Piante di Natale

Albero di Natale (Picea excelsa/abies o abete rosso o Peccio).

Come noto, l’Albero di Natale è associabile ad antiche feste pagane e rappresenta tuttora uno dei più importanti simboli natalizi.

Tradizionalmente, la pianta utilizzata come Albero di Natale è il Picea excelsa (o Picea abies). Diffusa in Europa e Asia centrale-settentrionale , è una pianta a crescita veloce che, nel suo habitat naturale, può diventare alta anche 70-80 metri. In Italia si trova allo stato naturale sulle Alpi Liguri, Giulie e in alcune zone dell’Appennino Tosco-Emiliano. Posto nel suo habitat naturale, è una pianta molto longeva. E’ stato utilizzato anche in altre aree del nostro Paese, per attuare politiche di rimboschimento. Come tutte le conifere appartenenti ai generi Picea ed Abies, si caratterizza per gli aghi solitari. E’ una pianta facilmente riconoscibile a causa dei rami secondari pendenti, di color bruno rossiccio. Possiede un tronco diritto e chioma conica abbastanza stretta. La corteccia risulta sottile e rossastra, da cui il nome comune di Abete rosso. Purtroppo il Picea excelsa mal sopporta la siccità estiva che si registra nelle nostre pianure e quindi, vi sconsigliamo vivamente la sua piantumazione in tali regioni!

Per non rinunciare all’ albero di Natale “vivo”, anche nelle aree calde in estate, potrete utilizzare l’ Abies nordmanniana ( o Abete del Caucaso) che ha una maggiore resistenza alla siccità. Ovviamente è anch’essa una pianta da clima nordico, quindi nessuna garanzia se vorrete piantumarla nella Pianura Padana! Può raggiungere 30 m di altezza con il suo portamento eretto e una chioma piramidale “svasata” alla base. La corteccia è di color bruno.

Sia il Picea Abies che l’Abies nordmanniana prediligono un substrato ricco, profondo, ben drenato, con un pH leggermente acido. Inoltre, amano il sole diretto. Sono piante con una bassa richiesta idrica.

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Ginepro (Juniperus communis)

Già gli antichi erano convinti che il ginepro fosse in grado di allontanare i serpenti e di curarne il morso velenoso. Successivamente, il cristianesimo rafforza l’immaginario di sacralità di cui era già investito il ginepro, elevandola ad essenza in grado di purificare i mortali dai peccati; per qualcuno, la croce di Gesù era proprio in ginepro. Ancora oggi, molte famiglie appendono ghirlande ornate di ginepro alla porta d’ingresso.

Solitamente, a Natale si utilizza il ginepro più diffuso in Italia, ovvero il Juniperus communis. Appartenente al vasto genere delle Cupressacee, si caratterizza per il portamento solitamente cespuglioso, rametti a sezione triangolare, una corteccia grigio-brunastra che tende a sfaldarsi in lunghe striscie e i galbuli (pseudobacche) neri o nero-azzurrognoli. Il ginepro richiede un clima temperato, con frequenti precipitazioni estive. Può essere posizionato in  pieno sole oppure in mezzombra. Il suolo deve essere ricco e sabbioso per evitare pericolosi ristagni idrici. Il Juniperus communis si trova fino a 1500 metri di altezza.  I galbuli vengono usati in cucina come aroma e per ricavare il famoso alcolico “gin”. Potete voi stessi apprezzarne l’aroma schiacciando una bacca matura tra le dita o strofinando qualche ago sul palmo della mano. Altri ginepri, degni di nota per il loro valore ornamentale, sono Juniperus rigida e Juniperus chinensis.

Agrifoglio o pungitopo (Ilex aquifolium)

Anche l’agrifoglio era considerata dai pagani una pianta speciale; si pensava che scacciasse i demoni e che portasse fortuna. I cristiani iniziarono ad utilizzare il pungitopo come addobbo natalizio, a causa di una sua somiglianza con la corona di spine di Cristo. Inoltre i frutti rossi, ricordano ai cristiani il sangue di Gesù crocifisso.

L’ Ilex aquifolium, conosciuto volgarmente come “agrifoglio” o “pungitopo” è un arbusto sempreverde che si riconosce grazie alle foglie alterne, ovali/ellittiche, lucide, coriacee e dal margine dentato in modo irregolare da spine. La fioritura primaverile è di color bianco ed è apprezzata anche per il suo profumo. I frutti/bacche  sono rossi brillanti e sono a lungo persistenti. Sono le tipiche piante da sottobosco che amano l’ombra o la mezzombra e che necessitano di un terreno acido o leggermente acido, fertile e ricco di humus.

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Stella di Natale (Euphorbia pulcherrima)

Secondo la tradizione cristiana, un bambino povero voleva portare un dono a Gesù, nella sera della sua nascita. Poiché si vergognava per il suo mazzo di erbe, il bambino si mise a piangere. Risultato: i ramoscelli si trasformarono in uno splendido fiore rosso!

L’ Euphorbia pulcherrima, meglio nota come Stella di Natale, è originaria del Messico. Nel suo habitat naturale raggiunge fino ai 4 metri di altezza! Essendo una pianta messicana, è anche, con il nostro clima, una pianta da interno che va posta in casa durante l’inverno. È, inoltre,  una pianta fotoperiodica. Difatti va in fiore in inverno, quando le ore di luce sono ridotte. Di conseguenza, una buona luminosità favorisce lo sviluppo vegetativo a discapito della fioritura, che diventa poco generosa.  Ponetela quindi in un luogo della casa in cui non riceva luce solare per più di otto ore al giorno e riducete al minimo l’illuminazione artificiale, fino alla comparsa dei fiori. A questo punto, potrete esporre con orgoglio la vostra Stella di Natale, dove tutti gli ospiti possano vederla! Il suo fiore (chiamato ciazio) è di color giallo circondato da cinque brattee rosse. La Stella di Natale non ha forti esigenze idriche; annaffiatela ogni 2-3 giorni quando è in casa (inverno) e qualche innaffiatura sporadica in estate. Per godere di un’ottima fioritura, è molto importante concimarla, durante il periodo invernale, con prodotti a base di potassio e fosforo ogni 15 giorni.

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Rosa di Natale (Helleborus niger)

L’ Helleborus niger, o  rosa di Natale,  viene apprezzato soprattutto per i suoi grandi fiori inizialmente bianchi che, successivamente, virano verso un porpora tenue. La fioritura è invernale; dicembre-marzo a seconda delle zone. Non è affatto raro che raggiunga l’apice della fioritura proprio a fine dicembre, da cui il nome volgare di “rosa di Natale”. Inoltre, i fiori della rosa di Natale, sono ottimi per essere recisi, dato che anche in questa condizione, si conservano a lungo. Possono essere impiegati per formare centrotavola natalizi. Le foglie sono verdi, coriacee e persistono a lungo sulla pianta. E’ la tipica pianta da bosco che teme i raggi solari diretti e che deve essere coltivata in mezzombra. Fermo restante quest’ultima avvertenza, l’ Helleborus niger è una pianta assolutamente rustica e di facile coltivazione.

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Stella alpina (Leontopodium alpinum o Edelweiss)

Tutti conoscono la leggenda per cui la stella cometa avrebbe indicato ai Re Magi la grotta del Bambin Gesù a Betlemme. Concluso il suo importante compito, un angelo domandò alla stella cometa se era suo desiderio tornare in cielo oppure rimanere sulla terra. La cometa scelse di rimanere sulla terra e, incantata dalla straordinaria bellezza delle Alpi, si posò delicatamente su una roccia. Così, l’angelo commosso, la tramutò nella nostra Stella alpina.

Appartenente alla famiglia delle Asteracee o Compositae, la Stella alpina o Edelweiss, viene chiamata dai botanici col nome latino di Leontopodium alpinum. Vanta una vasta diffusione areale; Appennini, Alpi europee, Ande, Himalaya.. La Stella alpina raggiunge una altezza massima di 20 cm. Le foglie, riunite a forma di rosetta, sono ricoperte da una fitta peluria di color argento. Le brattee carnose e vellutate dei sui fiori, formano la tipica forma a stella. Ama posizioni soleggiate, ma riparate dalla pioggia. L’ideale sarebbe mettere a dimora gli esemplari  di Leontopodium alpinum, nelle cavità della roccia. Non a caso è una delle essenze più utilizzate dagli amanti dei giardini rocciosi. Il terreno deve essere  poroso e ben drenato (composto da ghiaia, sabbia e terra di abete in modo del tutto analogo al suo habitat naturale). E’ una specie vegetale protetta, perché minacciata di estinzione.

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Vischio (Viscum album)

Anche il vischio fa parte della tradizione natalizia, essendo, secondo la mitologia celtica, un simbolo di buon augurio per l’anno a venire. Gli antichi la consideravano anche un emblema dell’immortalità ed eternità, dato che si pensava fosse caduta dal cielo. E’ molto usato per comporre le ghirlande che si appendono alle pareti della casa, come centrotavola, per decorare i portacandele e più in generale la casa. Secondo la leggenda, due innamorati che si baciano sotto un albero di Natale addobbato con ghirlande di vischio, si sposeranno entro l’anno dopo.

Il Viscum album, o vischio, è una pianta sempreverde epifita (come la Tillandsia ionantha di cui vi abbiamo già parlato) e appartiene alla famiglia delle Viscacee. Vi ricordiamo che per epifite, si intendono tutte le piante senza radici che vivono ancorate a sostegni naturali e/o artificiali. Il Viscum album è anche un parassita di alcuni alberi; in particolare pioppi, querce, olmi, tigli, salici, noci, meli, pino silvestre e pino montano. Infatti al contrario delle epifite Tillandsie, che possono vivere ancorate anche a tralicci artificiali, il vischio è un’epifita costretto a sottrarre parte della linfa grezza alle piante che lo ospitano, loro malgrado. In questo modo, il Viscum album, riesce ad assicurarsi le quantità di azoto indispensabili per la sua sopravvivenza e sviluppo. Il vischio ha la corteccia verde-giallognola, foglie carnose, oblunghe e coriacee ed arriva fino a mezzo metro di diametro. I suoi fiori sono gialli. I frutti  sono bacche sferiche bianche o giallastre translucide al cui interno si trovano sostanze gelatinose e collose. Tali bacche, di cui sono ghiotti gli uccelli che trasportano i semi da un albero all’altro, sono tossiche e velenose per l’uomo. Tuttavia, alcune parti del vischio sono utilizzate in medicina, mediante appositi trattamenti e nelle giuste dosi, come anti ipertensivo, antiarteriosclerotico, antispasmodico, diuretico e, secondo alcuni, antitumorale. In passato, dalle bacche e dalla corteccia, si ricava la pania per uccelli, sostanza collosa in cui rimanevano intrappolati i volatili. Gli uccelli venivano attratti proprio dalle sostanze presenti nelle bacche di vischio, di cui, come vi abbiamo appena detto, sono molto ghiotti.

Tanti auguri dalla redazione di Gmag!

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