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L’acidità del terreno; il pH

Scritto da F.Montanari On March - 22 - 2010


Come vi abbiamo già anticipato, esistono diversi aspetti (fisico-meccanico, chimico e biologico) che determinano la qualità  e le caratteristiche di un terreno.  Dopo aver esplorato gli aspetti fisico-meccanici, è arrivato il momento di indagare le variabili chimiche. L’aspetto chimico è piuttosto complesso e tocca diversi argomenti, primo fra tutti il pH del suolo. I valori del pH sono, per convenzione, compresi tra 1 e 14. In base al valore, un terreno è considerato acido (pH compreso tra 1 e 6.8), neutro (pH 6.8-7.2), oppure alcalino-basico (pH 7.2-14). Perchè è importante conoscere il pH del terreno? Per due motivi. Innanzitutto ogni pianta vive meglio se il terreno ha un pH favorevole alla sua specie di appartenenza.  Così esistono piante acidofile (camelia, rododendro, azalea, etc) o che comunque riescono a tollerare terreni lievemente acidi (Castanea sativa, magnolia, Liquidamabar styraciflua, Quercus rubra, Betula pendula, Hedera helix), neutrofile e alcalofile (ciliegio, frassino, Cercis siliquastrum, Gleditschia triancanthos, roverella, etc).  Questa è un’indicazione di massima. Non è assolutamente scontato che una pianta, ad esempio, acidofila muoia in un terreno neutro o leggermente alcalino. Dipende ovviamente dalla resistenza del singolo esemplare (bagaglio genetico), della specie, dal fatto che vengano più o meno soddisfatti gli altri requisiti base per la sopravvivenza (esposizione, irrigazione), da eventuali malattie che possono aver pregiudicato lo stato di salute della pianta, etc. Tuttavia, è probabile che l’essenza messa a dimora in un terreno con pH sfavorevole alla propria sopravvivenza possa ammalarsi. Come tutti gli amanti del verde sanno, una pianta sofferente utilizza le proprie risorse per sopravvivere ed è difficile che vada in fiore.. In realtà, esistono piante cosmopolite, facilmente adattabili a diversi livelli di acidità del terreno. Inoltre, tenete conto che la maggior parte delle piante ornamentali che si coltivano in Italia sono neutrofile. Il secondo motivo per cui è importante conoscere l’acidità del terreno è che, a valori diversi di pH , corrispondono disponibilità diverse di elementi nutritivi. Di seguito vi illustreremo le caratteristiche dei terreni acidi e dei terreni alcalini e le operazioni che si compiono per modificare, se necessario, il loro pH.

Terreni acidi.

Si distinguono ulteriormente in peracidi (pH <5.3), acidi (pH 5.4-5.9) e subacidi (6.0-6.7). Questi terreni hanno carenza di Ca (Calcio) e Mg (Magnesio). Sono diversi i fattori che possono portare un terreno  a diventare acido. Tra le cause naturali la presenza significativa di CO2 nell’acqua, induce le radici delle piante a rilasciare dosi elevate di H (idrogeno), portando ad acidificare il terreno. Ricordiamo, inoltre, che anche l’utilizzo massiccio di concimi acidi può abbassare il pH del suolo. Ma come possiamo correggere il pH di un terreno, innalzandolo? Nel caso in cui il terreno sia subacido (pH 6.0-6.7) è abbastanza inutile modificarne il pH, perchè molte essenze neutrofile tollerano livelli bassi di  acidità nel terreno.  Se, al contrario, il suolo presenta livelli di pH più bassi di 6, allora si può intervenire con la calcitazione. Questa pratica prevede la somministrazione di calce viva o carbonato di calcio (calcio di marmo), spandendo le sostanze e, successivamente, lavorando superficialmente il suolo. Dopo aver effettuato la “calcitazione di fondo” si procede, ogni 2 anni , con altre “calcitazioni di mantenimento” (sicuramente più blande della prima). Nella seguente tabella, vi indichiamo la quantità media di materiale da utilizzare per correggere l’acidità di un terreno. Come potrete constatare i valori cambiano in base alla composizione minerale del suolo da correggere.

Terreno Calce  viva Carbonato di calcio
Sabbioso 15 quintali per ettaro o kili ogni 100 mq 30 q x ha/Kg x 100 mq
Limoso 20 q x ha/Kg x 100 mq 40 q x ha/Kg x 100 mq
Argilloso 30 q x ha/Kg x 100 mq 60 q x ha/Kg x 100 mq

Terreni alcalini.

Si distinguono in subalcalini (pH 7.3 – 8.1), alcalini (8.2 – 8.8) e peralcalini (pH > 8.8). Esistono due tipi di alcalinità. L’ alcalinità costituzionale in cui i terreni sono ricchi di calcare, Ca (calcio) e Mg (magnesio). In questo caso non è necessaria una correzione, a meno che non ci sia una percentuale di calcare attivo superiore al 5-6%. Percentuali significative di calcare attivo possono determinare fenomeni di clorosi ferrica nelle piante; infatti il ferro è insoluzzabile a causa proprio dell’azione del calcare. I terreni soggetti ad alcalinità costituzionale vengono corretti con la pratica della gessatura. Si spande sul terreno gesso (9-10 ql/ha, oppure gr/100 mq). In alternativa si può spandere polvere di zolfo (molto più efficace e conveniente del gesso), utilizzando le seguenti dosi (in grammi al mq)

pH t. sabbiosi t. limosi t. argillosi
8.5-6.5 220 275 330
8-6.5 135 165 220
7.5-6.5 55 90 110
7-6.5 12 17 35

L’alcalinità di assorbimento comporta una eccessiva presenza di Na (sodio) che demolisce la struttura del terreno e crea problemi di fitossicità nelle piante. E’ un problema tipico delle regioni a clima arido soggette a forte irrigazioni con acque salse (forte presenza di solfati /bicarbonati/ iodio) o con l’apporto di concimi di sintesi. La correzione dei terreni soggetti ad alcalinità di assorbimento si basa sulla gessatura e sul lavaggio con acqua dolce, in modo da dilavarne i sali presenti.

Come vi abbiamo già spiegato nel numero 2 di Guide verdi, si può analizzare il pH del terreno tramite test di laboratorio, oppure utilizzando appositi piaccametri. Se ne trovano in vendita sia nei garden center, sia in alcuni negozi on-line specializzati come la Direct Industry. In alternativa potete utilizzare le cartine tornasole, che si possono acquistare qui! Sono uno strumento economico e discretamente affidabile.



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