a <strong>crescita rapida</strong>.</span></span><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"> Sono due piante molto </span></span></span></span><span style="text-decoration: underline;"><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><strong>rustiche</strong> </span></span></em></strong></span></span></em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><strong><span style="font-weight: normal;"> </span></strong></span></span></strong></span><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><span style="text-decoration: underline;">e <strong>sicuramente adatte alla piantumazione anche in contesti urbani, anche per la loro resistenza all&#8217;inquinamento atmosferico</strong></span>. Queste caratteristiche  riguardano gli appartenenti al genere <em>Parthenocissus</em> con qualche eccezione di rilievo, costituite da</span></span></span></span><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"> <strong><em>P. himayalana</em></strong> </span></span></em></strong></span></span></em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"> </span></span></strong><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">(orginaria, ovviamente, dell&#8217;Himalaya) e di</span></span></span></span><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><strong><em><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"> <strong><em>P. henryana, </em></strong></span></span></em></strong></span></span></em><span style="font-weight: normal;"> </span></strong><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;"><span style="font-style: normal;">essenze sensibili alle correnti d&#8217;aria fredda invernale. Non è sempre facile, soprattutto agli occhi di una persona poco esperta, riconoscere le diverse specie e varietà di <em>Parthenocissus</em>. Le seguenti caratteristiche si riferiscono a tutti gli appartenenti al genere, anche se troverete anche una breve descrizione delle singole specie finora nominate. </span></span></span></span></span></span></p>
<p><strong><em><strong><em><strong><em> </em></strong></em></strong></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>FOGLIE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-weight: normal;">Sono composte, picciolate, alterne e qualche volta lobate.</span></strong><span style="font-weight: normal;"><em><strong> </strong></em></span></p>
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<ul style="text-align: justify;">
<li style="text-align: justify;"><span style="font-weight: normal;"><em><strong>P.quinquefolia</strong></em><span style="font-weight: normal;"><em> </em></span><span style="font-weight: normal;">si distingue per le foglie alterne dig</span><strong><span style="font-weight: normal;">itate e opache. Sono raggruppate in ciuffi di 5-7 foglioline lanceolate, base arrotondata e apice acuminato e leggermente dentate lungo il margine.</span></strong></span></li>
</ul>
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<ul style="text-align: justify;">
<li style="text-align: justify;">Le  foglie di <em><strong>P.tricuspidata</strong></em> e di <em><strong>P.himayalana</strong></em> sono trilobate. In particolare <em><strong>P.tricuspidata</strong></em> ha le foglie a base cordata e margine dentato; le foglie alterne superiori sono composte digitate e costituite da 3 foglioline. Le foglie alterne inferiori sono semplici, lobate con 3 lobi oppure indivise.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><strong>FIORI e BACCHE</strong></strong></span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span> <strong><em>P.quinquefolia</em></strong> e <em><strong>P.tricuspidata </strong></em>hanno fiori molto piccoli, insignificanti che si sviluppano in tarda primavera, successivamente rimpiazzate da bacche grigio-azzurre molto decorative che durano spesso fino a settembre-ottobre. Tollera</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li style="text-align: justify;">I fiori di<strong> <em>P. himayalana </em></strong>sono giallo-verdi, mentre le bacche sono piccole ed hanno un colore bluastro.</li>
</ul>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>PIANTUMAZIONE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; preferibile metterle a dimora nel periodo autunnale-invernale, evitando le giornate più gelate (regola applicabile alla maggior parte delle piante!). Nel momento in cui vengono piantumati esemplari di Parthenocissus, è consigliabile mescolare la terra con letame molto maturo. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Inizialmente le pianticelle vanno sostenute e appoggiate ai sostegni che abbiamo scelto.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><strong><strong>TERRENO</strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Tollerano molto bene tutti i tipi di suolo</strong></span>, a patto che siano sufficiemente freschi durante il periodo estivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><strong><strong><strong>IRRIGAZIONE</strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; necessario irrigare in modo massiccio nella <strong>fase d&#8217;impianto</strong>. Inoltre, anche gli esemplari maturi, vanno tenuti sotto controllo durante i <strong>mesi estivi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><strong><strong><strong><strong>ESPOSIZIONE e TEMPERATURA</strong></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono molto adattibili alle esposizioni più svariate, anche se è meglio metterle a dimora in aree in <strong>pieno sole o a mezzombra</strong>. Come dicevamo, prima il genere <em>Parthenocissus </em>è rustico; sopporta bene sia il caldo che il freddo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><strong><strong><strong><strong><strong>CONCIMAZIONE</strong></strong></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Utile solo in fase d&#8217;impianto, utilizzando letame molto maturo</strong></span>. Successivamente riescono quasi sempre a soddisfare il proprio fabbisogno di elementi minerali, in modo del tutto autonomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>POTATURA</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Di solito, i <em>Parthenocissus</em> <span style="text-decoration: underline;"><strong>non hanno bisogno di particolari interventi di potatura</strong></span>. In certi casi si può optare per azioni mirate di svecchiamento, eliminando come di consueto i rami più maturi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong>AGENTI PATOGENI (malattie)</strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Queste piante possono essere attaccate da afidi, cocciniglie, ragnetti, oidio e pernospora. In realtà riescono a reagire molto bene agli attacchi parassitari, anche se al fine di mantenere un fogliame folto e vigoroso è preferibile intervenire con prodotti specifici.</p>
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<dl id="attachment_3725" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a rel="attachment wp-att-3725" href="http://www.gmag.it/piante/7-le-viti-americane-piante-adatte-alla-citta/attachment/vite-del-canada/"><img class="size-medium wp-image-3725 " style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="Vite-del-Canada" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Vite-del-Canada-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Vite del Canadà</dd>
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<p style="text-align: justify;"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong> </strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong><strong> </strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></strong></p>
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<dl id="attachment_3728" class="wp-caption alignleft" style="width: 212px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a rel="attachment wp-att-3728" href="http://www.gmag.it/piante/7-le-viti-americane-piante-adatte-alla-citta/attachment/vite-americana/"><img class="size-full wp-image-3728" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="Vite-americana" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Vite-americana.jpg" alt="" width="202" height="280" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Vite americana</dd>
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<dl id="attachment_3726" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a rel="attachment wp-att-3726" href="http://www.gmag.it/piante/7-le-viti-americane-piante-adatte-alla-citta/attachment/bacche-parthenocissus-quinquefolia/"><img class="size-medium wp-image-3726" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="Bacche-Parthenocissus-quinquefolia" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Bacche-Parthenocissus-quinquefolia-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Bacche Parthenocissus</dd>
</dl>
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<img src="http://www.gmag.it/?ak_action=api_record_view&id=3713&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>5- Aechmea fasciata (piante da interno)</title>
		<link>http://www.gmag.it/piante/5-aechmea-fasciata-piante-da-interno/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/piante/5-aechmea-fasciata-piante-da-interno/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 15:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Piante]]></category>

		<category><![CDATA[concimi&fertilizzanti]]></category>

		<category><![CDATA[fiori]]></category>

		<category><![CDATA[irrigazione]]></category>

		<category><![CDATA[malattie]]></category>

		<category><![CDATA[piante da interno]]></category>

		<category><![CDATA[piante rare&esotiche]]></category>

		<category><![CDATA[potatura]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217; Aechmea fasciata deriva il proprio nome dal greco akmè ( &#8220;punta&#8221;) a causa delle  punte acute del fiore a calice. Il suo habitat naturale si trova nelle aree tropicali dell&#8217;America centro-meridionale; il Paese in cui si registra una presenza maggiore è senza dubbio il Brasile. Appartiene alla famiglia delle Bromeliacee. Come la Tillandsia ionantha, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3564" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="aechmea-fasciata" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/aechmea-fasciata.jpg" alt="" width="230" height="201" />L&#8217; <em><strong>Aechmea fasciata</strong></em> deriva il proprio nome dal greco <em>akmè</em> ( &#8220;punta&#8221;) a causa delle  punte acute del fiore a calice. Il suo habitat naturale si trova nelle aree tropicali dell&#8217;America centro-meridionale; il Paese in cui si registra una presenza maggiore è senza dubbio il Brasile. Appartiene alla famiglia delle<strong> <em>Bromeliacee</em></strong>. Come la <a href="http://www.gmag.it/piante/tillandsia-ionantha/#more-810"><em>Tillandsia ionantha</em></a>, l&#8217; <em>Aechmea fasciata</em> è una pianta <strong>epifita</strong>, anche se in Europa e negli Stati Uniti viene trattata come  una comune &#8220;terrestre&#8221;. <span id="more-3550"></span>Ricordiamo ai lettori di Gmag, che le piante epifite (o aeree) sono organismi vegetali che vivono ancorate ad altre piante, ma anche a pali e ad altri sostegni in ambienti urbani.  Ogni epifita ha escogitato la sua particolare strategia per assorbire acqua ed elementi minerali attraverso l&#8217;aria. Nel caso dell&#8217; <em>Aechmea fasciata</em>, tale funzione viene svolta egregiamente dalla <strong>particolare coformazione ad imbuto delle foglie, che serve perlappunto a raccogliere l&#8217;acqua piovana</strong>. Le piante epifite sono tipiche delle foreste tropicali dove la vegetazione è molto fitta e gli aberi instaurano una competizione reciproca per cercare la luce, sviluppandosi parecchio in altezza. Di conseguenza gli strati più bassi della giungla sono sempre in ombra, condizione in cui pochissime specie vegetali possono sopravvivere. Le epifite sono riuscite a risolvere il problema grazie alle loro radici aeree (ancoranti o adesivizzantiì) , vivendo ad altezze in cui arriva una quantità di luce adatta per la loro sopravvivenza e variabile in base alle stagioni.  Da questa informazione, deduciamo che le epifite,  <em>Aechmea fasciata</em> compresa, sono piante che vivono tranquillamente nella <strong>mezzombra</strong>, anche se, per fiorire necessitano di un certo periodo di <strong>luce diretta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FOGLIE</span><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le <span style="text-decoration: underline;"><strong>foglie hanno la tipica disposizione a rosetta</strong></span>, dotate di una parte centrale tubolare vuota da cui si possono osservare le infiorescenze. Nel linguaggio dei giardinieri i fiori vengono chiamati &#8220;vaso&#8221; oppure &#8220;imbuto&#8221;. Tali caratteristiche riguardano anche altre appartenenti alla famiglia delle <em>Bromeliacee</em>. In particolare, le foglie della <em>Aechmea fasciata </em>sono <strong>rigide</strong>,<strong> lunghe fino a 45 cm</strong> e <strong>larghe circa 10</strong> cm negli esemplari adulti. Inoltre presentano un <strong>margine fogliare spinoso</strong>, sono <strong>grigio-verdi</strong> con <strong>striature orizzontali grigio argentate (da cui il nome &#8220;fasciata!) . </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>FIORI</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-3562" href="http://www.gmag.it/piante/5-aechmea-fasciata-piante-da-interno/attachment/aechmea-fasciata-fiori-foglie/"><img class="alignleft size-medium wp-image-3562" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="aechmea-fasciata-fiori-foglie" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/aechmea-fasciata-fiori-foglie-300x159.jpg" alt="" width="300" height="159" /></a>Il fiore può raggiungere i 40 cm di altezza ed è costituito da <strong>diverse brattee spinose rosa</strong>. I soggetti sani sviluppano  un&#8217;<strong>infiorescenza che può durare anche 6 mesi</strong>, al contrario dei piccoli fiorellini celestini che si sviluppano tra le brattee. Questi piccoli fiori tendono, infatti, a scomparire in fretta. La fioritura delle brattee si verifica solitamente in <strong>estate</strong>, nei mesi di <strong>giugno-luglio</strong>. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Dopo la fioritura, è molto probabile che , le foglie che hanno generato il fiore, deperiscano</strong></span><strong>.</strong> Tuttavia, al contempo sviluppa alcuni<strong> germogli basali</strong>.  <span style="text-decoration: underline;"><strong>Vi consigliamo di comprare un esemplare già in fiore, coltivato in serra. Infatti è molto improbabile assistere ad una sua fioritura in appartamento</strong></span>, dove dovremmo avere condizioni di elevata luminosità ed alta umidità ambientale.</p>
<div>
<div><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">TERRENO</span><br />
</strong></span></div>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; <em>Aechmea fasciata </em>desidera<em> </em>un <strong>terriccio molto poroso</strong>. L&#8217;ideale sarebbe procurarsi delle radici di felci, mescolate a terra di foglie poco matura e sabbia. In alternativa va benissimo <span style="text-decoration: underline;"><strong>mescolare parti uguali torba, sfagno e terriccio di foglie poco maturo</strong></span>. Utilizzate sempre<strong> </strong><span style="text-decoration: underline;"><strong>v</strong><strong>asi piccoli , fin quasi al limite di stabilità della pianta, dotati di un&#8217;ottima &#8220;fognatura&#8221; (buchi di drenaggio)</strong></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>IRRIGAZIONE</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le <span style="text-decoration: underline;"><strong>innaffiature sono regolari in estate</strong></span>, finchè le teniamo all&#8217;aperto. In <span style="text-decoration: underline;"><strong>inverno è bene distanziare anche di 20 giorni le irrigazioni</strong></span>. L&#8217;acqua deve essere versata in due punti. In primo luogo nel sottovaso per aumentare l&#8217;umidità (ricordiamo che l<em>&#8216;Aechmea fasciata</em> è una pianta tropicale!) e la capacità delle radici di espandersi nel pane di terra, evitando pericolosi fenomeni di spiralizzazione della stessa. Inoltre, in modo del tutto analogo a ciò che accade già in natura,  si può riempire la rosetta centrale con 2 cm di acqua, preferibilmente piovana. Abbiate premura di cambiare l&#8217;acqua nella rosetta ogni 20 giorni, per evitare la formazione di cattivi odori. Tenete presente che <span style="text-decoration: underline;"><strong>è fondamentale bagnare l<em>&#8216;Aechmea fasciata</em> sia dal sottovaso che dalla rosetta</strong></span> <strong>(quando non è in fiore!)</strong>.  <span style="text-decoration: underline;"><strong>Essendo, infatti, una pianta facilmente soggetta a marcescenze del colletto</strong></span> (anche perchè in natura non è abituata a vivere in piena terra!) l&#8217;acqua versata direttamente nel terreno non le fa sicuramente bene! Ancora peggio se decideste di versare acqua nella rosetta e nel terreno ; in questo modo si verificherebbe un fenomeno di doppia umidità (interna e esterna al colletto) con tutte le conseguenze disastrose del caso (marcescenza, deperimento, morte del soggetto). <span style="text-decoration: underline;"><strong>Nei periodi in cui è in fiore, bagnate esclusivamente dal sottovaso.</strong></span> Per salvare un esemplare che è stato irrigato in modo eccessivo/erroneo, eliminate completamente l&#8217;acqua nella rosetta e portatelo in un luogo caldo e areato. Al contrario, carenze idriche si rivelano tramite i bordi delle foglie che diventano scuri. In questo caso immergete il vaso in acqua per qualche ora, fino a metà della sua altezza.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>ESPOSIZIONE e TEMPERATURA</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ormai vi sarà chiaro che l<em>&#8216;Aechmea fasciata</em> ha bisogno di molta luce per andare in fiore. Se avete seguito il nostro consiglio, acquistando un esemplare già in fiore, va benissimo anche la <strong>luce indiretta/mezzombra</strong>. In casa si consiglia, di utilizzare tende che filtrino la luce diretta del sole. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Non ponetela mai vicino a fonti dirette di calore</strong></span> (termosifoni, forni, etc.).<span style="text-decoration: underline;"><strong> Non tollera le correnti d&#8217;aria.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<em>Aechmea fasciata </em>predilige<span style="text-decoration: underline;"><strong> temperature comprese tra i 15 e i 20° C</strong></span>, mai sotto i 10-11° C.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>CONCIMAZIONE</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Non è una pianta che esige particolarmente le concimazioni</strong></span><strong>.</strong> Per favorire la fioritura, potete comunque di acquistare concimi liquidi speciali dal vostro garden center di fiducia. <strong><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>POTATURA</strong></span></span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non necessita di particolari operazioni di potatura.</span><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>RINVASATURA</strong></span></span></p>
<p>E&#8217; un&#8217;operazione che deve essere compiuta <span style="text-decoration: underline;"><strong>ogni 2 anni, prima della fioritura</strong></span>. <strong><br />
</strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>MOLTIPLICAZIONE</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si utilizzano i <strong>getti basali nuovi</strong> che si sviluppano dopo la fioritura. Possiamo decidere di rimuoverli e metterli in un numero corrispondenti   di nuovi vasi. In alternativa si lasciano dove sono. In uno spazio   ristretto si genera, in questo modo, un folto gruppo di piante e,   ovviamente, altrettanti fiori. E&#8217; meglio aspettare che tali getti abbiano almeno un abbozzo di radici prima di procedere alla propagazione. In caso contrario si può decidere di utilizzarli come talee, ponendoli in vasetti dotati di un substrato poroso poco umido e areato (senza chiusura).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>AGENTI PATOGENI (malattie)</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre al <strong>marciume del colletto</strong> di cui vi abbiamo già ampliamente parlato, l&#8217;<em>Aechmea fasciata</em> può essere attaccata dal <strong>ragnetto rosso</strong>. In questo caso<strong> </strong>potremo osservare le tipiche <strong>macchie brunastre sulle giovani foglie</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>VARIETA’</strong></span></span></p>
<p>Esistono diversi cultivar prodotti in vivaio.<strong> Di seguito un elenco delle più diffuse.<br />
</strong></p>
<ul>
<li><em>Aechmea</em> <em>fasciata</em> &#8220;Aton&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f. </em>&#8220;Auslese&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Chantata&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Charles Hodgson&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Checkers&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f. </em>&#8220;Club Maurice&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Cosmic Starburst&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;DeLeon&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Dennis B.&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Donna Marie&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Fascidata&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f. </em>&#8220;Fascini&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Friederike&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Frost&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Fulgens&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f. </em>&#8220;Fulgo-Fasciata&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f. </em>&#8220;Henrietta&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Ivory&#8221;</li>
<li><em>Aechmea f.</em> &#8220;Julie Sewell&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Kiwi&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Leucadia&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Margarita L.&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Marmorata&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Mona&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Morgana&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Pink Fantasy&#8221;</li>
<li><em>Aechmea f</em>. &#8220;Pink Rocket&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Primera&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Purple Velvet&#8221;</li>
<li><em>Aechmea f.</em> &#8220;Red Rocket&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Silver King&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Smoothie&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f.</em> &#8220;Starbrite&#8221;</li>
<li><em>Aechmea</em> <em>f</em>. &#8220;White Head&#8221;</li>
</ul>
</div>
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		<title>1- Liriodendron tulipifera (alberi)</title>
		<link>http://www.gmag.it/piante/1-liriodendron-tulipifera-alberi/</link>
		<comments>http://www.gmag.it/piante/1-liriodendron-tulipifera-alberi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 14:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Piante]]></category>

		<category><![CDATA[alberi]]></category>

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		<category><![CDATA[malattie]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi la Redazione di Gmag apre una nuova sezione interna alla rubrica &#8220;piante&#8221;, relativa agli alberi. Ci soffermeremo in particolare sulle piante che si possono trovare con molta facilità nel territorio italiano, dato che sono quelle con cui noi giardinieri abbiamo a che fare più spesso. Distingueremo gli alberi innanzitutto in base alle loro dimensioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3221" style="margin: 10px; border: 1px solid black;" title="Liriodendron_tulipifera" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Liriodendron_tulipifera1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" />Oggi la Redazione di Gmag apre una nuova sezione interna alla rubrica &#8220;piante&#8221;, relativa agli <strong>alberi</strong>. Ci soffermeremo in particolare sulle piante che si possono trovare con molta facilità nel territorio italiano, dato che sono quelle con cui noi giardinieri abbiamo a che fare più spesso. Distingueremo gli alberi innanzitutto in base alle loro dimensioni potenziali. Infatti, se la pianta in questione non riesce a raggiungere tali dimensioni in un periodo che vi indicheremo, è probabile che risenta di alcune condizioni ambientali avverse! Di solito ciò avviene perchè la pianta non ha sufficiente terreno nel quale espandere le proprie radici, ma, ovviamente, possono entrare in gioco i &#8220;soliti&#8221; fattori (terreno, luce/esposizione, irrigazione, attacchi di agenti patogeni o anche tutte queste variabili insieme!).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3197"></span>Quindi, dicevamo che gli alberi possono essere distinti innanzitutto in base alle loro dimensioni potenziali. Per convenzione; gli alberi che, a piena maturità, sono considerati di <strong>prima grandezza</strong> (<strong>altezza oltre 30 m</strong>), di <strong>seconda grandezza</strong> (<strong>h compresa 20-30 m</strong>), di <strong>terza grandezza</strong> (<strong>h max. 20 m</strong>), di <strong>quarta grandezza </strong>(<strong>h max. 10 m</strong>)</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio, l&#8217;albero di cui vi parleremo oggi è il <strong><em>Liriodendron tulipifera</em></strong>, tipico esemplare di <strong>prima grandezza</strong> che, a un ritmo di 12 m in 20 anni, può arrivare a toccare i <strong>40 m</strong> di altezza x 2-3 m di larghezza! Come tutte le essenze a crescita lenta è anche longeva, tanto che può diventare una pianta secolare. Appartenente alla famiglia delle <em><strong>Magnoliacee</strong></em>, il <em>Liriodendron tulipifera</em> è anche noto come <strong>&#8220;Albero dei tulipani&#8221;</strong>, a causa delle sue infiorescenze che ricordano molto i tulipani. Pianta a originaria del Nord-Est America, è apprezzato anche per il suo <strong>legno bianco-crema pregiato</strong>, utilizzato nell&#8217;industria nautica, cartaria, in alcuni lavori fini di falegnameria, oltre che per la costruzione di pianoforti. Le tribù native del Nord America lo chiamavano &#8220;legno da canoa&#8221;, poichè da un tronco di un esemplare adulto si può ricavare legno a sufficienza per costruire una canoa da 20 persone!</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong><span style="text-decoration: underline;">ESPOSIZIONE e POSIZIONE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una pianta abbastanza rustica, che <span style="text-decoration: underline;"><strong>non teme il freddo, anche se può patire punte estreme di caldo</strong></span>; durante il caldo eccezionale del 2003, alcuni esemplari hanno sofferto particolarmente le temperature alte registrate durante quell&#8217;anno. In ogni caso ama il <strong>pieno sole</strong>, ma <strong><span style="text-decoration: underline;">teme le posizioni colpite da forti venti</span></strong>. E&#8217; adatto alla città perchè <strong>resistente all&#8217;inquinamento</strong>. L&#8217; Albero dei tulipani non teme  inoltre ristagni idrici. Al momento della piantumazione, si consiglia un sesto d&#8217;impianto (distanza tra un Liriodendron tulipifera e l&#8217;altro) di almeno 9 m e una superficie d&#8217;impianto di 12 mq.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>TERRENO e APPARATO RADICALE</strong></span><br />
</span></p>
<p>L&#8217;apparato radicale è di tipo <strong>fittonante</strong>, in grado di <span style="text-decoration: underline;">t<strong>ollerare svariati tipi di terreno</strong></span>, anche quelli sub-alcalini o sub-acidi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">TRONCO e CORTECCIA</span><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il tronco è solitamente <strong>dritto</strong> e vigoroso. La corteccia è <strong>chiara bruno-grigia</strong>. Nelle piante giovani è liscia; col passare degli anni diventa reticolata.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: bold; text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;">FORMA CHIOMA</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">La chioma è regolare e fitta; la pianta assume un portamento <strong>slanciato</strong> e <strong>piramidale aperto</strong> (vedi prima foto articolo).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">RAMI</span><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono <strong>arcuati</strong>, inserendosi ad angolo acuto/retto. I giovani rami sono lucidi e scuri. Nella parte terminale troviamo le gemme.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">GEMME</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono grosse, vellutate, appuntite e ricordano molto il<strong> &#8220;becco di un&#8217;anatra&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FOGLIE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; semplice, <strong>palmata</strong> e <strong>tronca all&#8217;apice</strong>. Ha il margine intero, con nervatura centrale marcata. La pagina superiore delle foglie di <em>Liriodendron tulipifera</em> è lucida e  verde chiara. La pagina inferiore è verde chiara, ma opaca. In <span style="text-decoration: underline;"><strong>autunno assumono una colorazione giallo-dorata, elemento particolarmente decorativo, tanto più che le foglie permangono  fino agli ultimi giorni di novembre</strong></span>. Il picciolo è piuttosto lungo (8-14 cm).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FIORI</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo è difficile (anche se non impossibile!) identificare gli splendidi fiori del <em>Liriodendron tulipifera</em>, per 2 motivi. Innanzitutto, solo le piante con almeno 15 anni possono fiorire. Inoltre, i fiori dell&#8217; Albero dei tulipani tendono a mimetizzarsi con le foglie e si dispongono sui rami più alti. Nonostante ciò, con un po&#8217; di allenamento dovreste riuscire ad inviduarli! Infatti sono <strong>biancastri</strong>, molto <strong>vistosi</strong> (diamentro di 6-8 cm) ed emettono un <strong>profumo delicato</strong>. La<strong> fioritura è estiva</strong>, con una punta nei mesi di maggio e giugno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FRUTTI</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso presenti sulla punta dei rami, i frutti dell&#8217; Albero dei tulipani sono infruttescenze <strong>coniche marroni</strong> a forma di pigna con una lunghezza di 5-8 cm. Sono visibili durante tutto l&#8217;inverno, periodo in cui raggiungono la maturità; iniziano a formarsi nel mese di luglio e si distaccano dai rami verso marzo. Attraggono uccelli e altri animali selvatici. Nella foto accanto, si può apprezzare lo sviluppo che ha il fiore in fruttificazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">AGENTI PATOGENI (malattie)</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;albero <span style="text-decoration: underline;"><strong>difficilmente viene attaccato da agenti patogeni</strong></span>. Tuttavia, le elevate temperature registrate negli ultimi anni durante il periodo primaverile-estivo, hanno favorito la proliferazione di <strong>afidi</strong> che hanno iniziato a colpire persino gli esemplari <em>Liriodendron tulipifera</em>. Il fenomeno è stato registrato ed osservato soprattutto nei parchi cittadini di Lombardia e Piemonte.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">VARIETA&#8217;</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;‘Aureomarginatum&#8221;</strong>: rispetto alla specie originaria presenta foglie dal margine di colore giallo-verdastro. Tale caratterstica permane quando il clima è fresco; nel periodo estivo torna verde. Inoltre, la pagina inferiore  delle foglie è verde-bluastra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Fastigiatum&#8221;</strong>: presenta una chioma stretta e piramidale. Le branche laterali si sviluppano in modo assurgente, rimanendo parallele al fusto principale. La fioritura, rispetto alla specie è meno intensa e avviene solo in età avanzata (20 anni circa).</p>
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<p><img class="size-medium wp-image-3215  alignleft" title="Liriodendron-tulipifera-foglie" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Liriodendron-tulipifera-foglie-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></p>
<p><img class="size-medium wp-image-3217  alignleft" title="Liriodendron-tulipifera-gemme" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Liriodendron-tulipifera-gemme-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></p>
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<p><img class="size-medium wp-image-3214  alignleft" title="Liriodendron-tulipifera-fiori" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Liriodendron-tulipifera-fiori-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p><img class="size-medium wp-image-3216  alignleft" title="Liriodendron-tulipifera-frutti" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Liriodendron-tulipifera-frutti-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" /></p>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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<div id="attachment_3219" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-3219  " title="Liriodendron-tulipifera-aureomarginatum" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/Liriodendron-tulipifera-aureomarginatum-300x294.jpg" alt="" width="300" height="294" /><p class="wp-caption-text">Foglie aureomarginatum</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<img src="http://www.gmag.it/?ak_action=api_record_view&id=3197&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<title>6- Jovibarba sobolifera e Sempervivum (piante adatte alla città)</title>
		<link>http://www.gmag.it/piante/6-la-jovibarba-sobolifera-piante-adatte-alla-citta/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 17:57:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

		<category><![CDATA[Piante]]></category>

		<category><![CDATA[piante grasse&succulente]]></category>

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		<description><![CDATA[Penso che se si dovesse fare una stima di quante piante, appartenenti ai generi Jovibarba e Sempervivum,  siano coltivate nei balconi e nei terrazzi del milanese, la stima potrebbe essere facilitata da un semplice assioma: &#8220;Chiunque abbia un balcone e non cura le piante possiede sicuramente in un vaso o in una fioriera abbandonata, un esemplare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3057" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="jovibarba-sobolifera" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/jovibarba-sobolifera-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" />Penso che se si dovesse fare una stima di quante piante, appartenenti ai generi <em><strong>Jovibarba</strong></em> e <em><strong>Sempervivum,</strong> </em> siano coltivate nei balconi e nei terrazzi del milanese, la stima potrebbe essere facilitata da un semplice assioma: &#8220;Chiunque abbia un balcone e non cura le piante possiede sicuramente in un vaso o in una fioriera abbandonata, un esemplare appartenente al genere <em>Jovibarba </em>o al genere<em> Sempervivum</em>&#8220;.  Perché abbiamo deciso di accomunare i due generi? La motivazione è molto semplice; si assomigliano molto, soprattutto agli occhi di un inesperto! L&#8217;unico <span style="text-decoration: underline;"><strong>fattore che ci aiuta a distinguere con una certa sicurezza i due generi sono le infiorescenze</strong></span>. Nel caso delle <em>Jovibarba</em> i fiori hanno solo 5-7 petali con punte pelose e una &#8220;tinta&#8221; unica verde-gialla. Al contrario, le <em>Sempervivum</em> espongono fiori con 8-16 petali glabri dai più svariati colori! Inoltre questo genere ha più specie/varietà ed è facilmente incrociabile per creare ibridi. Sia le <em>Jovibarba</em> che le <em>Sempervivum </em>appartengono alla grande famiglia delle <em> <strong>Crassulaceae</strong> </em>che ha una diffusione areale su tutti i continenti (Antartide escluso!).</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3050"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi dedicheremo una particolare attenzione alla specie <em>Jovibarba sobolifera</em>. Al genere <em>Jovibarba</em> appartengono 5 specie (<em>Jovibarba arenaria, hirta</em> e la <em>sobolifera, </em>oggetto dell&#8217;articolo di oggi,<em> </em>sono le più conosciute). In particolare, la <em><strong>Jovibarba sobolifera</strong></em> è una pianta <strong>grassa/succulenta</strong> che dimostra una <span style="text-decoration: underline;"><strong>resistenza eccezionale al caldo, al gelo, alla siccità</strong>, <strong>all&#8217;inquinamento</strong></span>. Non a caso, la pianta  si adatta in natura ai contesti ambientali più disparati. Crepacci di rocce di basalto e calcare, aree sabbiose a diverse altitudini (dai bassifondi alle vette alpine), ma anche città trafficate e inquinate! Insomma la pianta perfetta per chi, pur non avendo la passione per il giardinaggio, vuole essere sicuro di trovare al proprio ritorno dalle vacanze un angolo di verde assolutamente poco impegnativo! Inoltre la <em>Jovibarba sobolifera</em> ha un altro vantaggio; la sua celebre capacità di <strong>riprodursi per propaggine, formando palle compatte</strong>. Dalle ascelle delle foglie in maturazione, si sviluppano parecchie <span style="text-decoration: underline;"><strong>rosette che, in tempi relativamente brevi, occupano/invadono la superficie di qualsiasi vaso</strong>.</span> In alternativa l&#8217;esemplare può essere impiegato nei <strong>giardini rocciosi</strong>, mettendola  a dimora negli interstizi presenti tra pietra e pietra. Ricordiamo che la <em>Jovibarba sobolifera</em> è originaria dell&#8217;Europa centrale e orientale e sviluppa <strong>fiori giallo-verdi</strong> ad inizio primavera. Ma da dove deriva questo nome curioso? La paternità deve essere attribuita allo studioso Filip Maximilian Opiz che, ispirandosi alla leggenda, ricorda come &#8220;Jupiter&#8221; (Giove/Zeus) scagliava dalla sua barba rossa fulmini sulle città degli umani che lo avevano fatto infuriare. Solo le abitazioni che avevano rosette di <em>Jovibarba</em> piantate in giardino potevano sfuggire alla sua ira!</p>
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		<title>4- Croton variegatum (piante da interno)</title>
		<link>http://www.gmag.it/piante/4-il-croton-variegatum-piante-da-interno/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 16:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Codiaeum variegatum, meglio noto come Croton variegatum, è una pianta originaria  di India e Malesia. Questa pianta può raggiungere i 90-100 cm di altezza, anche se esistono varietà nane che non crescono più di 30-40 cm. Appartiene alla famiglia delle Euforbiacee a cui si riconduncono diverse specie. Pur nell&#8217;immensa varietà di forma, dimensioni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2907" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="croton" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/croton1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" />Il <strong><em>Codiaeum variegatum</em></strong>, meglio noto come <strong><em>Croton variegatum</em></strong>, è una pianta originaria  di India e Malesia. Questa pianta può raggiungere i <strong>90-100 cm di altezza</strong>, anche se esistono <strong>varietà nane</strong> che non crescono più di 30-40 cm. Appartiene alla famiglia delle <em><strong>Euforbiacee</strong> </em>a cui si riconduncono diverse specie. Pur nell&#8217;immensa varietà di forma, dimensioni e colori, tutte le specie appartenenti a  questa famiglia vegetale hanno almeno due tratti in comune. Tutte le <em>Euforbiacee</em>, infatti,  emettono un <strong>lattice bianco molto velenoso</strong> in corrispondenza di un taglio lungo un ramo, oppure a seguito dell&#8217;asportazione di una foglia.<span id="more-2890"></span> Perciò, vi suggeriamo di utilizzare sempre guanti da giardino per compiere le eventuali operazioni di potatura. Ciò vi eviterà  fastidiosi &#8220;appiccicumi&#8221; sulle mani, abrasioni e/o intossicazioni! Il secondo tratto in comune delle <em>Euforbiacee</em> è dato dal <strong>ciazio</strong> di cui, a breve, vi parleremo più diffusamente.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FOGLIE e FIORI</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Croton variegatum </em>è una pianta equatoriale, molto <span style="text-decoration: underline;"><strong>apprezzata per gli accesi cromatismi del suo fogliame</strong></span>. Infatti, le <strong>grandi foglie  assimetriche</strong>, variamente <strong>screziate</strong> e <strong>ondulate</strong>, tendono generalmente al <strong>verde </strong>ed hanno <strong>nervature piuttosto evidenti che vanno dal giallo al rosso</strong>. Un&#8217;altra specie, il <em>Croton pictum</em>, ha foglie ancora più grandi le cui colorazioni sono sostanzialmente rosse in tutte le sue sfumature (il verde è meno presente). Per quanto riguarda i fiori, dobbiamo ancora parlarvi del ciazio, organo riproduttivo a forma di coppa (cyathium= coppa in latino). Il ciazio è costituito da 5 piccole brattee nelle quali si forma un&#8217;<strong>infiorescenza a pannocchia abbastanza insignificante</strong>. Il <strong>periodo della fioritura è l&#8217;estate</strong>, anche se, in Italia, è piuttosto raro assistere  a tale fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">TERRENO e IRRIGAZIONE</span><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Già il fatto che il  <em>Codiaeum variegatum</em> sia una pianta da interno originaria di regioni a clima equatoriale con precipitazioni monsoniche, la dice lunga sulle sue esigenze idriche.. Infatti, il <strong>terriccio del <em>Croton</em> deve essere mantenuto sempre umido</strong>, evitando che si formino pericolosi ristagni idrici. Per ovviare a questo inconveniente, oltre a una dose opportuna di materiale drenante (argilla espansa) sul fondo del vaso, vi consigliamo di <strong>riempire direttamente il sottovaso di acqua e aspettare che si svuoti</strong>; questo è il segnale inequivocabile che la pianta ha nuovamente bisogno di essere irrigata! <strong>Nebulizzate spesso le foglie</strong> e, di tanto in tanto, pulitele con un panno umido. In questo modo avrete sempre una pianta rigogliosa e delle foglie lucenti! Usate per tutte le innaffiature<strong> acqua distillata a temperatura ambiente</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">ESPOSIZIONE e TEMPERATURA</span><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questa pianta necessita di una elevata <strong>illuminazione, sempre filtrata da tendaggi</strong> per evitare ustioni del fogliame. Al contrario, con una scarsa illuminazione, le foglie diventano completamente verdi, perdendo gran parte della loro attrattiva. Il <em>Croton</em> <strong>soffre, inoltre, delle correnti d&#8217;aria</strong>; <span style="text-decoration: underline;"><strong>in inverno deve essere posizionata di fronte a una finestra (schermata con tenda) che non viene aperta spesso</strong></span>. Ancora meglio sarebbero i doppi vetri che evitano che il<em> Codiaeum</em> venga esposto agli spifferi di freddo..  La temperatura deve essere compresa <strong>tra i 15° e i 17° C in inverno</strong>, quando terrete il vostro esemplare in casa; evitate quindi di posizionare la pianta vicino a fonti di calore (caloriferi/termosifoni). <strong>Durante la bella stagione (primavera/estate)</strong>, il <em>Croton</em> gradisce <strong>temperature costanti tra il giorno e la notte, comprese tra i 23 ° e i 25° C</strong>. Gli sbalzi termici e gli spifferi d&#8217;aria gelida, possono provocare  la caduta improvvisa del fogliame. Un consiglio: una volta che la pianta è in salute perchè è stata collocata nel posto giusto, non spostatela più!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">CONCIMAZIONE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>primavera/estate</strong> dovrete somministrare del <strong>concime liquido ogni 15 giorni</strong>. Attenzione! La concimazione deve essere <span style="text-decoration: underline;"><strong>sempre eseguita quando il terriccio è umido e mai quando è secco</strong></span>, per evitare danni irreparabili al <em>Croton variegatum</em>!</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">POTATURA</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo evitare di potare il <em>Codiaeum</em>, dato che è una pianta ornamentale i cui fiori sono rari o comunque insignificanti (al contrario, arbusti da fiore come le rose devono essere potate per garantire una migliore e prolungata fioritura!). Le eventuali potature su questa pianta hanno uno scopo completamente diverso. Infatti, se decidessimo di asportare gli apici vegetativi, il <strong><em>Croton</em> tenderebbe ad assumere un portamento compatto, dato che la cimatura favorisce proprio lo sviluppo dei rami laterali</strong>. Ricordate di compiere la cimatura agli <strong>inizi della primavera</strong>. Se lasciata crescere liberamente, la pianta assume, al contrario, un portamento maggiormente sviluppato in altezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">RINVASATURA</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Rinvasate il <em>Croton</em> a <strong>primavera inoltrata</strong>. Date le dimensioni massime della pianta (90-100 cm di altezza), un <strong>vaso da 25 cm</strong> è più che sufficiente. Una volta messa a dimora nel vaso &#8220;finale&#8221;, le operazioni di rinvado diventano quindi inutili. Ricordatevi, però, di aggiungere ogni anno del terriccio nuovo!<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">MOLTIPLICAZIONE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La moltiplicazione del <em>Croton variegatum </em> avviene per <strong>talea</strong>. Si asportano le <strong>parti superiori del fusto</strong> (ad esempio quando e se cimate la pianta!), da riporre successivamente in un <strong>terriccio composto da parti uguali di torba e sabbia</strong>. L&#8217;ambiente per la propagazione deve essere<strong> molto umido</strong> e con <strong>temperature comprese tra i 21° e i 22 °</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">AGENTI PATOGENI (malattie)</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questa splendida pianta esotica può a volte perdere la propria bellezza a causa degli attacchi di alcuni agenti parassitari. Molto diffuse sono le <strong>cocciniglie</strong> (noterete alcuni insetti bruni sulle foglie e sui rami) e il <strong>ragnetto rosso </strong>che si identifica grazie alla presenza di ragnatele presenti sulla parte superiori dei rami.  Tuttavia la pianta può essere attaccata anche da <strong>afidi</strong> e <strong>acari</strong>. Recatevi nel vostro garden center di fiducia, dove sapranno consigliarvi i prodotti più adatti. Ovviamente ricordatevi che una pianta si ammala perchè già debole..<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">VARIETA&#8217;</span></strong></span></p>
<div style="text-align: justify;">Il <em><strong>Codiaeum pictum</strong> </em>(o <em>Croton pictum</em>) si distingue dal<em> variegatum</em> per la presenza di foglie le cui colorazioni tendono quasi sempre al rosso. Vi ricordiamo che le foglie del Croton variegatum sono verdi, rosse e gialle nelle nervature.</div>
<p><span style="color: #008000;"><strong><br />
</strong></span></p>
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		<title>5- Forsythia x intermedia (piante adatte alla città)</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>F.Montanari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua la &#8220;carrellata&#8221; di piante resistenti all&#8217;inquinamento della città, con un arbusto che preannuncia la primavera con la sua splendida fioritura giallo-oro: la Forsythia x intermedia, volgarmente chiamata Forsizia. Prende il nome da uno dei più grandi giardinieri che la storia conosca. Stiamo parlando di William Forsyth (1737-1804), capogiardiniere di Re Giorgio II e fondatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2718" style="border: 1px solid black; margin: 10px;" title="forsizia" src="http://www.gmag.it/wp-content/uploads/forsizia-300x282.jpg" alt="forsizia" width="300" height="282" />Continua la &#8220;carrellata&#8221; di piante resistenti all&#8217;inquinamento della città, con un arbusto che preannuncia la primavera con la sua splendida fioritura giallo-oro: la <em><strong>Forsythia x intermedia</strong></em>, volgarmente chiamata <em><strong>Forsizia</strong></em>. Prende il nome da uno dei più grandi giardinieri che la storia conosca. Stiamo parlando di William Forsyth (1737-1804), capogiardiniere di Re Giorgio II e fondatore della prestigiosa <a href="http://www.rhs.org.uk/">Royal Horticultural Society</a>. La <em>Forsythia x intermedia</em> nasce da un incrocio tra la <em>F. suspensa</em> e la <em>F. viridissima</em>, arbusti originari della Cina. <span id="more-2708"></span>E&#8217; una pianta assolutamente <strong>rustica</strong>, che non teme nè gli inverni freddi, nè le estati calde. Tuttavia, come vedremo più in dettaglio dopo, <strong>soffre le estati bollenti e aride</strong>. Inoltre è uno degli arbusti da fiore adatti alla città, dato che <strong>resiste all&#8217;inquinamento atmosferico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FOGLIE e RAMI</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le foglie ( e di conseguenza le gemme) sono <strong>opposte</strong>, <strong>dentate</strong>, <strong>lanceolate</strong> e hanno un <strong>colore verde vivo</strong>. I giovani rami di 1 anno sono <strong>giallo-verdi</strong>. Inizialmente hanno un portamento eretto e tendeno a flettersi con il peso della vegetazione. I rami  della <em>Forsizia</em> <em>x intermedia</em> sono, inoltre, provvisti di vistose <strong>lenticelle</strong>,  molto utili per il riconoscimento dell&#8217;arbusto durante la fase di dormienza vegetativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">FIORITURA</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come accenavamo prima, l&#8217;arbusto ha  <strong>fiori giallo-oro</strong> a corolla brevemente tubolosa,  simile a una campanella con 4 petali saldati alla base, tanto che gli inglesi chiamano la <em>Forsizia</em> con il nomignolo &#8220;golden bell&#8221; (campana d&#8217;oro). I fiori si sviluppano in gruppi di 2-3 nei <strong>rami di 1 anno</strong>. Nelle regioni a clima mite, la fioritura comincia a <strong>fine gennaio</strong> e si conclude nei <strong>primi di aprile</strong>. Invece, nel Nord Italia dove l&#8217;inverno è più rigido, la Forsizia comincia a fiorire tra<strong> fine  febbraio </strong>e<strong> marzo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">POSIZIONE ed ESPOSIZIONE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un arbusto da <strong>pieno sole</strong>; in condizione diverse è probabile che non fiorisca.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">ESIGENZE IDRICHE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">I giovani esemplari necessitano innaffiature abbondanti e regolari. Le forsizie adulte possono soppravvivere anche a periodi di siccità. Tuttavia, per ottenere piante più vigorose, è bene affidarsi a <strong>irrigazioni regolari</strong>.<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">TERRENO e PIANTUMAZIONE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si adatta facilmente a <strong>diversi tipi di terreno</strong>, persino a quelli argillosi pesanti. Tuttavia, è fondamentale che siano piantumati in un <strong>terreno profondo</strong>, in modo che le radici possano trovare riparo durante i periodi di siccità estiva. Per questo motivo, per la coltivazione in vaso, è necessario <strong>utilizzare contenitori profondi</strong>. Se non seguirete questa indicazioni, avrete esemplari di <em>Forsizia</em> deboli e poveri di fiori.<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">CONCIMAZIONE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono piante che <strong>non hanno richieste particolari di nutrimento</strong>, adattandosi perfettamente anche ai terreni magri.  In ogni caso, per essere  sicuri di godere di una fioritura appariscente, somministrate del concime organico a fine inverno e una concimazione a pronto effetto dopo la potatura primaverile.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">POTATURA</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte ci è capitato di constatare, con amarezza, che alcune piante sono state potate nel periodo sbagliato.. Cosa capita in questi casi? Nel migliore dei casi, la pianta fiorirà poco e male.  In realtà, molto dipende da quali e quanti rami sono stati asportati. Nel caso della nostra <em>Forsythia x intermedia</em>, bisogna<strong> aspettare che i rami di 1 anno vadano in fiore e , subito dopo, potare</strong>. Vale la solita regola; se tagliate tanto il ramo, alla stagione successiva, crescerà molto e porterà pochi e grossi fiori. Al contrario tagliando poco, il ramo si svilupperà poco e i fiori saranno tanti e piccoli. A voi la scelta..</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">AGENTI PATOGENI (malattie)</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La <em>Forsizia x intermedia</em> è molto <strong>resistente anche alle malattie</strong>. Esemplari già debilitati per altri motivi (potature indiscriminate, caldo eccessivo, esposizione in piena ombra, terreni poco profondi, etc.) possono essere attaccati da <strong>afidi</strong> e <strong>cocciniglie</strong>. Come sempre, il nostro consiglio è cercare di risolvere il problema che ha causato la sofferenza della pianta. Se persistono tali condizioni sfavorevoli, è altamente probabile che l&#8217;esemplare colpito dai parassiti si riammali, anche dopo aver trattato con insetticidi specifici.<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">VARIETA&#8217;</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Lynwood&#8221;:</strong><strong> </strong>ha fiori grandi diffusi lungo tutta la lunghezza dei rami. Si presta particolarmente alla potatura ad alberello.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Spectabilis&#8221;</strong>: ha un portamento molto compatto, che la rende adatta a formare fitte siepi. Si può utilizzare tranquillamente in ambito urbano, dato che la Forsizia non teme l&#8217;inquinamento atmosferico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Marèe d&#8217;Or&#8221;</strong>, <strong>&#8220;Boucle d&#8217;Or&#8221;</strong>, <strong>&#8220;Show Off&#8221;</strong> ( o <strong>&#8220;Mindor&#8221;)</strong>: sono Forsizie nane che non superano il metro d&#8217;altezza. Le loro fioriture sono abbondanti e precoci rispetto alla Forsizia &#8220;normale&#8221;. Queste due caratteristiche le rendono adatte a formare bordure. In particolare, la varietà &#8220;Show off&#8221; fiorisce abbondantemente lungo tutti i rami (ovviamente di 1 anno)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><span style="font-size: medium;">ASSOCIAZIONI CONSIGLIATE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Diverse specie si sposano felicemente con la <em>Forsythia x intermedia</em>. Ad esempio, i <strong><em>prunus</em></strong> e i <strong>peschi da fiore</strong>, con i loro fiori rosa o bianco-rosa. Oppure le <strong>magnolie da fiore</strong>; <em>Magnolia stellata</em> e Magnolia &#8220;Leonard Messel&#8221;. Un altro abbinamento felice è forsizia e <strong><em>Camelia japonica</em></strong>, che risulta vincente soprattutto nelle zone a clima mite, dove le camelie fioriscono tra febbraio e marzo, quando le Forsizie sono già in fiore. Anche il <strong><em>Chaenomeles japonica</em></strong> (cotogno da fiore), con i suoi fiori rosa-rosso si accosta molto bene con il giallo-oro dei petali di Forsizia. Infine è possibile mettere a dimora alla base dei nostri esemplari di <em>Forsythia x intermedia</em>, alcuni bulbi precoci, come i <strong>bucaneve</strong>, <strong>crochi</strong> e <strong>anemoni</strong>, che vanno in fiore in tardo inverno, poco prima della Forsizia.<span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
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