I Community Gardens

Community garden è un concetto che comincia ad essere utilizzato negli anni ‘ 70. Consiste nel delimitare una parte di terreno e condividerlo con un gruppo di persone che possono appartenere allo stesso quartiere o alla stessa zona urbana. Il giardino comunitario fornisce cibo e dà soddisfazione a chi vi partecipa, costituendo così un indubbio miglioramento di quartiere ed un senso di comunità e di legame con l’ambiente che oggi troviamo sempre più di rado nella nostra società. Si tratta di proprietà funzionanti pubblicamente, facilmente accessibili e gestibili, che variano notevolmente in tutto il mondo.

Nel Nord America le comunità più vaste si trovano nel “Victory Garden”, e sono aree dove le persone coltivano piccoli appezzamenti di terra con verdure, oppure mirano a grandi progetti “verdi” per preservare aree naturali, o per abbellire gli angoli delle strade urbane. Molte di queste associazioni no profit, nelle grandi città, offrono assistenza alle famiglie con reddito basso e alle piccole comunità, collaborando allo sviluppo ed alla crescita dei loro giardini. Nel mondo in via di sviluppo vedere terreni dedicati a piccoli orti è un elemento sempre più comune del paesaggio, anche nelle aree urbane.

Gli orti comunitari possono contribuire inoltre ad alleviare uno degli effetti del cambiamento climatico: il declino globale della produzione agricola che renderà sempre più inaccessibili prodotti freschi a cosidetto “chilometro zero”. Ci troviamo perciò di fronte a piccole oasi agricole ideali, che contribuiscono alla sicurezza alimentare di una comunità urbana, consentendo ai cittadini di coltivare  il proprio cibo. Gli alimenti di produzione locale diminuiscono inoltre la dipendenza dai combustibili fossili per il trasporto di derrate alimentari, riducendo l’utilizzo complessivo degli stessi per guidare le macchine agricole. Orti di questo genere possono anche combattere due forme di alienazione che affliggono la vita moderna urbana, portando i cittadini a contatto con la fonte del loro cibo e rompendo l’isolamento attraverso la creazione di una comunità sociale.

La tradizione del giardinaggio comunitario nelle aree urbane è ripulire abbandonati lotti liberi e trasformarli in giardini produttivi. Storicamente, i community gardens sono anche serviti per fornire cibo in tempo di guerra o di periodi di depressione economica. Alcuni di questi giardini sono coltivati da molte persone che lavorano insieme, altri sono divisi invece in lotti, ognuno gestito da un giardiniere diverso (o gruppi). Anche se le zone comuni in alcuni casi hanno successo, in altri diventa un problema dividere i beni comuni, e questo si traduce in demoralizzazione, incuria e abbandono del modello comunale.

A differenza dei giardini pubblici, i community gardens sono gestiti e mantenuti con la partecipazione attiva dei cittadini stessi e non curati solo da giardinieri professionisti. Una seconda differenza è la produzione alimentare: nei parchi gli impianti sono ornamentali (o ecologici), mentre nei community gardens spesso viene incoraggiata la produzione alimentare, fornendo ai partecipanti un luogo per coltivare ortaggi ed altre colture.

Tuttavia non tutti i giardini comunitari hanno le verdure come obiettivo principale. Sono popolari anche i restauri delle aree naturali, delle piante autoctone e dei giardini, i quali hanno diversi impianti ed elementi, e si combinano con progetti di appezzamenti di orti.

Il movimento dei community gardens riunisce giardinieri di qualsiasi background culturale: giovani o vecchi, giardinieri nuovi o stagionati coltivatori, ricchi o poveri. Infine, tutti i community gardens hanno una struttura definita. Ci sono diversi modelli organizzativi in uso per gli orti comunitari. Alcuni sono gestiti da organizzazioni non-profit, come l’American Community Garden Association, una delle più importanti organizzazioni del movimento e che vede nel community gardening un’attività capace di migliorare la qualità della vita di chi vi partecipa e di produrre benefici per l’intera comunità; oppure i giardinieri possono formare un gruppo di base per avviare il giardino, come i “Green Guerrillas” di New York, un movimento fondato negli anni ‘ 70.

“Prendere il sole, leggere, guardare gli uccelli, passeggiare, rilassarsi, ascoltare, annusare e altro ancora per godersi il giardino”. Queste sono le parole di Liz Christy, fondatrice del movimento Green Guerrillas, ed è questo quello che ancora oggi si deve fare nel Liz Christy Garden Community, situato a Manhattan, New York, e che è il primo community garden mai nato al mondo. Questo luogo nasce agli inizi degli anni ’70 grazie all’intervento di un gruppo di attivisti del verde di New York conosciuti con il nome di Green Guerrillas, i precursori degli ortisti urbani e dei guerrilla gardeners.

Con i loro “attacchi verdi” ridiedero dignità e prestigio a importanti angoli verdi cittadini: il sito più importante era la punta meridionale di una fattoria del XVII secolo, divenuta negli anni ’70 discarica del quartiere.

Dopo aver svuotato la discarica, i Green Guerrillas arricchirono la terra, innalzarono un recinto, e misero a dimora piante e, nel giro di pochi mesi, ottenero l’affitto dall’amministrazione locale; il giardino, arrichito di piante, alberi da frutto, pesci e tartarughe, è diventato l’oasi verde di Manhattan ed esempio emulato dai quartieri vicini, diventando così un “progetto pilota”.

Nel 1986 il Giardino prese il nome di Liz Christy, in memoria della sua fondatrice, artista e giardiniera ambientalista, ed è un luogo ancora vivo, molto frequentato, perchè situato proprio sopra una linea della metropolitana di New York.

In questo oasi si possono ammirare molte varietà di pesci e le famose tartarughe dalle orecchie rosse; circondati da elementi d’arredo in legno di recupero, un pergolato d’uva sotto cui rilassarsi e poi un boschetto di betulle, alberi da frutto, una sequoia (l’albero più alto di Manhattan), orti, erbe e centinaia di piante e fiori.

Il complesso, diviso in singoli settori, è stato progettato e curato nei minimi particolari dai membri volontari: la manutenzione generale è condivisa ed è sempre presente un giardiniere volontario pronto a dare spiegazioni e informazioni ai frequentatori.

COMMUNITY GARDENS NEL MONDO

Un community garden, quindi, non è solo un giardino che può sorgere sulla terrazza di un grattacielo di New York, ma anche nel cortile di una villa italiana, e può impegnare una comitiva di casalinghe spagnole o un gruppo studentesco a Berlino. Viene praticato nel Regno Unito ed ricorrente a Taipei, può essere pubblico o privato, produrre fiori rari, ortaggi biologici o relazioni sociali. Del resto l’obiettivo finale di ogni giardino condiviso è creare comunità.

In Italia il fenomeno è più recente rispetto ad altri paesi, ma non mancano realtà interessanti.

Al Nord, infatti, è presente un’importante associazione che si occupa di questi community garden, facendo conoscere, con il suo bell’esempio, questa iniziativa sociale in tutta la nazione. Si tratta dell’associazione culturale “La Città del Sole“, un associazione che da diversi anni ha l’intento di attuare iniziative per conoscere e valorizzare il patrimonio culturale della comunità locale, regionale e nazionale, ed è un punto di riferimento per i giovani. Una sua nuova iniziativa è quella di collaborare con la scuola elementare e media, che si trova all’interno del Parco Trotter, avviando un community garden per coinvolgere gli allievi e gli abitanti del quartiere nell’attività di giardinaggio, favorendo così lo scambio intergenerazionale.

Il Parco Trotter, situato nella zona Nord-Est di Milano è un parco scolastico che viene aperto al pubblico quando non ci sono lezioni: questo permette di dare al community garden anche una valenza educativa, contribuendo all’istruzione dei bambini, ed è un luogo non estraneo a queste iniziative di coltivazione urbana: infatti già da tempo sono presenti piccoli orti gestiti da anziani del quartiere, e anche un “giardino segreto” per i corsi di educazione ambientale della scuola. La novità di questo progetto è che si tratta del primo sul nostro territorio con uno scopo sociale, il cui l’obiettivo principale è il coinvolgimento di tutti gli abitanti del quartiere, indipendentemente dall’attività che svolgono. Nella prima fase di questa iniziativa molto particolare sono previsti brevi corsi di formazione per trasmettere ai partecipanti di ogni età le conoscenze necessarie a prendersi cura del giardino. Sucessivamente si passerà alla fase di coltivazione comunitaria attiva in uno spazio non utilizzato all’interno del parco. Terminate le prime due fasi di allestimento, inizieranno i progetti di collaborazione con la scuola, per coinvolgere anche gli allievi nell’attività di giardinaggio.

Il community garden si regge quindi sul lavoro volontario di coloro che, abitanti del quartiere o meno, professionisti o volonterosi appassionati, siano disposti ad investire il proprio tempo a zappare, seminare e innaffiare, facendolo insieme e istaurando un rapporto stretto con altre persone, attraverso la condivisione e la cooperazione.

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