I giardinieri più famosi al mondo e la loro storia

Gianfranco Giustina è uno dei più famosi giardinieri italiani nel mondo, nato a Borgomanero in provincia di Novara, fin da piccolo era un grande appassionato di piante e fiori; fu così che da grande diventò il maestro giardiniere di casa Borromeo e delle Isole Bella e Madre. Nel 2014 ricevette, dopo aver sbaragliato una dura e competitiva concorrenza, dalla Royal Horticultural Society di Londra uno dei premi più importanti al mondo nella floricoltura, vale a dire il RHS Memorial Medal per aver contribuito in maniera brillante alla conoscenza scientifica nel campo del giardinaggio. Nella sua vita, più volte ha affermato come le difficoltà non siano mai mancate, ma non perde mai comunque l’occasione di sottolineare come anche le gioie si siano fatte vedere con grande soddisfazione dopo molto impegno e duro lavoro durato per oltre 37 anni: una delle migliori soddisfazioni che ha avuto nella vita, è quella di essere riuscito a dare vita alla prima coltivazione di protee a cielo aperto in Italia, dopo aver impiegato quasi tutta la sua carriera a studiarle e a fare dei tentativi.

Patrick Blanc è invece un biologo, botanico e paesaggista francese che ha raggiunto la notorietà in tutto il mondo grazie alla sua invenzione della tecnica del giardino verticale detta anche semplicemente muro vegetale. Cruciale per la sua crescita lavorativa, è stato un viaggio in Thailandia e Malesia, subito dopo aver terminato i suoi studi universitari, dove poté osservare la crescita delle piante sulle rocce, e da dove trasse per la prima volta l’idea di creare un giardino che si estendesse su di una superficie verticale. Lo scopo di questa sua creazione era quello di portare un pezzo di ciò che aveva visto durante il suo viaggio nella natura incontaminata di quei luoghi nel grigiore delle città, ed è così che diventò l’autore di oltre 200 opere “viventi” integrate nelle metropoli di tutto il mondo. La peculiarità che lo ha sempre distinto rispetto ad uno qualsiasi dei giardinieri anche di fama mondiale, è sempre stato il fatto che all’attività di progettista di esterni affiancasse sempre quella di ricercatore universitario e studioso di biologia; è così dunque, che dopo molti anni di ricerche nelle giungle e nelle foreste tropicali, brevettò un sistema che integrava perfettamente felci, muschi, erbe e piccoli arbusti sui muri delle città, dando il via alla realizzazione massiccia di progetti ecologici, giardini e spazzi verdi in grado di rivoluzionare il design della moderna architettura cittadina, e, nel 1986, rappresentò il suo primo lavoro di fama mondiale a Parigi.

Jeanne Millet collega canadese di Patrick Blanc, ricercatrice e biologa all’università di Montréal, da oltre 25 anni è la pioniera della cosiddetta “architettura degli alberi”. Dopo aver passato gran parte della sua carriera lavorativa a studiare e ad insegnarle biologia presso le università del Nord America, nel 2012 pubblicò il suo primo libro sull’argomento dello sviluppo e la diagnosi degli alberi, e nel 2015 il secondo. Questa tecnica inconsueta è il frutto di un accurato studio dei modelli di crescita e delle forme architettoniche degli alberi che la professoressa ha fatto durante i suoi anni di carriera, ed ha permesso di aprire nuovi orizzonti nel campo della arboricoltura.

Piet Oudolf è un giardiniere e paesaggista olandese grazie al quale le piante spontanee, le erbacee perenni e le graminacee sono diventate di gran moda nei giardini, soppiantando fiori e specie molto più pregiate. Lui le usa da anni per allestire composizioni grandi e piccine con le quali, grazie alla loro struttura robusta e resistente e i colori spontanei, ha vinto numerosi premi, ed è stato anche uno dei garden designer più premiati alla Biennale di Architettura di Venezia. Le sue opere sono state maggiormente apprezzate nel Nord Europa e America; una dei suoi giardini più importanti è stato realizzato nel 1982 nei pressi di Arnhem in Olanda, mentre uno dei suoi lavori più recenti è stato quello sulla High Line a New York City completamente realizzato con piante autoctone presenti nei territori circostanti. La natura spontanea è sempre stato l’ideale al quale si ispirava durante le sue realizzazioni, e per questo motivo è stato definito il padre dei giardini spontanei. A lui si deve anche l’invenzione del metodo “New Perennial” dove le erbacee trionfano; è talmente innamorato del suo lavoro, che durante i suoi studi e le sue ricerche, ha scoperto e battezzato oltre 70 specie di cespugli e ha creato un movimento per salvaguardarle.

facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedin