mercoledì, Maggio 22, 2024
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La tessitura e la classificazione dei suoli

terreno

Partiamo subito con una precisazione, che a molti sembrerà addirittura scandalosa, perché sovverte le comuni nozioni di giardinaggio. Le piante non trovano il loro nutrimento nel terreno, bensì nell’aria, attraverso il famoso meccanismo della fotosintesi clorofilliana. Non è questo il momento di parlarvi dettagliatamente di un meccanismo così complesso, che, ahimè,  non viene quasi mai spiegato correttamente durante gli anni della scuola dell’obbligo. E non fraintendeci. Non vogliamo assolutamente sminuire l’importanza del terreno, anzi. Infatti, nel terreno sono presenti alcuni macroelementi (Azoto, Fosforo, Potassio, Calcio, Magnesio) e microelementi (Ferro, Rame, Cloro, tanto per citarne alcuni) con cui la pianta costruisce i “mattoncini” (cellule) che la costituiscono e svolge altre funzioni di fondamentale importanza per la propria sopravvivenza. Tuttavia non dobbiamo dimenticarci che, l’energia che la pianta utilizza per compiere qualsiasi operazione (assorbimento elementi terreno, riproduzione, difesa dalle malattie) deriva dal glucosio, zucchero ottenuto attraverso la fotosintesi clorofilliana. Quindi, quando concimiamo un terreno “povero” , non facciamo altro che apportare macroelementi che riteniamo, in base alla nostra esperienza, siano carenti. Ma di certo non diamo “da mangiare” alle piante”!  La mancata conoscenza di queste informazioni basilari, può portare a conseguenze disastrose; un terreno eccessivamente concimato non fa assolutamente bene alle colture, anzi può provocarne il deperimento e, in alcuni casi, la morte! Dopo aver sfatato questo falso mito, (purtroppo ancora radicato persino tra gli amanti della natura!), possiamo entrare nel vivo del discorso.

Insieme all’acqua e alla luce, il terreno è uno dei fattori fondamentali per coltivare piante sane e rigogliose. L’azione di ognuno di questi elementi ha un peso e un’influenza ben precisa sugli altri, al punto che il terreno è considerato dagli agronomi addirittura come un “sistema dinamico” in cui il suolo, l’acqua sotterranea e l’atmosfera interagiscono tra di loro, portandolo a continui cambiamenti. All’interno del “sistema terreno” avviene inoltre, un processo di produzione, trasformazione e degradazione sia delle sostanze organiche, sia delle sostanze inorganiche o minerali. Anche la flora e la fauna contribuiscono a determinare le caratteristiche di un dato terreno, portandolo ad ulteriori trasformazioni. In altre parole, la reciproca interazione tra l’aspetto fisico-meccanico, l’aspetto chimico e l’aspetto biologico fa sì che il suolo del nostro giardino sia “buono” o “cattivo”. Oggi cominceremo a indagare l’aspetto fisico dei terreni, soffermandoci in particolare sue due fattori; la tessitura del terreno e la conseguente classificazione dei suoli.  Non abbiamo, infatti, la pretesa di esaurire un discorso così vasto e complesso in un solo articolo. Ma niente paura! Nei prossimi numeri di “Guide verdi” di Gmag vi forniremo ulteriori delucidazioni, dandovi non solo indicazioni pratiche, ma anche elementi teorici-scientifici che chiunque tratti di giardinaggio, operatore o appassionato, dovrebbe conoscere.

ASPETTI FISICO-MECCANICI DEL TERRENO. TESSITURA e CLASSIFICAZIONE DEI SUOLI

La tessitura rappresenta il primo fattore importante da analizzare in un terreno, indicando la percentuale di particelle minerali in esso contenuto. In altre parole, tramite la tessitura, possiamo suddividere i terreni secondo le dimensioni delle particelle minerali che lo compongono (granulometria). Questo ci permette di mettere in luce le qualità fisico-meccaniche del terreno. Gli elementi minerali sono classificati in base alle dimensioni delle particelle e alla stabilità con cui riescono ad aggregarsi. Esistono delle leggere differenze nel definire la granulometria delle particelle minerali. Abbiamo utilizzato come fonte il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, che fornisce la classificazione granulometrica maggiormente utilizzata al mondo.

1. Scheletro; terreni a scheletro prevalente

terreno-scheletroLo scheletro è composto da un insieme abbastanza vasto di particelle grosse, tutte dal diametro superiore ai 2 mm. Tra queste troviamo la ghiaia (diametro, ø 2-64 mm; quella più piccola viene anche chiamata “ghiaietto”), i ciottoli (ø 64–256 mm), ma anche i blocchi di pietra (ø>256 mm). Queste particelle aumentano notevolmente (e se sono troppe lo fanno in modo eccessivo!) il drenaggio, in altre parole la percolazione dell’acqua. Proprio per questo motivo, lo scheletro tende a trattenere poca acqua. Di conseguenza si consiglia, durante la realizzazione di un giardino, di eliminare i sassi superficiali più grossi. In alternativa potete interrarli a una profondità di 30-40 cm. Allo scheletro integreremo poi altri elementi minerali più piccoli e meno permeabili (sabbia, limo, argilla), ma avremo sempre l’accortezza di non eliminarlo del tutto. Rischieremmo, infatti, di cadere nel problema opposto; un terreno scarsamente permeabile e quindi facilmente soggetto a ristagni idrici. I lettori più attenti e/o esperti sanno a quali conseguenze sciagurate potrebbe portare uno scenario del genere. L’asfissia radicale, vi dice qualcosa? Per compiere un lavoro di questo tipo dovreste inoltre rivolgervi, se l’area è particolarmente vasta, a una ditta specializzata nei movimenti di terra, con tutti i costi del caso. I terreni a scheletro prevalente (per almeno il 40%) sono caratterizzati, oltre che dai problemi inerenti alla scarsa capacità di trattenuta dell’acqua di cui vi abbiamo parlato, anche da accentuati processi ossidativi. Ciò comporta una scarsa presenza di sostanza organica (humus), elemento fondamentale per la salute delle piante. Inoltre terreni di questo tipo causano una rapida usura delle macchine da giardinaggio convenzionali e, ovviamente, una certa difficoltà di esecuzione della maggior parte delle operazioni agronomiche.

2. Sabbia; terreni sabbiosi o sciolti

La sabbia ha un diametro compreso tra i 50 µm e i 2 mm (1 µm = millesimo di millimetro). Essa rende il terreno permeabile, arieggiato e soffice, quindi facilmente lavorabile!  Un terreno è sabbioso (o sciolto) quando la quantità di sabbia supera il 70%. Questo tipo di suolo condivide (anche se in modo meno spiccato), con i terreni a scheletro prevalente, due caratteristiche. Innanzitutto l’elevata permeabilità del suolo sabbioso implica una debole capacità di trattenere l’acqua. Di conseguenza sarà necessario apportare irrigazioni frequenti. Naturalmente la valutazione sull’apporto idrico, dovrà essere compiuto anche in base alle necessità idriche delle specie vegetali che abbiamo messo a dimora. L’altra caratteristica simile ai terreni a scheletro prevalente è l’accentuato processo di ossidazione, con una conseguente significativa riduzione della sostanza organica. La scarsa presenza di humus implica che il terreno sabbioso è povero di elementi nutritivi, cioè di macroelementi. Saremo quindi costretti a concimare spesso (anche qui tenendo conto delle specifiche esigenze degli organismi vegetali)! Infine i suoli a prevalenza sabbiosa sono facilmente erosi dal vento e poco dall’acqua. Aldilà di quanto abbiamo appena detto sulle caratteristiche dei suoli sabbiosi, si tenga conto che esistono alcuni tipi di colture che necessitano di un’elevata percentuale di sabbia. Tra questi ricordiamo sicuramente le essenze da tappeto erboso, ma anche, in campo agricolo, meloni, le angurie e alcuni tipi di viti. Nei lavori di giardinaggio si tende a usare sabbia fine, con una granulometria che non superi ø 0,8 mm. Questo perché uno degli impieghi principali della sabbia nel lavori di giardinaggio, è il livellamento del terreno. Solo particelle così piccole possono coprire efficacemente i vuoti/interstizi lasciati dagli elementi minerali dalla granulometria maggiore (ghiaia, pietre, etc).  Esistono diversi tipi di sabbia, derivanti sia dall’erosione/disgregazione delle rocce che dalla decomposizione organica. A noi giardinieri interessano quelle del primo tipo (anche perché sono molto più facili da trovare in commercio!). Il primo tipo di sabbia è sicuramente il meno nobile: la sabbia calcarea. Vi sconsigliamo di utilizzare la sabbia calcarea; scegliete, per i vostri lavori in giardino la sabbia silicea o quarzosa. Navigando su Internet e leggendo i commenti dei forum di giardinaggio ci siamo stupiti del fatto che molta gente non riesca a trovarla. Vi assicuriamo che è facile reperirla in un qualsiasi centro edile minimamente rifornito, a prezzi davvero contenuti; noi paghiamo all’incirca 3,5 € per un sacco da 25 Kg!  Potete inoltre trovarla nei centri commerciali specializzati e in alcuni garden center. Qui troverete solo sabbie a pH neutro, caratteristica utile per la maggior parte delle colture. Oltre che per i normali lavori di giardinaggio, la sabbia quarzosa-silicea viene utilizzata come materiale drenante per le piante carnivore. Quella venduta nei negozi di acquariofilia ha un pH molto acido, fondamentale per la buona crescita di questi affascinanti organismi vegetali. I prezzi non dovrebbero cambiare di molto; sacchi da 5-10 Kg sono venduti a 1 € al kilo. Controllate sempre la purezza della sabbia, poiché esistono dei rivenditori poco accorti o un po’ furbetti che potrebbero tentare di rifilare della sabbia mista, calcarea e quarzosa. Tenete contro che il quarzo può assumere una colorazione grigiastra, rosa o vitrea. Nei sacchi dovete trovare sabbia con una sola di queste colorazioni; evitate l’acquisto di un sacco composto da granelli colorati o tutti diversi!

3. Limo; terreni limosi

Ha una granulometria compresa tra 2 e 50 micron e, in un terreno normale, il limo rappresenta una percentuale del 25 Ha inoltre caratteristiche intermedie tra la sabbia e l’argilla, per quanto riguarda areazione, drenaggio, capacità di trattenere sostanza organica e capacità di trattenere acqua. Un terreno è limoso quando contiene una percentuale di limo superiore all’80%. Sono suoli di difficile lavorazione perché formano zolle molto dure e crostoni superficiali. Inoltre, possedendo una bassa permeabilità, il rischio di ristagno idrico e di una conseguente asfissia radicale è molto elevato.  Di norma sono poveri di sostanze nutritive. Ovviamente queste caratteristiche possono differire molto in base alla granulometria del limo che compone il terreno! Le particelle più grosse si avvicinano abbastanza alle caratteristiche della sabbia. In questo caso migliora il drenaggio, la permeabilità, l’areazione, la quantità di sostanza organica. Con particelle più fini il terreno peggiora, assumendo  caratteristiche simili all’argilla. Cosa implica? Ve lo spieghiamo subito!

4. Argilla; terreni argillosi.
Sono le particelle minerali più piccole in assoluto; qui abbiamo un ø < 2 micron. E’ proprio questa dimensione ridotta a far sì che le particelle si dispongano molto vicine le une alle altre, con una conseguente scarsa/quasi nulla areazione. L’argilla è, inoltre, scarsamente permeabile. Nei terreni argillosi (argilla>40%) si forma così uno strato superficiale di terra dura, di difficile lavorazione, perché imbevuto d’acqua. Le conseguenze per le colture cambiano in base alla stagione. In inverno l’acqua trattenuta dalle particelle di argilla, si ghiaccerà. Tutte le piante con radici fascicolanti (che corrono orizzontalmente) vedranno seriamente compromessa la propria esistenza. Tanto per farvi intuire le capacità “distruttive” dell’argilla, sappiate che uno dei modi più efficace per debellare infestazioni da gramigna (Agropyron repens), consiste proprio nell’innaffiare abbondantemente il terreno prima e durante l’inverno. Grazie all’acqua ghiacciata che riesce a spaccare i tenaci stoloni della gramigna, avremo praticato un diserbo “naturale”, a basso impatto ambientale! In estate, la situazione diventa forse ancora peggiore. Con le elevate temperature estive, l’acqua evapora dal terreno. Asciugandosi le particelle si incollano; non passa l’aria (come in inverno) e in più le radici dei vegetali non riescono ad espandersi correttamente! Inoltre vengono schiacciate in un blocco compatto e incollato, oppure strappate quando due blocchi si separano formando un crepaccio. Questi movimenti di terra fanno affiorare con facilità le radici delle specie ad apparato radicale fascicolante superficiale. Dovreste sapere che le radici esposte all’azione diretta dell’aria seccano molto velocemente..Ma passiamo agli aspetti positivi dei terreni argillosi! Innanzitutto, sono contraddistinti da una buona/elevata quantità di sostanza organica e di elementi nutritivi, indice della fertilità dei terreni. Anche se abbiamo già sottolineato le problematiche tipiche dei terreni argillosi, il buon giardiniere non deve mai dimenticare che una porzione di argilla nei terreni è comunque necessaria alla vita vegetale, proprio per l’elevata capacità di trattenere l’acqua.

5. Terreni humiferi.

In questi terreni, la dotazione di sostanza organica (humus) supera il 10%. In questa categoria rientrano i boschi e le foreste, i terreni torbosi e, in generale, gli appezzamenti che per anni, o addirittura secoli, sono stati coltivati dall’uomo.

6. Terreni franchi o a medio impasto.

Sono i terreni in cui sono presenti, in porzioni più o meno equilibrate, tutte le particelle minerali. Per convenzione:

50/70 % sabbia
25-40% limo
5-15% argilla
2% sostanza organica

Ovviamente questo è il tipo di terreno ideale, perché sono compresenti tutte le caratteristiche che permettono un corretto sviluppo delle essenze vegetali. L’aspetto negativo di un elemento (ad esempio l’impermeabilità dell’argilla) è compensato da un aspetto positivo di un altro (in questo caso dalle capacità drenanti della sabbia) e viceversa (la sabbia non ha sostanza organica, l’argilla ne è ricca). Si parla di terreno franco-argilloso/sabbioso/limoso quando uno dei tre elementi minerali, pur rientrando nella percentuale sopra indicata, è maggiormente presente rispetto agli altri. Ad esempio un terreno con il 40% di limo, il 5% di argilla, il 50 % di sabbia  e il 5 % di sostanza organica è franco-limoso. Da notare come, tutti i terreni franchi sono dotati di almeno il 50% di sabbia.

Nel prossimo numero di “Guide verdi??? vi spiegheremo a riconoscere empiricamente, senza l’utilizzo di test di laboratorio, un tipo di terreno dall’altro. Inoltre completeremo il concetto di porosità che, in realtà (i più preparati tra voi se ne saranno già accorti!), è già stato accennato in questo articolo.

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