La potatura: cenni generali

potaturaNelle ultime settimane ci sono pervenute diverse mail da Voi lettori che ci hanno suggerito di arricchire Gmag con una rubrica dedicata ai “fondamenti” del giardinaggio.  Abbiamo deciso di accontentarvi. Da oggi, su Gmag, ci sarà una nuova categoria: le “Guide verdi”! Il primo articolo parla di potatura in generale, senza aver la pretesa di esaurire un argomento così vasto e complesso. Anche perchè tali informazioni vanno necessariamente integrate con il paziente lavoro e l’esperienza diretta. A dicembre, i lavori di manutenzione ordinaria dei giardini sono praticamente fermi, a causa del riposo vegetativo delle piante. Tuttavia, è proprio a partire da questo mese che si  possono effettuare le potature più severe.  Premetto che, al contrario di quanto pensano molti, non sempre la potatura è necessaria. Ci sono infatti esemplari che sono già belli così come sono, con il loro portamento naturale. Provate ad esempio ad immaginare che orrore sarebbe un Cedrus deodara a cui è stato asportato l’apice del fusto principale! Di seguito vi forniamo un elenco dei periodi dell’anno in cui si può potare e le motivazioni che ci inducono a compiere questi delicati interventi. Naturalmente queste sono indicazioni di massima; dipende dall’annata (quindi tasso di precipitazioni e temperature medie registrate), dall’ area climatica e dal microclima in cui vive la pianta. Inoltre, si tenga conto di tre fattori. Il primo è che, come vedremo, in qualsiasi momento dell’anno è possibile compiere potature leggere per i più svariati motivi. Il secondo è che una pianta giovane resiste molto meglio a qualsiasi aggressione (compresa una potatura errata) rispetto a quelle più mature o senescenti. Il terzo è che esistono delle specie che resistono bene alle potature drastiche e altre specie più sensibili ad interventi di taglio drastici. Tra le piante più sensibili alla potatura indichiamo il ciliegio, l’albicocco, l’ippocastano, il faggio, la quercia e le conifere in generale.

POTATURA INVERNALE

Come noto ai giardinieri e agli appassionati, l’inverno è la stagione in cui si effettuano le potature, poichè le nostre amate creature giacciono in uno stato di dormienza vegetativa. In realtà, il mese migliore per effettuare tagli è dai primi di febbraio a fine febbraio, dopo le gelate e prima che le gemme si ricarichino di linfa. Evitate invece la fase finale dell’inverno ( la prima metà di marzo), perchè in questo periodo la pianta si sta preparando a creare nuova vegetazione.

POTATURA “VERDE”

I lavori di potatura possono essere effettuati anche subito dopo la fine dell’attività di crescita stagionale, quindi tra fine maggio e giugno a seconda del clima. In questo modo si tende a deprimere leggermente la vegetazione. Ciò risulta particolarmente utile per le piante allevate in forma obbligata secondo le tecniche dell’ars topiaria. E’ quindi un buon momento per effettuare le potature delle siepi “formali” (perlappunto in forma obbligata).

POTATURA LEGGERA DI SFOLTIMENTO,  RIMONDA DEL SECCO E DELLO SFIORITO

Sono  operazioni che si possono compiere durante tutto l’anno senza pregiudicare la salute della pianta, anzi. In generale sono interventi che servono a valorizzare la componente estetica. In particolare, le potature leggere di sfoltimento vengono effettuate per contenere esemplari cresciuti troppo in zone di passaggio (anche se solitamente ciò avviene perchè quando si mettono a dimora le piante, non sempre si tiene in considerazione le dimensioni che un esemplare adulto può raggiungere) oppure semplicemente per accorciare/eliminare un ramo che non ci piace (è malato e/o imbruttisce la forma della pianta). L’eliminazione del secco , o “rimonda del secco” come viene chiamata in gergo dai giardinieri, oltre ad avere una funzione estetica può essere utile ad areare un arbusto. L’eccessivo aggroviglio di rami, secchi e non, facilita infatti l’attacco di funghi.  Infine l’eliminazione dello sfiorito si pratica non appena i fiori sono seccati. Ciò permette alle piante che rifioriscono più volte (basti pensare alle rose moderne), di investire nuove energie nella fioritura. Al contrario, se lasciamo la pianta com’è, fiorirà molto meno.

POTATURA POST-IMPIANTO

Le piante acquistate in vivaio a radice nuda o in zolla hanno prezzi bassi, ma possono essere messe a dimora solo in inverno. Al contrario quelle in contenitore costano di più, ma offrono un vantaggio enorme per chi progetta e realizza i giardini; possono essere piantumate in qualsiasi periodo dell’anno. Anche se rispettiamo questi accorgimenti e comperiamo la pianta giusta per il posto giusto, rispettandone le esigenze pedoclimatiche (di terreno, esposizione, le necessità idriche), la posa a terra è sempre una fase più o meno traumatica per la pianta. Per questo, fino a qualche tempo fa si tendeva a potare immediatamente alcuni rami secondari della pianta messa a dimora, per far sì che concetrasse le proprie risorse sui rami principali. Nuove teorie basate sull’evidenza dei fatti hanno dimostrato che è meglio aspettare prima di tagliare. Sarà la pianta stessa a “indicarci” quali sono i rami che vanno potati, semplicemente seccandosi in parte (se è completamente secca, forse dovremo “rivedere” qualche nostra  considerazione!). Al contrario, tagliando subito dopo la piantumazione, si corre il rischio di rimuovere porzioni eccessive di vegetazione. Ovviamente, è sempre valido il concetto di fondo per cui si possono operare piccoli e leggeri tagli in qualsiasi momento, quindi anche dopo l’impianto. Non sempre in vivaio si trovano piante perfette; per soddisfarre il nostro gusto estetico ( e quello del cliente!), qualche taglietto al punto giusto non farà assolutamente male alla pianta.

 

QUANTO POTARE?

Filare di tigli capitozzati

Aldilà di quanto appena detto, vale l’indicazione di massima per cui non bisognerebbe mai asportare più del 30% della chioma, per non compromettere il vigore e la salute degli organismi vegetali. Indicazioni simili valgono per gli alberi ma anche per gli arbusti. Abbiamo constatato che arbusti sottoposti a potature tradizionali ( quasi a livello del terreno) vivono di meno e sono sicuramente più deboli delle altre. Ovvio che  il suggerimento dovrebbe avere un valore di prescrizione nel caso degli alberi. Ci dispiacerebbe constatare chela nostra rosa preferita è sofferente, ma ancor più non saremmo contenti di ricevere un ramo di 300 Kg sul coppino! L’esempio sarà anche colorito, ma è quel che può succedere se pratichiamo tagli errati, sfoltiamo eccessivamente la chioma, oppure se, più semplicemente, scegliamo il periodo sbagliato per praticare queste delicate operazioni. Nell’immediato non constateremo nulla, anzi ci sembrerà che la pianta stia molto meglio di prima! L’iper produzione di nuovi getti di rami e di foglie dalla dimensione notevole che segue a tali potature, potrebbe apparire come un segnale della vitaltà dell’esemplare. E’ il cosiddetto fenomeno della macrofillia, che induce l’osservatore inesperto a considerare le potature eccessive (le cosiddette capitozzature) come una buona pratica. Di seguito le otto buone ragioni per non capitozzare un albero, tratto da “Arborist’s Certification Study Guide” a cura dell’ International Society of Arboriculture (USA 1991).

1).Deficit di sostanze nutritive

Molti non sanno che la pianta sottoposta alla “cura” della potatura violenta, ha disperso una forte quantità di energia. Infatti, con le capitozzature si eliminano porzioni di chioma tale da sconvolgere l’assetto generale di un albero , interrompendo temporaneamente la capacità di produrre sostanze nutritive. Questo determina una vera e propria “crisi energica” a discapito di funzioni importanti come la difesa da aggressioni di agenti patogeni.

2). Shock da insolazione

La chioma delle piante può essere paragonata ad un ombrello che protegge le parti interne dall’azione diretta dei raggi solari. Se eliminate parti consistenti della chioma, sottopporrete la corteccia dell’albero a improvvise scottature solari. Inoltre pregiudicherete la sopravvivenza degli arbusti e del sottobosco posti nelle vicinanze, tutte piante tipicamente da mezzombra.

3). Insetti e malattie

I tagli errati praticati sugli alberi, formano dei monconi con superfici di taglio estese che formano legno cicatrizzato con difficoltà e con tempi lunghi. Tali mozziconi sono, di conseguenza, facilmente attaccabili da insetti e funghi.

4). Indebolimento dei rami

Il legno di uno nuovo ramo emesso su una parte capitozzata ha un’attaccattura molto più debole di quella naturale. Se nella parte tagliata comincia un processo di decadimento del legno interno, dovuto all’aggressione di funghi, la situazione si compromette ulteriormente a seguito dello sviluppo e dall’appesantimento dei ricacci che vi sono inseriti.

5). Ricrescita accelerata

Si praticano capitozzature con l’intenzione di contenere lo sviluppo in verticale delle piante. In realtà così facendo si ottiene l’effetto opposto. I ricacci causati dal taglio sono molto più numerosi di quelli che si svilupperebbero in condizioni normali e crescono molto più velocemente. L’albero in breve tempo torna alla situazione di partenza. In più la chioma è disordinata e poco sana.

6). Morte del soggetto

Alcune specie sopportano meglio gli interventi di capitozzatura. Altri, come i faggi sono particolarmente sensibili a questi interventi ed essiccano velocemente dopo la drastica riduzione del fogliame.

7.) Risultato estetico gradevole

Anche se una pianta non si ammala o non muore dopo un intervento drastico, il suo valore estetico è compromesso. Solo un operatore esperto, può tentare in anni di attente potature correttive di tornare alla situazione di partenza. Il risultato non è assicurato ed è sicuramente dispendioso dal punto di vista economico.

8). Costi

E’ molto  facile e , nell’immediato poco dispendioso, tagliare malamente un albero. Certamente nel caso di potature massicce, ci sono anche i costi di smaltimento.. In realtà, nel lungo periodo interventi di taglio dissennati comportano dei costi molto elevati dati dal deprezzamento dell’area e dell’albero, il costo di sostituzione in caso di morte, i danni alle piante nelle vicinanze per le condizioni mutate (vedi punto 2), il rischio di instabilità, l’ aumento dei costi di manutenzione. Noi lavoriamo e abitiamo a Milano e  vi garantiamo che non è affatto raro assistere a schianti di enormi rami su cose e persone, dopo un’abbondante nevicata o anche un forte vento. E se è vero che calamità del genere possono causare la rottura e la caduta di rami di alberi sani (e potati correttamente) , è molto più probabile che ciò avvenga  con piante malate e/o potate malamente.  Il lavoro di potatura è non solo un’arte, ma anche una tecnica che si basa su importanti presupposti scientifici.

LA CAPITOZZATURA A “TESTA DI SALICE” e I BOSCHI CEDUI

 

potatura-fascine-salice

Per quanto abbiamo detto fin ad ora, sembrerebbe che la capitozzatura sia sempre e comunque un male. In realtà, se gestita correttamente, può risultare addirittura utile e renumerativa. Ci riferiamo alla potatura a “testa di salice”, antica pratica contadina eseguita, come intuibile, sulle piante di salice. Gli innumerevoli ricacci di rami prodotti dalla pianta a seguito delle capitozzature, vengono tagliati ogni anno e utilizzati come legature per le fascine. La pianta, se riesce a superare lo shock iniziale, si adatta alla nuova condizione; bisogna continuare a tagliare i rami sempre allo stessa altezza della capitozzatura. anche per evitare che i ricacci, costituti da legno facilmente soggetto a rotture, si schiantino a terra. Si formano così le tipiche conformazioni a candelabro (le “teste di salice “per l’appunto), in parte ancora diffuse nelle campagne italiane . I salici venivano capitozzati a 2 m di altezza anche per facilitare la raccolta dei rami. E’ possibile visitare un esempio di filare di salici capitozzati a Lomaniga di Missaglia, in Brianza.  Le capitozzature a testa di salice possono essere ovviamente eseguite sulle specie più resistenti e comunque in campo agricolo o forestale, dove gli aspetti estetici delle piante passano in secondo piano rispetto a quelli produttivi. La capitozzatura ha inoltre senso per i cosiddetti boschi cedui; si tagliano interi filari a diverse altezze (a ceppaia, a capitozza, solo sui rami), favorendo la produzione di getti basali (polloni) o all’apice (epicormici). Anche in questo caso si utilizzano le piante adatte a sopravvivere a queste pratiche aggressive e comunque in ambienti controllati, dove non ci possono essere eventuali pericoli di caduta di rami per i passanti. La Robinia pseudoacacia è il tipico esempio di pianta trattata a ceduo. Le enormi quantità di legname ricavato vengono usate nei più svariati campi; legna da ardere, paleria, etc.

Infine un ultimo accorgimento. Disinfettate i vostri strumenti di taglio (forbici, cesoie, troncarami, motoseghe) prima di cominciare le operazioni di potatura. Il consiglio assume una valenza di obbligo nel caso in cui stiate trattando piante malate. In questo caso bisogna disinfettare ogni volta che potate una nuova pianta. Eviterete il rischio di propagare l’agente patogeno da una pianta malata ad una sana. La disinfezione può avvenire col fuoco o con acqua bollente. Oppure, molto più praticamente, sono in commercio alcuni prodotti come i sali quaternari di ammonio e  l’ipoclorito di sodio che possono essere pennellati sulla lama dell’attrezzo.

Per ulteriori e più dettagliate informazioni vi consigliamo di visitare il sito della Società Italiana d’ Arboricoltura , sezione italiana della già citata International Society of Arboriculture.

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